Quanto costa un consulente finanziario indipendente: dal 1 per cento dichiarato al 2 per cento reale
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Quanto costa un consulente finanziario indipendente: dall’1% dichiarato al 2% reale

📅 Pubblicato il 10 Agosto 2026
✏️ Ultimo aggiornamento: 8 Agosto 2026
🕐 … min di lettura

C’è un genere di contenuto che negli ultimi anni è diventato dominante nella finanza personale italiana: il video, il post o l’articolo che smonta i costi dei fondi comuni. Commissioni di gestione, commissioni di performance, caricamenti, oneri correnti. Il messaggio è sempre lo stesso e, va detto subito, è quasi sempre fondato: i prodotti del risparmio gestito italiano costano parecchio, e il costo si mangia una fetta importante del rendimento.

Quello che quasi nessuno di quei contenuti fa è girare la telecamera dall’altra parte. Se apri le prime dieci pagine di Google per la ricerca quanto costa un consulente finanziario indipendente, trovi dieci siti di società di consulenza a parcella. Tutti citano la stessa cifra, l’1% del patrimonio, e tutti si fermano lì. Nessuno somma l’IVA. Nessuno calcola cosa succede quando quel costo lo paghi con soldi già tassati. Nessuno aggiunge il costo degli strumenti che ti mette in portafoglio.

E c’è una seconda omissione, più insidiosa della prima, che gira soprattutto nei contenuti brevi. Da una parte si promettono riduzioni dei costi del 90%, un numero che nasce dal confronto fra il TER di un fondo attivo e il TER di un ETF, come se il conto finisse lì. Dall’altra si mostra solo il costo dello strumento: “con noi il portafoglio costa lo 0,2%”. È vero, ma è la risposta a una domanda diversa. Lo 0,2% è quanto costa l’ETF, non quanto costa il servizio. La parcella, l’IVA e l’inefficienza fiscale restano fuori dall’inquadratura, e sono cinque volte tanto.

Questo modo di presentare il prezzo funziona esattamente come la pubblicità ingannevole: nessuna affermazione è falsa presa singolarmente, ma l’insieme induce il lettore a credere una cosa che non è vera. È lo stesso meccanismo dell’offerta che espone il canone mensile in caratteri cubitali e i costi di attivazione in nota. Chi denuncia i costi occulti degli altri usando un costo parziale dei propri sta usando lo strumento che dice di combattere. Ed è il motivo per cui rispondere a quanto costa un consulente finanziario indipendente richiede di rimettere dentro l’inquadratura tutte le voci.

Questo articolo fa esattamente quel conto, con la stessa freddezza con cui si smontano i fondi. Non per dire che il modello a parcella sia sbagliato, perché non lo è: è un modello regolato, trasparente sulla propria natura e in molti casi la scelta giusta. Ma perché quanto costa un consulente finanziario indipendente è una domanda che merita una risposta completa, non un listino parziale.

Il risultato, anticipato: la parcella dell’1% diventa circa il 2% quando la calcoli sul serio. Ed è più o meno lo stesso numero che Banca d’Italia attribuisce al costo totale dei fondi comuni italiani. Chi vuole sapere quanto costa un consulente finanziario indipendente deve partire da lì, non dal listino.

● IN SINTESI

Cinque numeri per capire quanto costa un consulente finanziario indipendente senza fermarsi al listino.

Quanto costa un consulente finanziario indipendente: la risposta in un numero

Partiamo dalla conclusione, perché è quella che serve.

Quanto costa un consulente finanziario indipendente, in un numero solo: un investitore con 300.000 euro che affida il patrimonio a un professionista a parcella con tariffa dell’1% paga, in un anno, circa il 1,98% del capitale. Non l’1%. Quasi il doppio.

Il salto da 1% a 1,98% non nasce da costi occulti o da clausole scritte in piccolo. Nasce da cinque voci che esistono tutte, sono tutte legittime e sono tutte documentabili, ma che nessuno somma nello stesso posto:

  1. L’IVA al 22% sulla parcella, che è una prestazione professionale.
  2. L’inefficienza fiscale della parcella esplicita, che paghi con reddito già tassato.
  3. Il TER degli ETF che il professionista ti fa comprare.
  4. Le commissioni di negoziazione su acquisti e ribilanciamenti.
  5. Lo spread bid-ask che paghi ogni volta che entri ed esci da uno strumento.

