Se hai ViPensiono in portafoglio, con ogni probabilità l’hai firmato allo sportello di una banca o davanti a un agente, e sulla carta c’era scritto Zurich. Oggi quel contratto non è più di Zurich, e se vai a cercare chi lo gestisce trovi il nome di una compagnia portoghese di cui non hai mai sentito parlare.
Non è un errore e non è successo nulla di irregolare. È il risultato di una cessione societaria avvenuta nel 2022, che ha spostato il prodotto senza che nessun aderente dovesse firmare niente. Il problema è che nessuno lo ha spiegato per bene, e chi cerca informazioni su ViPensiono trova solo PDF: alcuni sul sito della nuova compagnia, altri ancora su quello di Zurich, altri ancora fermi al 2016 sul sito di un broker.
Questo articolo mette in fila le cose che contano. Chi lo gestisce adesso e chi investe davvero i soldi, quanto hanno reso i due comparti negli ultimi vent’anni, quanto costa tenerlo e, visto che è la domanda che gli aderenti fanno più spesso, come si esce e quanto costa uscire.
Tutti i numeri arrivano dalla documentazione ufficiale in vigore: scheda dei costi dal 1° aprile 2026, nota informativa depositata in COVIP il 31 marzo 2026, regolamento e supplemento del luglio 2026.
Prima di decidere
Hai già questo fondo pensione, oppure lo stai valutando? Il punto non è se sia “un buon fondo” in astratto, ma se il comparto che hai scelto e i versamenti che fai sono coerenti con i tuoi anni alla pensione.
Questa verifica la faccio gratuitamente, qualunque sia il fondo e chiunque lo abbia collocato: richiedi l’analisi della tua posizione previdenziale. Partiamo dal tuo estratto conto contributivo e dai documenti del fondo, numeri alla mano.
● In sintesi
ViPensiono è un PIP nato in Zurich, oggi di una compagnia portoghese, con i soldi gestiti da una società olandese. E non si può più sottoscrivere.
- ViPensiono è chiuso alla raccolta di nuove adesioni. Lo dichiara la nota informativa in prima pagina. Chi ce l'ha può continuare a versare, nessuno può più aderire.
- Il caricamento arriva al 3,50% di ogni versamento, TFR e contributo del datore compresi. È il più alto tra i PIP che abbiamo analizzato.
- Sulla gestione separata la compagnia trattiene 1,50 punti fissi: negli ultimi tre esercizi è rimasto alla compagnia tra il 46% e il 49% del rendimento lordo.
- Il comparto azionario batteva il suo indice fino al 2017 e poi ha smesso: 9 volte su 12 prima, 2 volte su 8 dopo.
ViPensiono in tre paesi: chi lo ha venduto, chi lo gestisce, chi investe i soldi
Vale la pena partire da qui, perché è la parte che genera più disorientamento e perché nessuno la racconta in modo lineare.
Chi lo ha creato. ViPensiono è stato istituito da Zurich Investments Life S.p.A., la compagnia vita del gruppo Zurich in Italia. La COVIP lo ha iscritto all’albo con il numero 5012 il 18 aprile 2007. I due comparti però sono più vecchi del PIP: sono entrambi operativi dal 1° luglio 2001, segno che il piano pensionistico è stato costruito su gestioni assicurative già esistenti.
Chi lo gestisce oggi. Con validità 1° dicembre 2022 il prodotto è passato a GamaLife, Companhia de Seguros de Vida, S.A., una società di diritto portoghese con sede a Lisbona, iscritta all’albo delle imprese di assicurazione tenuto dall’autorità portoghese ASF al numero 1109. Opera in Italia in regime di stabilimento, con una rappresentanza generale a Milano, in via Benigno Crespi. Il capitale versato è di 50 milioni di euro e l’azionista unico è GBIG Portugal S.A. La stessa compagnia colloca in Italia anche altri prodotti previdenziali, tra cui il PIP Pensione Garantita, che abbiamo analizzato a parte: sono contratti diversi, con regolamenti e costi propri, e non vanno confusi.
