La rivalutazione TFR è il rendimento del trattamento di fine rapporto lasciato in azienda: la percentuale con cui, ogni 31 dicembre, l’accantonamento cresce per legge. Non la sceglie il datore, non la sceglie il lavoratore e non dipende dai mercati: dipende da una formula del Codice civile e da un indice ISTAT, e per questo è l’unico rendimento “certo” del risparmio previdenziale italiano.
È anche il numero con cui vanno confrontate tutte le alternative, a cominciare dal fondo pensione, e il numero che su questo sito compare in ogni recensione di fondi: “il comparto garantito ha reso lo 0,7% contro il 2,5% del TFR”. Questa guida spiega da dove viene quel 2,5%, come si calcola la rivalutazione TFR mese per mese, quali sono i coefficienti degli ultimi dieci anni, quanto ha reso davvero contro l’inflazione e contro i fondi, e cosa cambia quando il TFR va in un fondo pensione.
Prima di decidere
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● In sintesi
La rivalutazione TFR in quattro numeri.
- La formula: 1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo, applicata ogni 31 dicembre all'accantonato dell'anno precedente.
- Il 2025: coefficiente del 2,31% lordo, 1,9% netto dopo l'imposta sostitutiva del 17%, con un'inflazione dell'1,1%.
- Il decennio: 2,5% netto medio annuo composto tra il 2016 e il 2025, con il picco del 2022 (9,97% lordo) e il minimo del 2020 (1,5%).
- Il confronto: nello stesso decennio le linee azionarie dei fondi pensione hanno reso il 4,8-5,1%, le garantite lo 0,6-0,7%.
Cos'è la rivalutazione TFR e da quando si applica
Il trattamento di fine rapporto è una somma che il datore accantona ogni anno, pari alla retribuzione divisa per 13,5. Se restasse ferma per trent’anni, l’inflazione la eroderebbe. La legge 297 del 1982, che ha riscritto l’articolo 2120 del Codice civile, ha introdotto per questo la rivalutazione TFR: un adeguamento annuo che protegge in parte il potere d’acquisto dell’accantonamento.
La regola è nel quarto comma dell’articolo 2120: il trattamento accantonato, “con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente”.
Tre parole della norma contano più delle altre. “Su base composta”: la rivalutazione di un anno entra nella base dell’anno dopo, quindi l’effetto si accumula. “Con esclusione della quota maturata nell’anno”: le quote dell’anno in corso non si rivalutano, entrano nel conto dal 1° gennaio successivo. “Rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente”: l’inflazione che conta è quella tra dicembre e dicembre, misurata dall’indice FOI, non quella media annua.
La rivalutazione TFR si applica solo al trattamento di fine rapporto lasciato in azienda o versato al Fondo di Tesoreria INPS. Le quote conferite a un fondo pensione seguono il rendimento del comparto e non hanno questa formula.
La formula: 1,5% più il 75% dell'ISTAT, e il coefficiente mensile
Il tasso annuo di rivalutazione TFR si costruisce così: 1,5% + 0,75 × inflazione dicembre su dicembre. Con un’inflazione del 2%, il tasso è 1,5 più 1,5, cioè 3%. Con un’inflazione dell’1,1% come nel 2025, è 1,5 più 0,825, cioè 2,325% (il coefficiente ufficiale, 2,311%, è leggermente diverso perché l’ISTAT arrotonda gli indici mensili prima del calcolo).
Il coefficiente non viene pubblicato solo a dicembre: ogni mese l’ISTAT diffonde l’indice FOI e le fonti specializzate ricavano il coefficiente cumulato da gennaio, che serve a rivalutare il TFR di chi cessa in corso d’anno. La parte fissa, l’1,5%, si spalma in dodicesimi: a marzo vale 0,375%, a giugno 0,75%, a dicembre l’1,5% pieno. La parte variabile segue l’inflazione maturata fino a quel mese.
Nel 2026 i coefficienti mensili pubblicati vanno dallo 0,363% di gennaio al 3,136% di luglio, un ritmo più alto del 2025 per effetto di un’inflazione in risalita nella prima metà dell’anno. Chi cessa a luglio 2026 vede il proprio accantonato al 31 dicembre 2025 rivalutato del 3,136% lordo.
Sulla rivalutazione TFR il datore trattiene un’imposta sostitutiva del 17%, con un acconto entro il 16 dicembre e il saldo entro il 16 febbraio dell’anno successivo. È il motivo per cui le statistiche parlano di rivalutazione “netta”: il 2,31% lordo del 2025 diventa l’1,92% che compare nei prospetti e nella statistica COVIP.