Chi chiede quanto costa un consulente finanziario indipendente di solito riceve la prima voce e basta. Le altre quattro esistono lo stesso, e nelle prossime sezioni le calcoliamo una per una con i numeri veri.

Quanto costa un consulente finanziario indipendente: la composizione del costo reale dal 1,00 al 1,98 per cento annuo
Le sei voci che portano la parcella dell'1% al costo reale dell'1,98% annuo

Quanto costa un consulente finanziario indipendente a listino: i quattro modelli di compenso

Il professionista iscritto alla sezione dell’albo dedicata ai consulenti autonomi, previsto dall’articolo 18-bis del Testo Unico della Finanza, può essere remunerato solo dal cliente. Su questo la normativa è netta e il modello è coerente.

I listini pubblicati dalle società di consulenza a parcella si organizzano in quattro forme.

Percentuale sul patrimonio. È la forma prevalente e quella su cui si costruisce quasi tutta la comunicazione del settore. La tariffa standard dichiarata è l’1% annuo per capitali fino a 500.000 euro, con scaglioni decrescenti sopra quella soglia. Il range dichiarato dagli operatori va dallo 0,5% all’1,5%.

Parcella fissa, o flat fee. Un importo annuo slegato dall’entità del patrimonio, tipicamente fra 1.000 e 3.000 euro. È la forma pensata per i patrimoni piccoli, ed è anche quella che nasconde l’effetto più violento, come vedremo.

Tariffa oraria. Fra 150 e 350 euro l’ora, usata per pareri singoli, check-up o pianificazioni una tantum.

Compenso a prestazione. Fra 1.000 e 3.000 euro per un’analisi completa di portafoglio o un piano finanziario dedicato.

Tutti questi importi hanno una cosa in comune: sono al netto dell’IVA. Chi domanda quanto costa un consulente finanziario indipendente e legge “1%” sta leggendo un prezzo che non ha ancora incontrato il fisco. E il fisco lo incontra due volte.

L'IVA al 22%: il primo costo che non compare nel preventivo

La prima correzione da fare al listino, quando si calcola quanto costa un consulente finanziario indipendente, riguarda l’imposta sul valore aggiunto.

La consulenza finanziaria a parcella è una prestazione professionale. Come tale sconta l’IVA ordinaria al 22%.

Non è una furbizia di nessuno: è la legge. Ma cambia il numero in modo tutt’altro che marginale. L’1% dichiarato diventa 1,22% effettivo già prima di aver comprato un solo strumento.

Su un patrimonio di 300.000 euro significa passare da 3.000 a 3.660 euro l’anno. Su 500.000 euro, da 5.000 a 6.100 euro.

Qui si apre la prima asimmetria interessante rispetto al confronto che il settore ama fare, quello con i fondi comuni. La commissione di gestione applicata dentro un fondo comune non sconta IVA, perché la gestione collettiva del risparmio è un servizio esente. La parcella sì. A parità di percentuale nominale, quindi, la parcella parte già in svantaggio di 22 punti percentuali di costo.

È un dettaglio tecnico che nella comunicazione commerciale non compare mai, e capisco perché: peggiora il confronto proprio dove il confronto dovrebbe essere il punto di forza. Chi calcola quanto costa un consulente finanziario indipendente deve tenerne conto fin dalla prima riga.

L'inefficienza fiscale: perché 1,22% ti costa davvero 1,65%

Questa è la voce che manca in tutti e dieci i risultati che oggi rispondono alla ricerca su quanto costa un consulente finanziario indipendente, ed è la più pesante delle quattro nascoste.

Il ragionamento è semplice, ma va fatto con ordine.

Quando un costo è incorporato dentro uno strumento finanziario, per esempio la commissione di gestione di un fondo, quel costo riduce il valore della quota. Riducendo il valore della quota riduce la plusvalenza che realizzerai il giorno in cui vendi. E riducendo la plusvalenza riduce l’imposta del 26% che su quella plusvalenza pagherai. In pratica il fisco si fa carico di un quarto abbondante di quel costo.

