Nella scheda mensile di onemarkets Balanced Eastern Europe al 31 luglio 2026 il primo paese in portafoglio non è la Polonia, e nemmeno la Romania o l’Ungheria. È l’Austria, con il 30,9%. Le prime due posizioni dell’intero fondo sono due titoli di Stato austriaci, e fra le prime dieci c’è anche un ETF sulle azioni dell’Europa occidentale. Il nome promette l’Est, i documenti descrivono un fondo che guarda all’Est partendo da Vienna.
onemarkets Balanced Eastern Europe Fund è un comparto bilanciato della piattaforma onemarkets del Gruppo UniCredit, gestito a Zagabria da una società del gruppo. Al 31 luglio 2026 il patrimonio era di 207 milioni di euro, contro i 30,3 milioni di fine 2025. Non ha un indice di riferimento, ha un indicatore di rischio di 3 su 7 e un periodo di detenzione raccomandato di tre anni.
In questa analisi di onemarkets Balanced Eastern Europe uso solo documenti ufficiali: la scheda mensile della classe C al 31 luglio 2026, il KID del 18 febbraio 2026, il prospetto, la relazione annuale al 30 giugno 2025, la semestrale al 31 dicembre 2025 e il volantino di marzo 2026. Vediamo il portafoglio, chi lo compra, come viene descritto il rischio e dove i documenti non coincidono.
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Sotto l’indice
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● In sintesi
onemarkets Balanced Eastern Europe in quattro punti, tutti presi dai documenti ufficiali.
- Un Est che parte dall'Austria: il 30,9% del portafoglio, con due titoli di Stato di Vienna in cima. Seguono Romania al 15,6%, Polonia al 15,2% e Ungheria al 13,3%.
- Metà azioni e metà obbligazioni: 46,7% e 46,7%, più il 6,7% in fondi. Fra le azioni i finanziari pesano il 47,6%.
- Un fondo cresciuto in fretta, e non solo in Italia: da 30,3 a 207 milioni in sette mesi. A fine 2025 più di metà del patrimonio stava in classi che non compaiono nella scheda italiana.
- Il rischio è raccontato in due modi: 3 su 7, "medio-basso", nel KID; "volatilità elevata" e perdite potenzialmente elevate nel prospetto.
Chi gestisce onemarkets Balanced Eastern Europe e i dati del fondo
onemarkets Balanced Eastern Europe è un comparto di onemarkets Fund, la SICAV lussemburghese con cui il Gruppo UniCredit costruisce la sua gamma di fondi a marchio proprio. Dal lato della consulenza bancaria ho già descritto l’offerta della banca nell’analisi di My Vision UniCredit: qui guardiamo invece dentro uno dei prodotti.
La società di gestione è UniCredit Invest Lux S.A., che ha delegato il portafoglio a UniCredit Invest d.o.o., società del gruppo con sede a Zagabria. Fino ad aprile 2026 si chiamava ZB Invest, ed è con questo nome che la citano ancora prospetto e volantino: il 30 aprile 2026 Zagrebačka banka ha annunciato il cambio di nome, precisando che per i clienti non cambiano investimenti, contratti e commissioni. Qui non c’è una casa esterna come PIMCO o BlackRock: la gestione di onemarkets Balanced Eastern Europe resta dentro il gruppo.
Il volantino presenta due gestori, entrambi a Zagabria: Davor Vorih, responsabile del reddito fisso con 15 anni di esperienza nel wealth management, e Zoran Pavlić, responsabile dell’azionario con 11 anni. Nei loro profili LinkedIn risultano ancora nella società, indicata con il vecchio nome ZB Invest.