Come si legge la tabella dei coefficienti mensili
Ogni mese le fonti specializzate pubblicano il coefficiente cumulato di rivalutazione TFR, e la lettura confonde chi lo vede per la prima volta. Il numero non è il tasso del mese, ma quello dall’inizio dell’anno fino a quel mese: serve a chi cessa il rapporto in quel mese, per rivalutare il TFR accantonato al 31 dicembre precedente.
I coefficienti cumulati del 2026 pubblicati finora: 0,363% a gennaio, 0,863% a febbraio, 1,437% a marzo, 2,312% ad aprile, 2,662% a maggio, 2,787% a giugno, 3,136% a luglio. La progressione non è lineare perché la parte legata ai prezzi segue l’indice FOI mese per mese, mentre la parte fissa aggiunge 0,125 punti ogni mese.
Un caso pratico di rivalutazione TFR in corso d’anno: chi cessa il 30 aprile 2026 con 15.000 euro accantonati al 31 dicembre 2025 applica il 2,312% di aprile, cioè 346,80 euro lordi, 287,84 netti dopo il 17%. Chi cessa a luglio applica il 3,136%. Il coefficiente definitivo dell’anno, quello che si applica a chi resta in azienda, si conosce solo a gennaio 2027, con l’indice ISTAT di dicembre 2026.
Un’avvertenza sui mesi con inflazione negativa: se l’indice FOI scende rispetto a dicembre, la parte variabile diventa zero, non negativa. La rivalutazione TFR non può mai essere inferiore alla quota fissa maturata fino a quel mese, ed è il motivo per cui nel 2020 il coefficiente annuo si è fermato esattamente all’1,5%.
Come si calcola: esempio su 10.000 euro
Per fare il calcolo della rivalutazione TFR prendiamo un lavoratore con 10.000 euro di TFR accantonati al 31 dicembre 2024. Nel 2025 il coefficiente di rivalutazione TFR è stato del 2,311148%.
| Passaggio | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Accantonato al 31/12/2024 | 10.000,00 | |
| Rivalutazione lorda 2025 | 10.000 × 2,311148% | 231,11 |
| Imposta sostitutiva 17% | 231,11 × 17% | 39,29 |
| Rivalutazione netta | 231,11 – 39,29 | 191,82 |
| Quota TFR maturata nel 2025 (es. 2.072) | retribuzione 30.000 / 13,5 meno 0,50% | 2.072,00 |
| Accantonato al 31/12/2025 | 10.000 + 191,82 + 2.072 | 12.263,82 |
Elaborazione sull’art. 2120 c.c. con il coefficiente di dicembre 2025 (fonte: Dottrina Per il Lavoro su dati ISTAT). La quota dell’anno non si rivaluta.
Nel 2026 la rivalutazione TFR si applicherà a 12.263,82 euro, non a 10.000: è l’effetto della base composta. E la quota 2025, i 2.072 euro, comincerà a rivalutarsi solo dal 2026.
Per chi cessa in corso d’anno il calcolo è identico con il coefficiente del mese di cessazione: chi lascia l’azienda a giugno 2026 applica ai 12.263,82 euro il 2,786% di giugno, cioè 341,67 euro lordi, 283,59 netti.
La tabella dei coefficienti: dieci anni di rivalutazione TFR
I coefficienti annui di rivalutazione TFR dal 2016 al 2025, con il netto dopo il 17% e la rivalutazione su 10.000 euro.
| Anno | Coefficiente lordo (dicembre) | Netto dopo il 17% | Su 10.000 euro, netto |
|---|---|---|---|
| 2016 | 1,795% | 1,49% | 149 |
| 2017 | 2,098% | 1,74% | 174 |
| 2018 | 2,242% | 1,86% | 186 |
| 2019 | 1,794% | 1,49% | 149 |
| 2020 | 1,500% | 1,25% | 124 |
| 2021 | 4,359% | 3,62% | 362 |
| 2022 | 9,975% | 8,28% | 828 |
| 2023 | 1,944% | 1,61% | 161 |
| 2024 | 2,320% | 1,93% | 193 |
| 2025 | 2,311% | 1,92% | 192 |
Coefficienti di dicembre di ciascun anno (fonte: Dottrina Per il Lavoro, serie storica ISTAT). Netto calcolato con l’imposta sostitutiva del 17%; nel 2016 i coefficienti erano già soggetti al 17%.