Quando invece il costo è una parcella esplicita che paghi a parte, non succede niente di tutto questo. La parcella non riduce la tua plusvalenza. Non è deducibile dal reddito. Non è detraibile. La paghi con denaro che ha già scontato le imposte, e il fisco non ti restituisce nulla.

La conseguenza si calcola in una riga. Per avere in tasca i 1,22 euro netti che servono a pagare la parcella su 100 euro di patrimonio, devi averne generati 1,22 / (1 – 0,26) = 1,65 euro lordi.

Il costo lordo equivalente della parcella non è quindi l’1,22%, ma il 1,65%. L’inefficienza fiscale pesa 0,43 punti percentuali, cioè un 35% in più rispetto alla parcella con IVA.

VoceSu 100 euro di patrimonio
Parcella dichiarata1,00 euro
IVA 22%0,22 euro
Parcella con IVA1,22 euro
Lordizzazione fiscale al 26%0,43 euro
Costo lordo equivalente1,65 euro

Chi vuole sapere quanto costa un consulente finanziario indipendente e si ferma alla cifra di listino sta ignorando una voce che vale, da sola, quasi metà della parcella dichiarata.

Il TER degli ETF: il costo che la parcella non elimina

Terza voce da mettere nel conto di quanto costa un consulente finanziario indipendente: gli strumenti.

L’argomento di vendita più efficace del modello a parcella è che, non essendoci prodotti da collocare, il portafoglio si costruisce con ETF a costo minimo. È vero, ed è un vantaggio reale rispetto a un portafoglio di fondi attivi costosi.

Ma “minimo” non vuol dire “zero”.

Un portafoglio diversificato costruito con ETF ha un TER medio ponderato fra lo 0,15% e lo 0,25% annuo. Dipende dalla composizione: gli ETF azionari globali stanno intorno allo 0,12-0,20%, quelli obbligazionari governativi sotto lo 0,10%, mentre le esposizioni tematiche, settoriali o sui mercati emergenti salgono facilmente allo 0,40-0,65%. Per i conti di questo articolo usiamo 0,20%, che è una media prudente e realistica.

Il punto è che questo costo si somma alla parcella, non la sostituisce. Il professionista viene pagato per scegliere gli strumenti; gli strumenti si pagano a parte. Nel confronto con i fondi attivi questa voce viene quasi sempre presentata come il grande risparmio, e in parte lo è, ma nel calcolo di quanto costa un consulente finanziario indipendente va messa nella colonna dei costi, non in quella dei vantaggi.

Il dato ESMA aiuta a quantificare: nel 2024 gli ETF azionari europei avevano un costo corrente medio dello 0,21%, contro l’1,28% dei fondi azionari a gestione attiva.

Negoziazione e spread bid-ask: i costi che nessuno preventiva

Restano due voci che non compaiono in nessun preventivo di consulenza, per il semplice motivo che non le incassa il professionista. Le paghi comunque, e nel conto di quanto costa un consulente finanziario indipendente vanno incluse.

Le commissioni di negoziazione. Ogni acquisto e ogni vendita di ETF passa da una banca o da un broker, che applica una commissione. Le tariffe tipiche del mercato italiano vanno da una percentuale sul controvalore, spesso lo 0,19% con un minimo e un massimo, a una commissione fissa per eseguito.

Il peso dipende da quante operazioni fai. Un portafoglio di otto ETF costruito da zero sono otto eseguiti; un ribilanciamento annuale ne aggiunge altrettanti; un piano di accumulo li moltiplica. Su un patrimonio di 300.000 euro con sedici eseguiti l’anno il conto si aggira sui 300 euro annui, cioè circa lo 0,10%. Su patrimoni più piccoli l’incidenza percentuale sale, perché le commissioni minime pesano di più.

Lo spread bid-ask. È la differenza fra il prezzo a cui compri e quello a cui vendi nello stesso istante, ed è un costo reale anche se non compare in nessun estratto conto. Sugli ETF più liquidi quotati su Borsa Italiana lo spread medio sta fra lo 0,05% e lo 0,20%.