Questi sono i dati di onemarkets Balanced Eastern Europe nella classe C, dalla scheda mensile al 31 luglio 2026 e dal KID. La scheda completa è pubblicata anche sulla pagina prodotto di UniCredit Invest Lux.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Nome completo | onemarkets Balanced Eastern Europe Fund |
| ISIN classe C (euro, accumulazione) | LU2595015632 |
| ISIN classe B (euro, accumulazione) | LU2595015558 |
| Altre classi al dettaglio | CD LU2595015715, U LU2595014312, UD LU2595014155 |
| Società di gestione | UniCredit Invest Lux S.A. |
| Gestore degli investimenti | UniCredit Invest d.o.o. (già ZB Invest), Zagabria |
| Lancio della classe C | 30 giugno 2023 |
| Patrimonio del comparto | 207 milioni di euro |
| Valore quota classe C | 139,14 euro |
| Numero di partecipazioni | 54 |
| Indice di riferimento | nessuno |
| Indicatore di rischio del KID | 3 su 7 |
| Periodo di detenzione raccomandato | 3 anni |
| Commissione d’ingresso classe C | fino al 3,50% |
| Commissione di gestione classe C | 1,75% |
| Spese correnti classe C | 2,38% |
| Classificazione SFDR | articolo 6 |
Le classi A e AD hanno un KID ma non compaiono nella relazione annuale né hanno valori quota pubblicati: l’analisi usa quindi la classe C ad accumulazione, quella della scheda mensile. La CD, a distribuzione, ha la stessa commissione d’ingresso e spese correnti del 2,43%, lo 0,05% in più.
Perché onemarkets Balanced Eastern Europe parte dall'Austria
La tabella per paese della scheda mensile è la prima cosa da leggere per capire onemarkets Balanced Eastern Europe. Questa è la ripartizione al 31 luglio 2026.
| Paese | Peso sul portafoglio |
|---|---|
| Austria | 30,9% |
| Romania | 15,6% |
| Polonia | 15,2% |
| Ungheria | 13,3% |
| Slovenia | 9,1% |
| Germania | 5,1% |
| Croazia | 4,2% |
| Slovacchia | 2,6% |
| Repubblica Ceca | 2,1% |
| Altro | 1,9% |
L’Austria non è un paese dell’Europa orientale, e il prospetto non la presenta così: parla di “titoli dell’Europa centrale e orientale”. È in quel “centrale” che trova posto Vienna. Il peso però è di un altro ordine rispetto al resto: quasi un terzo del fondo, il doppio della Romania e della Polonia.
Più di due quinti di quel 30,9% sono due titoli di Stato: l’Austria 2,4% con scadenza 23 maggio 2034, al 6,94%, e l’Austria 0,9% con scadenza 20 febbraio 2032, al 6,51%. Insieme fanno il 13,45% del patrimonio e sono le prime due posizioni di onemarkets Balanced Eastern Europe.
Il resto sono azioni. A fine 2025, secondo la semestrale, il fondo aveva otto società austriache: Raiffeisen Bank International, UNIQA, Strabag, EVN, Andritz, BAWAG, Palfinger e OMV, per il 9,85% del patrimonio. Nella scheda di luglio 2026 fra le prime dieci compare anche Vienna Insurance Group, al 2,23%, che a dicembre non c’era.
Perché così tanta Austria? I documenti non lo spiegano. Una ragione plausibile è il vincolo di un rating medio di almeno BBB+ sulla parte obbligazionaria: un titolo di Stato austriaco tiene alta la media più di un bond rumeno o ungherese.
Chi sceglie onemarkets Balanced Eastern Europe per aggiungere l’Est al portafoglio ottiene quindi, per quasi un terzo, un paese dell’area euro. Se possiede già governativi dell’area euro, come quelli che descrivo nell’analisi di Eurizon Obbligazioni Euro, una parte del fondo si sovrappone. La sovrapposizione vale anche dentro la stessa gamma: onemarkets Generali Euro Government Bond è un governativo dell’area euro con quasi metà del portafoglio in BTP.