Chi investe davvero i soldi. Questa è la parte che quasi nessuno conosce. GamaLife non gestisce il portafoglio in proprio: ha delegato la gestione di entrambi i comparti a Goldman Sachs Asset Management B.V., con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi. Vale sia per la gestione separata Fondo V.I.P. sia per il fondo interno EUROVIP.
Quindi il contratto è italiano e regolato dalla legge italiana, la compagnia che risponde è portoghese e chi sceglie i titoli sta in Olanda. Non è di per sé un problema: la vigilanza COVIP resta, il patrimonio resta separato e le condizioni economiche pattuite non cambiano per una cessione. Ma è un’informazione che chi ha ViPensiono ha diritto di sapere, e che dalla comunicazione periodica non si ricava con la stessa chiarezza.
Chi te lo può aver venduto: Zurich, Deutsche Bank e le altre reti
Le tracce del collocamento sono ancora sparse per il web, ed è utile riconoscerle per capire da dove arriva il proprio contratto.
Zurich Investments Life è la compagnia che il gruppo Zurich usa in Italia anche per i prodotti vita distribuiti dalla rete Deutsche Bank, una partnership che le due società hanno rinnovato per altri dieci anni nel giugno 2025. È il motivo per cui, tra le ricerche correlate a ViPensiono su Google, compare stabilmente la coppia con il nome della banca: molti aderenti l’hanno sottoscritto in filiale, non da un agente assicurativo.
Il prodotto è però passato anche da agenzie e broker esterni al circuito bancario. La documentazione del 2016 è tuttora online sul sito di un broker, e schede prodotto di ViPensiono si trovano ancora su siti di agenzie plurimandatarie.
Il punto pratico è uno solo: il canale da cui è arrivato non cambia il contratto. Costi, comparti, garanzia e regole di uscita sono quelli del regolamento del PIP 5012, identici per tutti. Cambia solo a chi ti rivolgi per l’assistenza, e oggi il riferimento è GamaLife, non più la banca o l’agente che te lo ha venduto.
ViPensiono è chiuso a nuove adesioni: cosa cambia e cosa no
L’informazione sta in prima pagina della nota informativa, in una riga che è facile scorrere: ViPensiono è una forma pensionistica chiusa alla raccolta di nuove adesioni.
Cosa non cambia. Il contratto resta pienamente in vita. Puoi continuare a versare quanto vuoi, sospendere e riattivare i versamenti, conferire il TFR, chiedere anticipazioni, riscattare nei casi previsti, attivare la RITA e ottenere la prestazione pensionistica. La garanzia sul Fondo V.I.P. continua a valere. Nessuno ti sta spingendo fuori.
Cosa cambia, e conta. Un prodotto chiuso non deve più competere. Non deve reggere il confronto con l’offerta di oggi davanti a un potenziale cliente, non ha una rete che ha interesse a migliorarne le condizioni, e non ha ragioni commerciali per rivedere le commissioni al ribasso.
Nel caso di ViPensiono le condizioni economiche sono quelle di un prodotto pensato quasi vent’anni fa, quando i rendimenti obbligazionari erano un’altra cosa. Restano valide finché il contratto esiste, e come vedremo tra poco oggi pesano molto più di quanto pesassero allora.
ViPensiono: la scheda tecnica del PIP 5012
| Voce | Dato |
|---|---|
| Denominazione | ViPensiono, piano individuale pensionistico di tipo assicurativo |
| Numero albo COVIP | 5012, iscritto il 18/04/2007 |
| Istitutore originario | Zurich Investments Life S.p.A. |
| Compagnia attuale | GamaLife, Companhia de Seguros de Vida, S.A., dal 01/12/2022 |
| Sede della compagnia | Lisbona, Portogallo, con rappresentanza generale a Milano |
| Gestore finanziario | Goldman Sachs Asset Management B.V., L’Aia |
| Responsabile del fondo | Arkadiusz Marek Bandosz, in carica fino al 31/10/2028 |
| Comparti | 2, più 7 combinazioni predefinite |
| Stato | chiuso alla raccolta di nuove adesioni |
| Posizioni in essere | 53.823 |
| Risorse destinate alle prestazioni | 1.088 milioni di euro |
Le ultime due righe vengono dalla tavola a.19 della Relazione annuale COVIP con dati di fine 2025, e collocano ViPensiono al nono posto tra i 71 PIP italiani per masse gestite. La posizione individuale media è di circa 20.200 euro, sensibilmente più alta della media del comparto: è un prodotto che ha raccolto versamenti seri per parecchi anni.