Va detto con onestà, perché è la voce che si presta più facilmente a essere gonfiata: lo spread pesa solo sulla parte di portafoglio che movimenti, non su tutto il capitale. Con un turnover annuo del 25%, uno spread medio dello 0,10% vale circa 0,03% annuo. Poco. Ma sull’investimento iniziale lo paghi tutto in una volta, e su un portafoglio movimentato spesso il conto cambia sensibilmente.

Preventivo di consulenza con la tariffa base in evidenza e la colonna dei costi non preventivati che prosegue oltre il foglio
Il preventivo espone la tariffa base, ma la colonna dei costi continua oltre il bordo del foglio

Il conto completo: quanto costa un consulente finanziario indipendente davvero

Mettiamo insieme le cinque voci. Ipotesi: patrimonio di 300.000 euro, parcella dell’1%, portafoglio in ETF con TER medio dello 0,20%, sedici eseguiti l’anno, turnover del 25%.

Voce di costoIncidenza annua
Parcella dichiarata1,00%
IVA 22% sulla parcella0,22%
Inefficienza fiscale (lordizzazione al 26%)0,43%
TER medio degli ETF in portafoglio0,20%
Commissioni di negoziazione0,10%
Spread bid-ask sul turnover0,03%
Costo reale totale1,98%

Tradotto in euro, perché le percentuali anestetizzano e le cifre assolute no:

PatrimonioParcella con IVACosto reale totale
100.000 euro1.220 euro1.980 euro l’anno
300.000 euro3.660 euro5.940 euro l’anno
500.000 euro6.100 euro9.900 euro l’anno

Su un orizzonte di vent’anni, con 300.000 euro investiti, la differenza fra pagare l’1% dichiarato e pagare l’1,98% reale non è un dettaglio contabile: è il rendimento composto di una fetta consistente del patrimonio. Ecco perché quanto costa un consulente finanziario indipendente non si misura sul listino ma sul totale.

Questa è la risposta seria alla domanda su quanto costa un consulente finanziario indipendente. Non è una risposta che accusa nessuno: è semplicemente il conto fatto per intero invece che per un quinto.

Quanto costa un consulente finanziario indipendente sotto i 100.000 euro: la flat fee raddoppia tutto

Qui arriviamo al punto che secondo me è il più importante dell’intero articolo, ed è quello di cui si parla meno.

La percentuale sul patrimonio funziona bene per i capitali medio-grandi. Sotto una certa soglia, però, il professionista non può lavorare all’1%: su 50.000 euro sarebbero 500 euro l’anno, che non ripagano il tempo di una pianificazione seria. Per questo, sotto i 100.000 euro, il modello standard diventa la flat fee: tipicamente 1.000 euro più IVA all’anno.

Sembra ragionevole. Guardata come percentuale, non lo è affatto.

Mille euro più IVA fanno 1.220 euro. Lordizzati per l’inefficienza fiscale diventano 1.649 euro di costo lordo equivalente. Ora dividiamo quella cifra per patrimoni diversi.

PatrimonioFlat fee con IVALordizzataCosto reale totaleRispetto all’1% più IVA
30.000 euro4,07%5,50%5,92%3,3 volte
50.000 euro2,44%3,30%3,72%2,0 volte
75.000 euro1,63%2,20%2,62%1,3 volte
100.000 euro1,22%1,65%2,07%1,0 volte
200.000 euro0,61%0,82%1,15%0,5 volte

Il punto di pareggio è esattamente 100.000 euro: sotto quella cifra la flat fee costa più dell’1% più IVA, sopra costa meno. È la soglia che separa in due la risposta a quanto costa un consulente finanziario indipendente.

E il caso emblematico è quello dei 50.000 euro, dove il costo è esattamente il doppio. Chi ha 50.000 euro e paga 1.000 euro più IVA sta pagando, in termini di incidenza sul patrimonio, il 2,44%, che con l’inefficienza fiscale e i costi degli strumenti diventa 3,72% l’anno. È una cifra che nessun fondo comune italiano, per quanto caro, si sogna di chiedere.

Con 30.000 euro si arriva al 5,92%: a quel livello il costo si mangia l’intero rendimento atteso di un portafoglio bilanciato prima ancora che il mercato apra. Su patrimoni così, quanto costa un consulente finanziario indipendente smette di essere una questione di listino e diventa una questione di sostenibilità.