Cosa promette il prospetto di onemarkets Balanced Eastern Europe
L’obiettivo di onemarkets Balanced Eastern Europe è dichiarato in due tempi: “in primo luogo nel generare reddito e, in secondo luogo, aumentare il valore dell’investimento dell’investitore” nel periodo di detenzione raccomandato. È quindi un bilanciato orientato al reddito, e la politica d’investimento lo traduce in una serie di limiti precisi. È la stessa formula che il prospetto usa per onemarkets Amundi Flexible Income, l’altro multi-asset della gamma orientato al reddito.
| Regola del prospetto | Limite |
|---|---|
| Azioni | fino al 70% del patrimonio |
| Tipo di azioni | blue chip dell’Europa centro-orientale con capitalizzazione sopra 500 milioni di euro |
| Rating medio del reddito fisso | almeno BBB+ |
| Reddito fisso sotto investment grade | fino al 60%, con rating minimo BB o Ba2 |
| Obbligazioni senza rating | fino al 5% |
| Titoli in valute diverse dall’euro | fino al 50% |
| Obbligazioni convertibili e CoCo | fino al 10% |
| Quote di altri fondi | fino al 30% |
| Depositi | fino al 20% |
| Pronti contro termine | fino al 20%, con un utilizzo atteso intorno al 5% |
Il metodo di onemarkets Balanced Eastern Europe è top-down: il gestore parte da dati macroeconomici, banche centrali e situazione politica dei singoli paesi, poi sulle azioni usa un modello interno che dà un voto alla qualità del business di ogni società.
Due limiti meritano attenzione. Il prospetto consente fino al 60% in reddito fisso sotto investment grade, cioè più di quanto un “bilanciato con rating medio BBB+” lasci immaginare. Il secondo è il tetto del 50% in valute diverse dall’euro: vuol dire che metà del fondo può muoversi con lo zloty, la corona ceca, il fiorino e il leu.
Il gestore può usare derivati, anche con posizioni corte, ma il prospetto esclude la leva con capitale preso a prestito, i total return swap e il prestito titoli, e misura il rischio con l’approccio degli impegni.
Le azioni di onemarkets Balanced Eastern Europe: banche, energia e un ETF sull'Europa occidentale
Nella scheda di luglio 2026 la parte azionaria di onemarkets Balanced Eastern Europe vale il 46,7% e quella in fondi il 6,7%. Il fondo conta 54 partecipazioni in totale, contro le 46 posizioni della semestrale al 31 dicembre 2025. Queste sono le prime dieci.
| Prime dieci partecipazioni al 31/07/2026 | Peso |
|---|---|
| Austria 2,4% 23/05/2034 | 6,94% |
| Austria 0,9% 20/02/2032 | 6,51% |
| iShares STOXX Europe 600 UCITS ETF (DE) | 5,13% |
| Polonia 3,625% 29/11/2030 | 3,91% |
| Romania 2,0% 14/04/2033 | 3,51% |
| Slovenia 1,5% 25/03/2035 | 3,18% |
| Croazia 3,25% 25/02/2036 | 2,53% |
| Ungheria 3,5% 23/03/2032 | 2,37% |
| Ungheria 4,0% 25/07/2029 | 2,24% |
| Vienna Insurance Group | 2,23% |
Nove posizioni su dieci sono titoli di Stato o fondi. La prima azione vera arriva al decimo posto, ed è di nuovo austriaca. La parte azionaria è quindi molto frammentata: nella semestrale le 30 società in portafoglio pesavano quasi tutte fra lo 0,4% e il 2,6% ciascuna.
I settori dicono il resto. Nella scheda di luglio 2026 i finanziari fanno il 47,6% delle azioni, l’energia il 14,8%, gli industriali il 13,2%, i servizi di pubblica utilità l’8,2%, la sanità il 7,1%, le comunicazioni il 4,9% e la tecnologia appena il 3,4%. È un portafoglio di banche e assicurazioni: nella semestrale di fine 2025 c’erano OTP in Ungheria, PKO, Pekao e Alior in Polonia, Banca Transilvania in Romania, NLB e Triglav in Slovenia, Komerční banka e Moneta in Repubblica Ceca.