I due comparti di ViPensiono: Fondo V.I.P. ed EUROVIP
Fondo V.I.P. è la gestione interna separata, categoria garantito, operativa dal 1° luglio 2001. Al 31 dicembre 2025 pesava 1,15 miliardi di euro, cioè da sola quasi tutto il prodotto. La garanzia prevede la conservazione del capitale investito, con un rendimento minimo garantito dello 0%, riconosciuto al pensionamento, in caso di decesso, riscatto, anticipazione, trasferimento e riallocazione.
Il portafoglio è quasi interamente obbligazionario: 97,5% titoli di debito, di cui titoli di Stato per l’86%, corporate quotati e con rating per il 4,6%, OICR per il 2,5%. La componente azionaria è zero. L’esposizione all’Italia è 53,7%, il resto è area euro per il 39,7%. La duration media è 8,9 anni, quindi lunga: il portafoglio è molto sensibile alle variazioni dei tassi, anche se la contabilizzazione a costo storico nasconde quella sensibilità nei rendimenti dichiarati.
EUROVIP è il fondo interno assicurativo, categoria azionario, anch’esso dal 1° luglio 2001, con 152,7 milioni di patrimonio. Nessuna garanzia, orizzonte oltre i 15 anni. Investe in azioni europee per l’88,5% del patrimonio, con l’11,2% in liquidità, e ha un’esposizione valutaria del 53,4%. Il benchmark attuale è 90% MSCI Europe Large Cap Net Return EUR e 10% ICE BofA Euro Treasury Bill.
Una nota sul benchmark che conta per leggere i rendimenti storici: è cambiato nel tempo. Fino al 31 dicembre 2020 era composto per il 90% dall’indice DJ Stoxx 50, che raccoglie cinquanta titoli, contro le centinaia dell’MSCI Europe Large Cap che lo ha sostituito. Confrontare la serie storica con un parametro solo è quindi un’approssimazione, e i documenti lo dichiarano.
Le 7 combinazioni predefinite di ViPensiono e la riallocazione
Oltre a scegliere liberamente come ripartire i versamenti tra i due comparti di ViPensiono, il contratto mette a disposizione 7 combinazioni predefinite, che GamaLife chiama opzioni gestionali: sono miscele già confezionate tra Fondo V.I.P. ed EUROVIP, pensate per chi non vuole decidere le percentuali da solo.
È una comodità, non una gestione attiva del rischio: nessuna delle sette si aggiusta automaticamente al passare degli anni, quindi non sono un profilo life cycle. Se la combinazione scelta quindici anni fa era adatta a un quarantenne, oggi che sei vicino alla pensione probabilmente non lo è più, e nessuno la sposterà al posto tuo.
La riallocazione è gratuita, sia sulla posizione già maturata sia sui flussi contributivi futuri, ed è uno dei pochi punti in cui ViPensiono costa meno della concorrenza: molti PIP la fanno pagare dalla seconda operazione in poi. L’unico vincolo è temporale: tra una riallocazione e la precedente devono passare almeno dodici mesi.
Vale la pena approfittarne. Su un prodotto chiuso e caro, spostare la posizione verso il comparto giusto per la propria età è l’unica leva a costo zero che rimane.
Quanto rende la gestione separata di ViPensiono
Il Fondo V.I.P. è dove sta il 90% dei soldi di ViPensiono, quindi è il numero che conta davvero. La tabella confronta i rendimenti netti annui con il benchmark dichiarato, che è il rendimento medio ponderato di un paniere di titoli di Stato.
| Anno | Fondo V.I.P. | Benchmark |
|---|---|---|
| 2016 | 2,17% | 0,79% |
| 2017 | 2,14% | 1,12% |
| 2018 | 1,86% | 1,66% |
| 2019 | 1,86% | 1,20% |
| 2020 | 1,55% | 0,70% |
| 2021 | 1,72% | 0,36% |
| 2022 | 1,50% | 2,14% |
| 2023 | 1,53% | 3,42% |
| 2024 | 1,66% | 2,97% |
| 2025 | 1,74% | 2,67% |
La media del decennio è 1,77% netto annuo, contro l’1,70% del parametro. Guardata così sembra una parità sostanziale, ma la parità nasconde due fasi opposte.