Con la parcella fissa da 1.000 euro piu IVA il costo reale annuo e il 3,72 per cento su 50.000 euro e il 2,07 per cento su 100.000 euro
Sotto i 100.000 euro la parcella fissa raddoppia il costo reale rispetto al modello a percentuale

Questo non significa che il professionista stia facendo qualcosa di scorretto. Significa che la consulenza a parcella ha una soglia dimensionale sotto la quale non è economicamente sensata, e che questa soglia va detta al cliente prima, non dopo. Chi domanda quanto costa un consulente finanziario indipendente con 40.000 euro da investire merita di sentirsi rispondere che, per lui, quel modello probabilmente non conviene.

1,98% contro l'1,58% di Banca d'Italia: il confronto che nessuno fa

Il modello a parcella si vende quasi interamente per contrasto: costa meno del risparmio gestito. Vediamo se regge, usando fonti istituzionali invece di materiale promozionale. È l’unico modo per stabilire se quanto costa un consulente finanziario indipendente sia davvero un vantaggio o solo un argomento.

Banca d’Italia, nel documento Il costo totale dell’investimento in fondi comuni (Questioni di Economia e Finanza n. 391), ha calcolato il Total Shareholder Cost dei fondi comuni italiani, cioè la somma di tutto quello che il sottoscrittore paga: TER, commissioni di ingresso e commissioni di uscita. Il risultato: 1,58% medio nel periodo 2006-2016, con un 1,74% a fine 2016. Ed è la stessa fonte a stimare che, al netto di quei costi, il rendimento dei fondi scende dal 3,5% al 2%.

Consob, nel discussion paper Il costo dei fondi comuni in Italia (n. 8, gennaio 2018), ha misurato i costi di gestione dei fondi aperti italiani, trovandoli stabili attorno all’1,4% del patrimonio, con una mediana scesa dall’1,8% all’1,5%, e i costi di ingresso cresciuti dallo 0,7% all’1,5%.

ESMA, nel Market Report on Costs and Performance of EU Retail Investment Products 2025, colloca l’Italia fra i domicili più cari dell’Unione Europea per i fondi azionari, insieme al Portogallo. Nel 2024 i fondi azionari attivi europei costavano in media 1,28% l’anno di oneri correnti su orizzonte annuale, e 1,39% su dieci anni.

Ora affianchiamo i numeri.

ConfrontoCosto annuo
Consulenza a parcella all’1%, costo reale totale1,98%
Fondi comuni italiani, Total Shareholder Cost (Banca d’Italia)1,58%
Fondi comuni italiani nel 2016 (Banca d’Italia)1,74%
Fondi azionari attivi UE, oneri correnti (ESMA 2024)1,28%

Il confronto non dice che la consulenza a parcella sia una fregatura. Dice una cosa più sottile e più utile: il divario che la comunicazione del settore presenta come abissale, in realtà non c’è. Sul patrimonio medio la differenza si misura in decimi di punto, e in diversi casi va nella direzione opposta a quella pubblicizzata.

Quello che cambia davvero non è la cifra, è cosa compri con quella cifra. Ed è un discorso legittimo, che però va fatto sul valore del servizio, non su un risparmio di costo che i dati istituzionali non confermano. Rispondere a quanto costa un consulente finanziario indipendente serve proprio a spostare la conversazione dal prezzo al valore.

Il costo reale della consulenza a parcella e il 1,98 per cento annuo contro il 1,58 per cento dei fondi comuni italiani
Fonti: Banca d'Italia (Questioni di Economia e Finanza n. 391, 2017) ed ESMA (Costs and Performance 2025)

Quando il modello a parcella conviene davvero

Fin qui ho fatto i conti su quanto costa un consulente finanziario indipendente. Sarebbe disonesto fermarsi lì, perché ci sono situazioni in cui il modello a parcella è la scelta giusta, e vanno dette con la stessa chiarezza.

Patrimoni sopra i 500.000 euro. Sopra questa soglia le tariffe percentuali scendono sotto l’1%, spesso allo 0,5-0,7%, e l’aritmetica cambia segno. A quel punto il costo reale totale scende sotto l’1,3% e il confronto con il risparmio gestito diventa favorevole.