Due anni raccontano la storia della rivalutazione TFR. Il 2020, con inflazione zero o negativa, è l’anno in cui la rivalutazione TFR si è fermata al pavimento dell’1,5%: la formula garantisce comunque quel minimo. Il 2022, con inflazione dicembre su dicembre oltre l’11%, ha prodotto il coefficiente più alto della serie, 9,975% lordo, che però non ha coperto per intero la perdita di potere d’acquisto: il 75% dell’inflazione più l’1,5% è rimasto sotto l’11%.
Composto anno per anno, il netto del decennio è il 2,5% medio annuo, cioè un cumulato del 28% in dieci anni. È esattamente il numero della statistica COVIP, e la tabella lo ricostruisce coefficiente per coefficiente.
Vale la pena guardare anche il ventennio, per chi ha una carriera lunga. Prima del 2016 la rivalutazione TFR ha vissuto anni molto diversi: sopra il 3% nel 2008 e nel 2012, quando l’inflazione superava il 3%, e vicina all’1,5% nel 2015, con i prezzi fermi. La media di lungo periodo resta tra il 2% e il 2,5% netto, e non è un caso: la formula è costruita per dare un rendimento reale leggermente positivo quando l’inflazione è moderata e leggermente negativo quando corre.
Chi vuole rifare il conto sui propri anni trova i coefficienti annui nelle serie storiche pubblicate dalle fonti specializzate e nel prospetto TFR che il datore consegna a fine anno. Il numero da usare è sempre quello di dicembre, applicato all’accantonato del 31 dicembre precedente: un errore frequente è applicare il coefficiente all’intero maturato compresa la quota dell’anno, che invece non si rivaluta.
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Quanto ha reso davvero: contro l'inflazione e contro i fondi pensione
“Quanto ha reso il TFR negli ultimi 10 anni” è la domanda giusta, e la risposta della COVIP, nella statistica di dicembre 2025, è netta: 2,5% annuo composto nel decennio 2016-2025, 1,9% nel solo 2025, 1,8% sui tre anni, 3,4% sui cinque anni.
Contro l’inflazione la rivalutazione TFR ha fatto il suo mestiere a metà. Nei dieci anni ha protetto il capitale nei periodi di prezzi bassi, quando l’1,5% fisso pesava più dell’inflazione, e lo ha eroso nel 2022, quando ha restituito 8,3 punti netti contro 11 di aumento dei prezzi. La formula è costruita per questo: coprire il 75% dell’inflazione più un premio fisso, non il 100%.
Contro le alternative previdenziali il confronto è quello che decide la scelta tra TFR o fondo pensione.
| Nel decennio 2016-2025 | Rendimento netto medio annuo |
|---|---|
| Rivalutazione TFR in azienda | 2,5% |
| Fondi pensione, linee garantite | 0,6-0,7% |
| Fondi pensione, linee obbligazionarie | 0,1-2,6% |
| Fondi pensione, linee bilanciate | 2,7-2,9% |
| Fondi pensione, linee azionarie | 4,8-5,1% |
Fonte: COVIP, La previdenza complementare, principali dati statistici, dicembre 2025. Rendimenti netti di costi e imposte; i garantiti non incorporano il meccanismo della garanzia.
La lettura è a due facce. Le linee azionarie hanno reso il doppio della rivalutazione TFR, le bilanciate poco di più, e con la tassazione agevolata del fondo (15% che scende al 9%, contro il 23% minimo in azienda) il vantaggio si allarga. Ma le linee garantite, dove finisce il TFR di chi aderisce tacitamente, hanno reso meno di un terzo del TFR. Nelle recensioni dei singoli fondi ho misurato questo divario uno per uno: Fopen 1,06% contro 2,49%, Byblos 0,52% contro 2,27%, Eurofer 0,82% contro 2,50%, Zed Omnifund -1,06% contro 3,01%, tutti sul comparto garantito a dieci anni.
C’è un’attenuante sul breve: con i tassi tornati positivi dal 2023, i garantiti obbligazionari hanno ribaltato il confronto sui tre anni. Ma la rivalutazione TFR non è una scelta a tre anni, e sul decennio il verdetto non cambia.
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Rivalutazione TFR e fondo pensione: cosa cambia quando il TFR esce dall'azienda
Chi conferisce il trattamento di fine rapporto a un fondo pensione rinuncia alla rivalutazione TFR di legge e la sostituisce con il rendimento del comparto. Non è un dettaglio: cambiano tre cose.