Fino al 2021 la gestione separata ha vinto, e nettamente. Nel 2020 ha reso l’1,55% contro lo 0,70%, nel 2021 l’1,72% contro lo 0,36%. È esattamente quello che le gestioni separate sanno fare: la valutazione a costo storico permette di continuare a distribuire cedole comprate anni prima, quando i tassi erano più alti, anche mentre il mercato offre zero.
Dal 2022 il meccanismo si è ribaltato. Il benchmark ha reso il 2,14%, poi il 3,42%, poi il 2,97% e il 2,67%, mentre il Fondo V.I.P. è rimasto inchiodato tra l’1,50% e l’1,74%. Con una duration di 8,9 anni il portafoglio è pieno di titoli comprati prima del rialzo, e chi è dentro non ha partecipato al ritorno dei rendimenti.
Il dato da tenere a mente è che nel 2025 un aderente di ViPensiono ha ottenuto l’1,74% mentre i titoli di Stato in cui il fondo investe rendevano il 2,67%. Su un prodotto pensionistico la differenza non si recupera: si accumula, anno dopo anno, per tutta la durata del contratto.
La commissione di ViPensiono da 1,50 punti: quasi metà del rendimento resta alla compagnia
Il motivo di quel divario sta in una riga della scheda dei costi di ViPensiono. Sulla gestione separata è prevista una commissione di gestione dell’1,50% trattenuta dal rendimento annuo realizzato. Non è l’1,50% del rendimento: sono 1,50 punti percentuali sottratti al rendimento lordo, prima che arrivi all’aderente.
La differenza tra le due letture è enorme, e la certifica la tabella del TER della nota informativa, alla voce che misura il rendimento non retrocesso agli aderenti.
| Anno | Rendimento lordo | Trattenuto dalla compagnia | Netto all’aderente | Quota trattenuta |
|---|---|---|---|---|
| 2023 | 3,01% | 1,48 punti | 1,53% | 49,2% |
| 2024 | 3,16% | 1,50 punti | 1,66% | 47,5% |
| 2025 | 3,25% | 1,51 punti | 1,74% | 46,5% |
Tre esercizi di fila, quasi metà di quello che la gestione ha prodotto non è arrivata a chi ha messo i soldi. Non è un anno storto: è come funziona il contratto ai rendimenti di oggi.
Il punto perverso è che il prelievo in punti fissi pesa tanto più quanto peggio va la gestione. Con un lordo del 3% i 1,50 punti si mangiano la metà; con un lordo del 6% ne prenderebbero un quarto; con un lordo del 2% ne prenderebbero i tre quarti. La compagnia incassa la stessa cifra in entrambi gli scenari, l’aderente assorbe tutta la differenza.
È l’esatto contrario di una commissione di performance, che dovrebbe legare il compenso al risultato. Qui il compenso è fisso in punti e il risultato è variabile: il rischio di rendimenti bassi è interamente sull’aderente.
EUROVIP: il comparto che batteva l'indice e ha smesso nel 2018
Sul comparto azionario di ViPensiono la storia è diversa, ed è la parte più interessante del prodotto.
| Anno | EUROVIP | Benchmark |
|---|---|---|
| 2016 | -1,22% | -2,17% |
| 2017 | 5,15% | 4,06% |
| 2018 | -10,65% | -9,61% |
| 2019 | 16,32% | 19,66% |
| 2020 | -4,86% | -4,29% |
| 2021 | 15,87% | 18,22% |
| 2022 | -4,71% | -5,13% |
| 2023 | 9,53% | 11,15% |
| 2024 | 6,01% | 6,59% |
| 2025 | 14,26% | 13,60% |
Presa da sola, la tabella del decennio dice poco: quattro anni sopra e sei sotto, con un cumulato del +50,4% contro il +59,1% dell’indice. Ma allargando la serie a vent’anni emerge una spaccatura netta.