Esigenze di pianificazione pura. Se quello che ti serve non è la gestione di un portafoglio ma un piano: successione, passaggio generazionale, verifica di un’operazione immobiliare, analisi di coerenza fra patrimonio e obiettivi, allora la tariffa oraria o il compenso a prestazione sono lo strumento giusto, e costano quello che valgono senza incidenze percentuali ricorrenti.

Portafogli già costruiti e stabili. Chi ha un portafoglio in ETF già impostato e movimenta poco azzera gran parte dei costi di negoziazione e di spread, e il conto reale si avvicina molto di più al listino.

Chi vuole una seconda opinione. Un check-up una tantum su un portafoglio esistente, pagato a ore, è probabilmente il miglior rapporto fra prezzo e utilità che esista in questo mestiere. In questi quattro casi, quanto costa un consulente finanziario indipendente è una cifra che si giustifica da sola.

Su tutto il resto, e in particolare sotto i 100.000 euro, l’aritmetica di questo articolo resta quella che è.

Le tre domande da fare prima di firmare

Se stai valutando un mandato di consulenza a parcella e vuoi sapere davvero quanto costa un consulente finanziario indipendente nel tuo caso, ci sono tre domande che cambiano completamente il quadro e che nessun professionista serio dovrebbe avere difficoltà a rispondere per iscritto.

1. Qual è il costo totale annuo, in euro, comprensivo di IVA, TER degli strumenti e commissioni di negoziazione stimate? Non la percentuale della parcella: il numero in euro di tutto. Se la risposta è una percentuale, la domanda non ha avuto risposta.

2. Sotto quale soglia di patrimonio il vostro modello smette di convenire al cliente? È la domanda che separa un professionista da un venditore. Una soglia esiste sempre, e chi lavora bene la conosce e la dice.

3. Quante operazioni prevedete in un anno, e su quale intermediario? Da qui dipendono commissioni di negoziazione e spread, cioè le due voci che nessun preventivo contiene ma che paghi tu.

Aggiungo una nota di trasparenza, perché è giusto che tu sappia da dove arriva questa analisi: io lavoro come consulente finanziario a Roma con mandato Fineco, quindi con un modello di remunerazione diverso da quello descritto qui. Questo non rende i conti sopra meno veri, sono aritmetica e fonti pubbliche, ma è un’informazione che devi avere per pesare quello che leggi. Se ti interessa il confronto dal lato opposto, l’ho fatto in quanto costa un consulente finanziario in Fineco, e i servizi di investimento e gestione del risparmio spiegano come lavoro.

Domande frequenti su quanto costa un consulente finanziario indipendente

Quanto costa un consulente finanziario indipendente a listino è presto detto: la parcella dichiarata è tipicamente l’1% annuo del patrimonio per capitali fino a 500.000 euro, con un range di mercato fra lo 0,5% e l’1,5%. A questa cifra va aggiunta l’IVA al 22%, che porta l’1% a 1,22%. Le forme alternative sono la parcella fissa fra 1.000 e 3.000 euro l’anno, la tariffa oraria fra 150 e 350 euro e il compenso a prestazione fra 1.000 e 3.000 euro.

Il professionista autonomo iscritto alla sezione dell’albo prevista dall’articolo 18-bis del Testo Unico della Finanza può essere remunerato esclusivamente dal cliente, tramite la parcella concordata. Non percepisce commissioni sui prodotti. Questo però non elimina i costi degli strumenti, che il cliente continua a pagare separatamente: TER degli ETF, commissioni di negoziazione e spread bid-ask. Per questo quanto costa un consulente finanziario indipendente non coincide mai con la sola parcella.

Perché la paghi con denaro che ha già scontato le imposte e non riduce la tua plusvalenza tassabile. Un costo incorporato in uno strumento finanziario abbassa il valore della quota e quindi la plusvalenza su cui pagherai il 26%, mentre la parcella esplicita non produce alcun beneficio fiscale. Per avere 1,22 euro netti da destinare alla parcella devi generarne 1,65 lordi: l’inefficienza vale 0,43 punti percentuali. È la voce che pesa di più quando si calcola quanto costa un consulente finanziario indipendente.