Sull’energia pesano MOL, OMV Petrom, Romgaz e OMV; fra le eccezioni ci sono le farmaceutiche Richter Gedeon e Krka e il software di Asseco Poland.
Poi c’è l’ETF. iShares STOXX Europe 600 replica un indice di 600 società europee. In onemarkets Balanced Eastern Europe è la terza posizione, al 5,13%, ed era già presente a fine 2025 con il 2,71%. Il prospetto lo consente, perché una piccola parte delle azioni può andare fuori area, ma chi guarda solo il nome non se lo aspetta.
Il costo che non vedi
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Le obbligazioni di onemarkets Balanced Eastern Europe e il peso delle valute
La parte obbligazionaria di onemarkets Balanced Eastern Europe è la più semplice da descrivere: nella scheda di luglio 2026 il 46,7% del fondo è in “obbligazioni del governo centrale”. Niente obbligazioni societarie, nonostante il prospetto le consenta. A fine 2025 i titoli erano 15, emessi da sette Stati: Austria, Romania, Ungheria, Polonia, Slovenia, Croazia e Slovacchia.
C’è un dettaglio che conta. Nella semestrale al 31 dicembre 2025 tutte e 15 le obbligazioni erano denominate in euro, comprese quelle di Polonia, Romania e Ungheria, che emettono anche nelle loro valute. Il fondo compra quindi il rischio di credito di quei paesi senza il rischio di cambio del loro debito.
Le scadenze sono concentrate nel medio termine. Nella scheda di luglio 2026 il 16,8% del fondo sta su obbligazioni fra 5 e 7 anni, il 13,3% fra 7 e 10, l’11,6% fra 3 e 5, il 3,2% fra 2 e 3 e l’1,8% fra 1 e 2. La duration effettiva dichiarata è di 2,3 anni e il rendimento a scadenza dell’1,64%.
Il cambio entra dalle azioni. Nella scheda di luglio 2026 il fondo è per il 68,8% in euro, e il resto è diviso fra zloty polacco (9,3%), corona ceca (8,6%), leu rumeno (6,9%) e fiorino ungherese (6,4%). Quel 31,2% fuori dall’euro corrisponde alle azioni quotate a Varsavia, Praga, Bucarest e Budapest.
Una precisazione: la corona ceca all’8,6% supera di molto le azioni ceche, l’1,37% a fine 2025. Nella semestrale ci sono contratti a termine sulla corona per circa 4,2 milioni di euro, in pratica il patrimonio della classe MH-CZK coperta in corone, e la scheda non dice se la tabella valute li includa: il dato va letto come ordine di grandezza.
Per chi investe in euro, circa un terzo di onemarkets Balanced Eastern Europe si muove anche con il cambio di quattro valute dell’Est, e il prospetto permetterebbe di arrivare alla metà.
Come il gestore ha cambiato rotta: più azioni, meno obbligazioni
La relazione annuale al 30 giugno 2025 contiene il commento di gestione, ed è l’unico documento in cui ZB Invest spiega le proprie scelte su onemarkets Balanced Eastern Europe. Il racconto è quello di un fondo che si è spostato verso le azioni.
Nel corso del primo semestre, scrive il gestore nella relazione sull’esercizio chiuso a giugno 2025, “abbiamo progressivamente aumentato l’allocazione azionaria fino a circa il 60%”. Nello stesso periodo l’esposizione al reddito fisso è stata ridotta “di oltre il 10%”, e la relazione collega la scelta al “cambiamento strategico delineato nel prospetto aggiornato e di una maggiore enfasi sull’azionario”.
Sulle singole scelte il commento è preciso: uscita completa dai titoli della Lituania, “non più coerente” con le prospettive, ingresso nei titoli di Stato croati, riduzione del debito rumeno per i “crescenti rischi legati alle politiche economiche”. Per il futuro il gestore dichiarava di voler estendere gradualmente la duration e di concentrarsi su emittenti di qualità più alta sulla parte lunga della curva.