Dal 2006 al 2017 EUROVIP ha battuto il proprio benchmark 9 volte su 12, cumulando un +16,5% contro il +1,5% dell’indice in un periodo in cui i mercati europei non andavano da nessuna parte. In anni come il 2012 e il 2013 il vantaggio è stato di quasi sei punti annui. Era un fondo che faceva il suo mestiere.
Dal 2018 al 2025 lo ha battuto 2 volte su 8, con un +44,8% contro il +56,3% dell’indice. Il fondo ha guadagnato, i mercati sono saliti, ma è rimasto indietro di quasi dodici punti cumulati in otto anni.
Non c’è un documento che spieghi il cambio di passo, e sarebbe scorretto attribuirlo con certezza a una causa sola. Ma la coincidenza temporale con la fase finale della gestione Zurich e con il successivo passaggio a GamaLife merita di essere notata, così come il fatto che la commissione sia rimasta all’1,80% annuo per tutto il periodo, con un TER che nel 2025 arriva all’1,94%.
Un’ultima riga che vale la pena leggere per intero. Il documento dichiara che nel 2025 la performance lorda di EUROVIP è stata del 17,8%, mentre il rendimento netto attribuito è il 14,26%. La differenza non è tutta commissione: il dato netto sconta anche l’imposta sostitutiva secondo la metodologia stabilita dalla COVIP. Ma dà bene la misura di quanto strada perde un rendimento tra il momento in cui viene prodotto e quello in cui compare sull’estratto conto.
Quanto costa ViPensiono: ISC e il 3,50% su ogni versamento
L’indicatore sintetico dei costi di ViPensiono è calcolato con la stessa formula COVIP usata da tutti i fondi, su un aderente che versa 2.500 euro l’anno con un rendimento ipotizzato del 4%.
| Anni di permanenza | Fondo V.I.P. | EUROVIP |
|---|---|---|
| 2 anni | 4,23% | 3,84% |
| 5 anni | 2,86% | 2,82% |
| 10 anni | 2,21% | 2,32% |
| 35 anni | 1,68% | 1,93% |
Ma il numero che colpisce di più non è l’ISC, è la spesa diretta. ViPensiono trattiene il 3,50% di ogni contributo destinato al Fondo V.I.P. e il 2,50% di ogni contributo destinato a EUROVIP, prelevati all’atto di ciascun versamento. Si applicano ai contributi tuoi, a quelli del datore di lavoro e anche al TFR conferito.
Su 2.500 euro versati sul comparto garantito significa che 87,50 euro non entrano mai in gestione: entrano 2.412,50 euro, e su quelli si calcola l’1,74% dell’ultimo esercizio. Il caricamento non si applica invece sugli importi che arrivano da un trasferimento da un’altra forma pensionistica.
Le altre spese sono più contenute, e una in particolare è generosa: la riallocazione è gratuita, sia della posizione sia dei flussi. Anticipazione, trasferimento e riscatto costano lo 0,50% dell’importo movimentato con un tetto massimo di 100 euro, e il trasferimento verso un’altra forma della stessa compagnia è gratuito. La RITA costa 2 euro per ogni rata erogata.
ViPensiono a confronto con gli altri grandi PIP
Un ISC letto da solo non dice granché. Accanto a quelli dei PIP che abbiamo già analizzato uno per uno, e al confronto tra i fondi pensione su costi e rendimenti, dice parecchio. Il paragone usa i comparti garantiti o prudenti, dove sta la maggioranza degli aderenti.
| PIP | Comparto | ISC 10 anni | ISC 35 anni |
|---|---|---|---|
| TaxBenefit New (Mediolanum) | Challenge Provident Fund 4 | 1,19% | 1,06% |
| PostaPrevidenza Valore (Poste Vita) | Gestione Separata Posta Pensione | 1,45% | 1,07% |
| Orizzonte Previdenza (Allianz) | Formula Sicura | 1,53% | 1,50% |
| Alleata Previdenza (Alleanza) | Alleata Garantita | 1,89% | 1,45% |
| CattolicaPrevidenzaperlaPensione (Generali) | Gestione Previdenza | 2,11% | 1,67% |
| ViPensiono (GamaLife) | Fondo V.I.P. | 2,21% | 1,68% |
ViPensiono è il più caro dell’elenco a dieci anni, con 76 punti base in più di PostaPrevidenza e oltre un punto in più di TaxBenefit New. A trentacinque anni il divario si comprime, ma resta comunque all’ultimo posto insieme a Cattolica.