Sotto i 100.000 euro il modello standard è la parcella fissa da 1.000 euro più IVA, cioè 1.220 euro. Su 50.000 euro corrisponde al 2,44% del patrimonio, che diventa il 3,30% considerando l’inefficienza fiscale e circa il 3,72% aggiungendo TER degli ETF e commissioni di negoziazione. È esattamente il doppio dell’incidenza che avrebbe una parcella dell’1% più IVA.

Dipende dalla dimensione del patrimonio e da cosa cerchi, ed è per questo che quanto costa un consulente finanziario indipendente va sempre rapportato al capitale. Sopra i 500.000 euro le tariffe percentuali scendono e il conto diventa favorevole. Per esigenze di pianificazione pura, successione o seconda opinione, la tariffa oraria offre un ottimo rapporto fra prezzo e utilità. Sotto i 100.000 euro con la flat fee l’incidenza percentuale diventa molto alta e va valutata con attenzione.

Se si misura quanto costa un consulente finanziario indipendente per intero, i dati istituzionali non confermano il divario che la comunicazione del settore presenta come netto. Banca d’Italia stima il costo totale dei fondi comuni italiani all’1,58% medio nel periodo 2006-2016 e all’1,74% nel 2016, mentre il costo reale completo di una consulenza a parcella dell’1% si aggira sull’1,98%. La differenza esiste, ma è molto più sottile di quanto si racconti, e sui patrimoni piccoli si inverte.

Restano tre voci, e vanno sommate alla parcella per sapere quanto costa un consulente finanziario indipendente sul serio. Il TER degli ETF, fra lo 0,15% e lo 0,25% per un portafoglio diversificato. Le commissioni di negoziazione su ogni acquisto, vendita e ribilanciamento, tipicamente lo 0,19% del controvalore con minimi e massimi. Lo spread bid-ask, fra lo 0,05% e lo 0,20% sugli ETF più liquidi, che pesa sulla quota di portafoglio effettivamente movimentata.

Conclusioni: meno etichette, più aritmetica

Il dibattito italiano sulla consulenza finanziaria si è incastrato su un’etichetta. Da una parte i costi occulti del risparmio gestito, dall’altra la trasparenza della parcella. È una contrapposizione comoda, e come tutte le contrapposizioni comode racconta metà della storia. Chiedersi quanto costa un consulente finanziario indipendente serve proprio a recuperare l’altra metà.

L’aritmetica di questo articolo dice una cosa diversa e più utile. La parcella è trasparente, questo è vero e va riconosciuto: sai quanto paghi e a chi. Ma trasparente non vuol dire basso. Con l’IVA, con l’inefficienza fiscale, con il TER degli strumenti e con i costi di negoziazione, quanto costa un consulente finanziario indipendente si avvicina molto al costo totale che Banca d’Italia attribuisce ai fondi comuni italiani. E sotto i 100.000 euro lo supera nettamente.

Il che non porta alla conclusione opposta, cioè che il risparmio gestito sia meglio. Porta a una conclusione più scomoda per tutti: il costo, da solo, non è un criterio di scelta. Due modelli che costano quasi uguale vanno confrontati su quello che danno in cambio, sulla dimensione del patrimonio a cui si adattano e sul lavoro che fanno davvero.

Sapere quanto costa un consulente finanziario indipendente serve a togliere di mezzo l’argomento del prezzo, non a vincerlo.

Meno etichette, più aritmetica. È l’unico modo per capire quanto costa un consulente finanziario indipendente e, soprattutto, per capire se quel costo ha senso nel tuo caso specifico.

CFAAPWMIMCOCF
Come si valuta un consulente
Non chiedermi un consiglio. Chiedimi come lavoro.
Sono Alessandro Sorvillo, Private Banker Fineco: CFA Charterholder, specializzazione in Advanced Private Wealth Management, IMC britannico, iscritto all’albo OCF. Oltre 10 anni di esperienza e più di 80 milioni di euro di patrimonio seguito. Prima di parlare di soldi, ha senso capire con chi lo stai facendo: il primo incontro serve esattamente a questo, ed è gratuito.
Iscritto all’albo OCF, delibera Consob 604/2014. Verificabile online.

Nota Informativa e Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento 

Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.

Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore. 

Alessandro Sorvillo
CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO
Consulente Finanziario Fineco · Private Banker
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