Secondo la stessa relazione, i mercati azionari della regione hanno avuto rendimenti “eccezionali”, con quasi tutti in crescita di oltre il 20%, la Romania intorno al 17% e l’Europa occidentale intorno al 7%. Nello stesso esercizio la classe C di onemarkets Balanced Eastern Europe ha fatto +11,91%.
Rispetto a quel commento, la fotografia di luglio 2026 è diversa. Oggi azioni e obbligazioni pesano entrambe il 46,7%, quindi sotto il “circa 60%” azionario raggiunto a metà 2025. La relazione dichiarava una duration di circa 4,3 anni, la scheda ne indica 2,3. Le due misure possono avere perimetri diversi, ma il fondo ha chiaramente cambiato assetto in un anno.
La relazione aggiunge che dividendi e rendimento corrente di onemarkets Balanced Eastern Europe valevano “circa il 6,15% lordo” a giugno 2025, prima delle spese correnti della classe C, pari al 2,38% l’anno.
Il costo che non vedi
I costi di un fondo non compaiono in estratto conto: vengono tolti dal valore della quota, ogni giorno, e in dieci anni valgono circa un quinto del capitale.
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Chi compra onemarkets Balanced Eastern Europe: da 8,7 a 207 milioni
La crescita di onemarkets Balanced Eastern Europe è la parte più sorprendente dei documenti. Il fondo è rimasto piccolo per due anni, poi è esploso.
| Data | Patrimonio del comparto | Fonte |
|---|---|---|
| 30 giugno 2024 | 8,7 milioni di euro | semestrale |
| 30 giugno 2025 | 11,2 milioni di euro | semestrale |
| 31 dicembre 2025 | 30,3 milioni di euro | semestrale |
| 31 luglio 2026 | 207 milioni di euro | scheda mensile |
Il salto più grande è arrivato nel 2026: in sette mesi il patrimonio è quasi settuplicato. Una crescita così rapida porta con sé un effetto visibile nei conti: a fine 2025 la cassa era di 4,06 milioni, il 13,40% del fondo, con altri 274.332 euro di sottoscrizioni ancora da incassare. Quando entrano soldi più velocemente di quanto il gestore riesca a investirli, una parte resta liquida e non lavora come il resto del portafoglio.
Chi porta questi soldi? La semestrale elenca numero di azioni e valore quota per ogni classe, e moltiplicando i due si ottiene il patrimonio di ciascuna al 31 dicembre 2025. La classe C valeva 9,45 milioni, il 31,2%, la B 4,26 milioni (14,1%), la CD 0,43 milioni (1,4%) e la U 33.099 euro, lo 0,11%. Sono le classi della scheda italiana, e insieme facevano il 46,8%.
Il resto, il 53,2%, stava in classi che nella scheda italiana non compaiono: M e MD con il 17,8% e il 17,1%, la MH-CZK coperta in corone ceche con circa il 14,0%, la OD con il 3,9% e la C-HUF in fiorini, nata nel secondo semestre 2025, con lo 0,4%. Le schede di altri paesi confermano il quadro: il fondo compare anche sui portali onemarkets slovacco e ungherese.
In Italia, secondo Borsa Italiana, al 31 agosto 2026 la classe C valeva 23,93 milioni e la B 15,02 milioni, la CD 0,41 e la U 0,06. Sono circa 39 milioni, contro i 207 del comparto a fine luglio: la maggior parte dei soldi arriva dai mercati di cui il fondo porta il nome.
Per un investitore della regione euro, Austria e titoli di Stato locali sono la parte “di casa” del portafoglio. Per un risparmiatore italiano la stessa costruzione di onemarkets Balanced Eastern Europe ha un altro significato.
Il rischio di onemarkets Balanced Eastern Europe: 3 su 7 o volatilità elevata?