C’è però una cosa da dire per equilibrio, e riguarda il comparto azionario: con il 2,32% a dieci anni, EUROVIP costa meno di Alleata Azionaria (2,44%), di Orizzonte Azionario Globale (2,53%) e del Challenge Provident Fund 1 di TaxBenefit New (3,08%). Il problema di ViPensiono è concentrato dove ci sono quasi tutti i soldi, cioè sul garantito.
La stessa scheda ufficiale confronta l’ISC con le medie di settore rilevate dalla COVIP, e l’avvertenza che l’autorità fa stampare in cima merita di essere presa alla lettera: un ISC del 2% invece che dell’1% riduce il capitale accumulato dopo 35 anni di circa il 18%, cioè porta 100.000 euro a 82.000.
Come si esce da ViPensiono: riscatto, anticipazione, RITA
È la domanda più cercata su ViPensiono, e la risposta è più stretta di quello che molti si aspettano.
Il riscatto totale non è a discrezione. Il regolamento lo consente solo in casi tassativi: invalidità permanente che riduca la capacità di lavoro a meno di un terzo, inoccupazione superiore a 48 mesi, o venir meno dei requisiti di partecipazione. Il riscatto parziale al 50% è ammesso in caso di inoccupazione tra 12 e 48 mesi, mobilità o cassa integrazione. Fuori da questi casi, scrive il regolamento, non sono previste forme di riscatto.
Chi riscatta fuori dalle ipotesi agevolate paga il 23% di ritenuta, contro il 15% che scende fino al 9% della prestazione pensionistica. È la ragione per cui uscire dalla previdenza complementare per motivi di costo quasi mai conviene: si risolve un problema da qualche decimo di punto creandone uno da quattordici punti percentuali.
Le anticipazioni sono la via più flessibile. In qualsiasi momento fino al 75% per spese sanitarie gravissime, tassate al 15% che scende fino al 9%. Dopo otto anni di iscrizione fino al 75% per la prima casa e fino al 30% per ulteriori esigenze, entrambe tassate al 23%. Su ViPensiono costano lo 0,50% con il tetto di 100 euro.
La RITA consente di farsi erogare la posizione in rate anticipate rispetto alla pensione di vecchiaia, e su questo prodotto costa 2 euro a rata.
Su tutte queste operazioni c’è un dettaglio da conoscere: il tetto di 100 euro cambia completamente il peso del costo a seconda di quanto hai dentro. Su una posizione da 10.000 euro lo 0,50% sono 50 euro; da 20.000 in su scatta il tetto e paghi sempre 100 euro, che su una posizione da 200.000 euro valgono lo 0,05%. È uno dei pochi casi in cui il listino premia chi ha di più.
Trasferire ViPensiono altrove: quando conviene
Il trasferimento è cosa diversa dal riscatto, ed è la leva che serve davvero a chi trova il prodotto troppo caro.
Si può fare dopo due anni di partecipazione, senza dover motivare nulla, e costa lo 0,50% con il massimo di 100 euro. Se invece si trasferisce verso un’altra forma pensionistica della stessa compagnia, non si paga niente.
Il punto che quasi nessuno spiega è che l’anzianità di iscrizione alla previdenza complementare si conserva. Non si riparte da zero né per la tassazione agevolata della prestazione, né per il diritto alle anticipazioni dopo otto anni, né per la RITA. Il trasferimento sposta soldi e storia insieme.
Quando conviene. Se hai davanti almeno dieci anni e una posizione già consistente, il conto è quasi sempre a favore: 100 euro una tantum contro un differenziale di costo che si ripete ogni anno. Con un ISC del 2,21% contro l’1,20% di una forma più economica, su 50.000 euro sono circa 500 euro l’anno di differenza.
Quando non conviene. Se il datore di lavoro versa un contributo su questo PIP e lo perderesti spostandoti, il contributo vale più di qualunque risparmio di costo. E se sei a due o tre anni dalla pensione, i tempi tecnici e il costo non fanno in tempo a ripagarsi.