Il rendimento non ha un pavimento. L’1,5% fisso della rivalutazione TFR dell’articolo 2120 nel fondo non esiste. Un comparto azionario può perdere il 10% in un anno, come nel 2022, e un garantito può rendere zero. In cambio, sul lungo periodo, l’azionario ha reso il doppio.
La tassazione dei rendimenti è diversa. La rivalutazione TFR paga il 17% ogni anno; i rendimenti del fondo pagano il 20%, ridotto al 12,5% sulla quota investita in titoli di Stato. Sulla parte corrente la differenza è piccola, e va nella direzione del TFR.
La tassazione finale è molto diversa. Qui il fondo vince: 15% che scende al 9% dopo 35 anni di iscrizione, contro l’aliquota media IRPEF della tassazione separata, dal 23% in su. È questa differenza, più del rendimento, a decidere il confronto sul netto a trent’anni.
Il TFR già accantonato in azienda continua a beneficiare della rivalutazione TFR con la formula di legge anche dopo l’adesione a un fondo: il conferimento riguarda solo le quote future. Chi vuole vedere i due mondi a confronto con la simulazione completa trova tutto nella guida su TFR o fondo pensione: cosa conviene davvero, mentre il calcolo della quota annua è nella guida generale sul TFR.
Domande frequenti sulla rivalutazione del TFR
Come si calcola la rivalutazione sul TFR?
Si applica all’accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente un tasso pari all’1,5% fisso più il 75% dell’aumento dell’indice ISTAT FOI tra dicembre e dicembre. Sulla rivalutazione lorda si paga il 17% di imposta sostitutiva. Su 10.000 euro, nel 2025, sono 231 euro lordi e 192 netti.
Quanto ha reso il TFR negli ultimi 10 anni?
Il 2,5% netto medio annuo composto tra il 2016 e il 2025, secondo la COVIP, cioè il 28% cumulato. L’anno migliore è stato il 2022 (8,3% netto), il peggiore il 2020 (1,25% netto).
Qual è l'adeguamento del TFR per il 2026?
I coefficienti cumulati del 2026 vanno dallo 0,363% di gennaio al 3,136% di luglio. Il coefficiente annuo definitivo si conosce a gennaio 2027 con l’indice ISTAT di dicembre 2026.
Quanto aumenta il TFR ogni anno?
Almeno dell’1,5% lordo, il minimo garantito dalla formula anche con inflazione zero, più il 75% dell’inflazione. Negli ultimi dieci anni tra l’1,5% del 2020 e il 9,97% del 2022, con una media netta del 2,5%.
Da quando si rivaluta il TFR?
La rivalutazione TFR esiste dal 1982, con la legge 297 che ha riscritto l’articolo 2120 del Codice civile. La rivalutazione si applica ogni 31 dicembre alle somme accantonate fino all’anno precedente; la quota dell’anno in corso si rivaluta dall’anno successivo.
La rivalutazione del TFR si applica anche nel fondo pensione?
No. Il TFR conferito a un fondo pensione si rivaluta con il rendimento del comparto scelto, senza il minimo dell’1,5%. Solo il TFR rimasto in azienda o al Fondo di Tesoreria INPS segue la formula di legge.
Chi calcola e chi paga la rivalutazione al Fondo Tesoreria INPS?
Il calcolo lo fa il datore di lavoro, anche per le quote versate al Fondo di Tesoreria INPS nelle aziende con almeno 50 dipendenti. La rivalutazione TFR di quelle quote è a carico del Fondo, che la riconosce al datore in sede di conguaglio, ma per il lavoratore non cambia nulla: stessa formula, stesso 17%, stesso prospetto.
La rivalutazione del TFR si vede in busta paga?
Di norma no: la busta paga riporta la quota maturata nel mese e il progressivo, e la rivalutazione compare una volta l’anno nel prospetto di fine anno, oppure nel cedolino di gennaio, alla voce “rivalutazione TFR” con accanto l’imposta sostitutiva trattenuta.
Conclusioni
La rivalutazione TFR è una formula semplice con un risultato onesto: il 2,5% netto l’anno nell’ultimo decennio, senza rischio e senza costi. È il metro con cui giudicare tutto il resto, e il metro dice che le linee azionarie dei fondi pensione hanno reso il doppio, le garantite un terzo.
Chi lascia il TFR in azienda sa esattamente cosa prende. Chi lo conferisce a un fondo prende di più solo se sceglie il comparto: la tabella dei coefficienti di questa guida resta il riferimento per sapere quanto avrebbe reso l’alternativa.
dura 30 anni
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Nota Informativa e Disclaimer
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Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore.