Il KID di onemarkets Balanced Eastern Europe assegna alla classe C un indicatore di rischio di 3 su 7, e lo accompagna con parole rassicuranti: “classe di rischio medio-bassa”, perdite potenziali “nel livello medio-basso”.
Il prospetto usa un altro registro. Nel profilo dell’investitore tipo scrive che chi sottoscrive “deve essere preparato ad accettare una volatilità elevata del Comparto e perdite di capitale potenzialmente elevate”. Nella sezione sulla gestione del rischio aggiunge che il comparto “persegue una strategia d’investimento orientata alla crescita” e che “è inevitabile un’esposizione al rischio più elevata”.
Anche il KID, nella parte descrittiva, parla di “maggiore volatilità” e di “perdite di capitale potenzialmente elevate”. Lo stesso documento contiene quindi l’etichetta medio-bassa e l’avvertenza sulle perdite elevate. L’indicatore misura la volatilità passata, le frasi descrivono cosa il fondo potrebbe fare dentro i suoi limiti: per chi legge restano due messaggi opposti.
C’è poi la scheda mensile, che fra i rischi principali cita il rischio di leva finanziaria derivante dall'”uso estensivo di strumenti finanziari derivati”, capace di “causare la perdita totale” del valore in condizioni estreme. Nella stessa scheda i derivati pesano lo 0,0%, e il prospetto esclude la leva con capitale preso a prestito e misura il rischio con l’approccio degli impegni. È un’avvertenza generica, probabilmente comune a più comparti, applicata a un fondo che i derivati quasi non li usa.
Il dato storico più utile sta nella scheda: la deviazione standard della classe C è del 7,89%. È un livello da bilanciato, più alto di un obbligazionario e più basso di un azionario. Chi vuole un termine di paragone con un bilanciato di una grande casa può guardare come è costruito Fidelity Global Multi Asset Defensive, che ha un profilo dichiaratamente prudente.
Il rischio che i numeri sintetici di onemarkets Balanced Eastern Europe non mostrano è la concentrazione. Quasi metà delle azioni sono banche e assicurazioni, un quarto dei paesi pesa per la maggior parte del portafoglio e un terzo del fondo si muove con valute dell’Est. In una crisi regionale queste esposizioni tendono a scendere insieme.
Il costo che non vedi
I costi di un fondo non compaiono in estratto conto: vengono tolti dal valore della quota, ogni giorno, e in dieci anni valgono circa un quinto del capitale.
Quanto stai pagando tu, fondo per fondo, lo vedi nel check-up gratuito del portafoglio: numeri alla mano, poi decidi tu.
Sotto l’indice
Il confronto che conta non è con il passato del fondo ma con il suo indice: quando lo perde per otto anni su dieci, il problema è il costo, non il mercato.
Cosa succede a un portafoglio intero fatto così lo vedi nel caso studio del portafoglio che sembrava perfetto: 13 pagine, numeri reali.
Senza penali
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Cosa dice il KID su 10.000 euro investiti in onemarkets Balanced Eastern Europe
Gli scenari del KID sono il modo più concreto per tradurre il rischio in euro. Sono costruiti su un parametro di riferimento degli ultimi dieci anni, includono i costi della classe C e non sono una previsione, ma mostrano l’ampiezza dei risultati possibili su 10.000 euro.
A un anno, lo scenario di stress restituisce 4.830 euro, con una perdita del 51,70%. Lo scenario sfavorevole 7.380 euro, il moderato 10.160 e il favorevole 12.490. Su un fondo con rischio 3 su 7, uno stress che dimezza il capitale in un anno è un’indicazione da non trascurare.
A tre anni, il periodo raccomandato, lo stress arriva a 5.610 euro e lo sfavorevole a 7.840. Lo scenario moderato si ferma a 10.330 euro, cioè +1,09% l’anno, mentre il favorevole sale a 14.280 euro. Il KID precisa che lo scenario sfavorevole si è verificato fra ottobre 2017 e ottobre 2020, il moderato fra gennaio 2021 e gennaio 2024 e il favorevole fra settembre 2022 e settembre 2025.