La terza via, che quasi nessuno considera. Puoi lasciare la posizione dov’è e smettere di versare, dirottando i contributi nuovi su una forma meno cara. Conservi l’anzianità e la garanzia sul maturato, e smetti di pagare il 3,50% su ogni euro nuovo. Il regolamento consente espressamente di sospendere e riattivare la contribuzione in qualsiasi momento.
La fiscalità di ViPensiono
Va detto con chiarezza, perché è la parte in cui anche un prodotto caro resta meglio del non fare nulla, e vale identica su tutte le forme pensionistiche complementari.
In entrata i contributi sono deducibili dal reddito complessivo fino a 5.164,57 euro l’anno. Per chi ha un’aliquota marginale del 35% significa circa 1.800 euro di imposte risparmiate su un versamento pieno.
Durante i rendimenti sono tassati al 20%, contro il 26% della maggior parte delle rendite finanziarie, con la quota riferibile ai titoli di Stato al 12,5%. Sul Fondo V.I.P., che ha l’86% in titoli di Stato, l’aliquota effettiva scende parecchio sotto il 20%.
In uscita la prestazione sconta un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. Chi è dentro dal 2007 ha già superato la soglia dei quindici anni e sta scendendo.
La conclusione onesta è la stessa che vale per ogni PIP: il vantaggio fiscale non è un argomento per restare in ViPensiono, è un argomento per restare nella previdenza complementare. La deduzione la ottieni identica versando in un fondo che ti costa la metà.
La rendita di ViPensiono e i costi della fase di erogazione
L’ultimo strato di costi di ViPensiono arriva quando il capitale è al massimo, ed è quello che nessuno legge al momento della firma.
I coefficienti di conversione del capitale in rendita incorporano un caricamento dell’1,25%, indipendentemente dalla periodicità di erogazione. Non lo vedi come voce di spesa: semplicemente la rendita che ne esce è più bassa dell’1,25%.
E durante tutta la fase di erogazione, nel calcolo della rivalutazione annua, viene trattenuta un’aliquota dell’1,25% dal rendimento realizzato dal Fondo V.I.P.. È lo stesso meccanismo visto in accumulo, appena più leggero: il prelievo in punti fissi continua a lavorare anche dopo il pensionamento, per tutta la durata della rendita.
Le forme disponibili sono complete: rendita vitalizia semplice, reversibile, certa e poi vitalizia, e vitalizia con restituzione del montante residuo. Puoi comunque chiedere fino al 50% in capitale, e al 100% nei due casi previsti dalla legge, cioè quando la rendita derivante dal 70% della posizione è inferiore al 50% dell’assegno sociale e per i cosiddetti vecchi iscritti.
Ricorda infine che al momento di andare in rendita puoi trasferire la posizione a un’altra forma per usare i suoi coefficienti di conversione: è una scelta che si fa una volta sola e vale per tutta la vita residua.
Domande frequenti su ViPensiono
ViPensiono si può ancora sottoscrivere?
No. ViPensiono è una forma pensionistica chiusa alla raccolta di nuove adesioni, come dichiara la nota informativa depositata presso la COVIP il 31 marzo 2026. Chi è già iscritto può continuare a versare senza limiti, sospendere e riattivare i versamenti e conferire il TFR. Chi cerca oggi un nuovo piano pensionistico deve guardare altrove.
Chi gestisce ViPensiono adesso che non c'è più Zurich?
ViPensiono è gestito da GamaLife, Companhia de Seguros de Vida, S.A., società portoghese con sede a Lisbona e rappresentanza generale in Italia a Milano, con effetto dal 1° dicembre 2022. Il prodotto era stato istituito da Zurich Investments Life S.p.A. La gestione finanziaria di entrambi i comparti è delegata a Goldman Sachs Asset Management B.V., con sede a L’Aia nei Paesi Bassi. Il responsabile del fondo è Arkadiusz Marek Bandosz, in carica fino al 31 ottobre 2028.
Quanto rende ViPensiono?