Lo stesso KID spiega quanto pesano i costi sullo scenario moderato: a tre anni il rendimento medio sarebbe del 4,7% l’anno prima dei costi e dell’1,1% al netto. Su 10.000 euro i costi totali stimati sono 592 euro se si esce dopo un anno, compresa la commissione d’ingresso, e 1.152 euro se si resta tre anni, pari al 3,6% l’anno.
Chi ha la liquidità come alternativa può confrontare quell’1,1% netto con strumenti molto meno rischiosi. Nell’analisi degli ETF monetari ho messo in fila quanto rendono oggi i fondi che replicano i tassi a breve dell’area euro.
Volantino, KID e prospetto di onemarkets Balanced Eastern Europe: dove non coincidono
Il volantino di marzo 2026 è il documento che più spesso arriva in mano al cliente, ed è quello che si discosta di più dai documenti legali di onemarkets Balanced Eastern Europe. Questi sono i punti in cui le versioni non coincidono.
| Tema | Volantino o scheda | KID, prospetto e bilanci |
|---|---|---|
| Limite del 60% | volantino e KID: tutto il reddito fisso non può superare il 60% | prospetto: il 60% è il limite del solo reddito fisso sotto investment grade |
| Sostenibilità | volantino: “promuove caratteristiche Ambientali / Sociali” | stessa tabella del volantino, KID e prospetto: articolo 6, senza caratteristiche ambientali o sociali |
| Classe C | volantino: “non sottoscrivibile dagli investitori” | KID: “aperta agli investitori al dettaglio”; scheda: minimo 100 euro |
| Gestore | volantino e prospetto: ZB Invest Ltd. | nome cambiato in UniCredit Invest d.o.o. ad aprile 2026 |
| Data di lancio | scheda: comparto lanciato il 26/06/2024 | classe C lanciata il 30/06/2023, patrimonio già presente al 30/06/2024 |
| Rischio | KID: 3 su 7, “medio-basso” | prospetto: “volatilità elevata” e perdite potenzialmente elevate |
| Costi correnti | volantino (gennaio 2026): 2,44% per B, C e CD | KID C del 18/02/2026: 2,38%; KID B: 2,43% |
Il punto sulla classe C è il più facile da verificare con i numeri. Secondo il volantino le azioni C non si possono sottoscrivere e vengono assegnate solo a chi ha la classe B, allo scadere del terzo anno. La classe B però è nata il 19 luglio 2023, quindi le prime conversioni non potevano avvenire prima di luglio 2026. Intanto, nella semestrale, le azioni di classe C sono passate da 13.719 a giugno 2024 a 75.360 a dicembre 2025, e Borsa Italiana attribuisce alla classe C 23,93 milioni ad agosto 2026.
Il punto sul 60% conta di più per chi investe. Il KID e il volantino fanno pensare a un fondo con al massimo il 60% in obbligazioni, il prospetto in inglese, che è la versione vincolante, parla invece di un tetto del 60% sulle sole obbligazioni sotto investment grade. Nel portafoglio attuale la differenza non si vede, perché ci sono solo titoli di Stato, ma i limiti servono proprio per quello che il fondo potrebbe fare in futuro.
Nella “Carta di identità” del volantino di onemarkets Balanced Eastern Europe, infine, mancano le classi U e UD, e fra i rischi compaiono obbligazioni ad alto rendimento e CoCo che nel portafoglio di luglio 2026 non ci sono.
A chi può servire onemarkets Balanced Eastern Europe e a chi no
onemarkets Balanced Eastern Europe può avere un senso per chi cerca, in una sola quota, una combinazione di titoli di Stato in euro della regione e di azioni delle principali banche e società dell’Europa centro-orientale. Il gestore lavora nella regione, il portafoglio è leggibile e i derivati sono quasi assenti.