Nel 2025 il Fondo V.I.P., la gestione separata garantita dove sta oltre il 90% del patrimonio, ha reso l’1,74% netto. La media degli ultimi dieci anni è dell’1,77% annuo. Il comparto azionario EUROVIP ha reso il 14,26% nel 2025, contro il 13,60% del suo benchmark. Sul Fondo V.I.P. va tenuto presente che la compagnia trattiene 1,50 punti percentuali dal rendimento lordo, quindi negli ultimi tre esercizi all’aderente è arrivato poco più della metà di quanto la gestione ha prodotto.
Quanto costa ViPensiono?
L’indicatore sintetico dei costi è del 2,21% a dieci anni sul Fondo V.I.P. e del 2,32% su EUROVIP. A questo si aggiunge una spesa diretta del 3,50% su ogni contributo destinato al Fondo V.I.P. e del 2,50% su ogni contributo destinato a EUROVIP, TFR compreso. Anticipazione, trasferimento e riscatto costano lo 0,50% con un tetto di 100 euro, la riallocazione tra i comparti è gratuita e la RITA costa 2 euro per rata.
Come si riscatta ViPensiono?
Il riscatto totale è ammesso solo in casi tassativi: invalidità permanente che riduca la capacità lavorativa a meno di un terzo, inoccupazione superiore a 48 mesi o venir meno dei requisiti di partecipazione. Il riscatto del 50% è possibile con inoccupazione tra 12 e 48 mesi, mobilità o cassa integrazione. Fuori da queste ipotesi il regolamento non prevede forme di riscatto. Il costo è lo 0,50% con il massimo di 100 euro e la tassazione, nei casi non agevolati, è del 23%.
Conviene trasferire ViPensiono a un altro fondo pensione?
Dipende da tre cose: gli anni che mancano alla pensione, se ricevi un contributo del datore di lavoro su questo PIP e quanto hai già accumulato. Con almeno dieci anni davanti, nessun contributo datoriale e una posizione consistente, il trasferimento conviene quasi sempre, perché costa al massimo 100 euro una tantum contro un differenziale di costo annuo che si ripete per tutta la durata. L’anzianità di iscrizione alla previdenza complementare si conserva, quindi non perdi né la fiscalità agevolata né il diritto alle anticipazioni.
Che differenza c'è tra ViPensiono e Pensione Garantita di GamaLife?
Sono due PIP distinti della stessa compagnia, con regolamenti, comparti e costi diversi, e vanno letti separatamente. ViPensiono è il prodotto ex Zurich, iscritto all’albo COVIP al numero 5012 e chiuso a nuove adesioni. Per capire quale hai in mano basta leggere il numero di albo COVIP sulla comunicazione periodica annuale.
Conclusioni
ViPensiono non è un prodotto irregolare né mal costruito. È un PIP dei primi anni Duemila con una gamma essenziale, una garanzia vera sul capitale e un gestore di primo livello dietro le quinte. Chi lo ha sottoscritto quindici o vent’anni fa ha fatto la cosa giusta: ha iniziato a costruirsi una pensione integrativa quando quasi nessuno lo faceva.
Il problema non è la scelta di allora, è il listino di oggi. Un caricamento del 3,50% su ogni euro versato, un ISC del 2,21% a dieci anni che è il più alto tra i grandi PIP che abbiamo messo a confronto, e soprattutto un prelievo di 1,50 punti fissi che negli ultimi tre esercizi ha lasciato alla compagnia quasi metà del rendimento prodotto. Su un prodotto chiuso, che non deve più convincere nessuno, quelle condizioni non miglioreranno da sole.
Meno affezione al contratto, più attenzione al listino. La domanda giusta non è se ViPensiono sia stato un buon prodotto, perché per molti anni lo è stato davvero. È quanto ti costa tenerlo adesso, moltiplicato per gli anni che ti separano dalla pensione. Su vent’anni, un punto percentuale l’anno su 50.000 euro vale più di 12.000 euro.
È un conto che si fa in mezz’ora con l’estratto conto davanti, e va rifatto prima del prossimo versamento, non alla vigilia della pensione. Se preferisci farlo con qualcuno che legge i documenti insieme a te, è esattamente il lavoro della pianificazione della pensione integrativa.
dura 30 anni
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