È meno adatto a chi lo sceglie pensando a un investimento “puro” sui mercati emergenti europei. Quasi un terzo è Austria, una parte delle azioni è un ETF sull’Europa occidentale e metà del fondo è in titoli di Stato. Chi vuole l’esposizione azionaria all’Est ottiene una versione diluita, e chi vuole prudenza si ritrova con un terzo del patrimonio esposto a quattro valute non euro. Chi cerca un azionario puro sui mercati emergenti trova nella stessa gamma onemarkets J.P. Morgan Emerging Countries, globale e non regionale, con un’altra particolarità: la classe che si sottoscrive diventa un’altra dopo tre anni.
Chi ha già in portafoglio fondi obbligazionari in euro, o un bilanciato europeo, dovrebbe verificare le sovrapposizioni prima di aggiungerlo. Il tema dei costi resta centrale: con il 2,38% di spese correnti, e fino al 3,50% all’ingresso, lo scenario moderato del KID lascia l’1,1% l’anno. Sulla scelta fra gestione attiva e strumenti a basso costo ho scritto un confronto nella guida su fondi comuni o ETF.
Chi è già cliente UniCredit e valuta questo fondo insieme agli altri prodotti della banca, dal conto deposito UniCredit alle soluzioni previdenziali come il fondo pensione UniCredit, ha interesse a guardare l’insieme e non il singolo prodotto.
Domande frequenti su onemarkets Balanced Eastern Europe
Cos'è onemarkets Balanced Eastern Europe?
È un comparto bilanciato di onemarkets Fund, la SICAV lussemburghese del Gruppo UniCredit, gestito a Zagabria da UniCredit Invest d.o.o., che fino ad aprile 2026 si chiamava ZB Invest. Investe in titoli di Stato e azioni dell’Europa centrale e orientale, con l’Austria come primo paese al 30,9%. Al 31 luglio 2026 gestiva 207 milioni di euro e non ha un indice di riferimento.
Quali sono gli ISIN di onemarkets Balanced Eastern Europe?
La classe C in euro ad accumulazione ha ISIN LU2595015632, la classe B LU2595015558. Le altre classi al dettaglio della scheda italiana sono la CD a distribuzione (LU2595015715), la U (LU2595014312) e la UD (LU2595014155). Esistono KID anche per la A (LU2595015392) e la AD (LU2595015475), che però non risultano in circolazione.
Quanto ha reso onemarkets Balanced Eastern Europe?
Secondo la scheda mensile, la classe C ha reso +1,85% nel 2024 e +19,67% nel 2025, +16,26% nei dodici mesi al 31 luglio 2026 e +37,99% sui tre anni. Nell’esercizio dal 30 giugno 2024 al 30 giugno 2025 la relazione annuale riporta +11,91% per la classe C e +12,74% per la U. Il fondo non ha un indice di riferimento con cui confrontarli.
Quanto costa la classe C di onemarkets Balanced Eastern Europe?
Il KID indica una commissione d’ingresso fino al 3,50%, spese correnti del 2,38%, di cui 1,75% di gestione secondo la scheda mensile, e costi di transazione dello 0,03%. Non ci sono commissioni di uscita né di performance. Su 10.000 euro tenuti tre anni i costi totali stimati sono 1.152 euro, pari al 3,6% l’anno.
Onemarkets Balanced Eastern Europe è un fondo a basso rischio?
Il KID lo classifica 3 su 7, medio-basso, ma il prospetto parla di volatilità elevata e di perdite potenzialmente elevate. La deviazione standard della classe C è del 7,89%, un terzo del fondo è esposto a valute dell’Est e metà delle azioni sono banche e assicurazioni. Lo scenario di stress del KID restituisce 4.830 euro su 10.000 dopo un anno.
Cosa succede alla classe B di onemarkets Balanced Eastern Europe dopo tre anni?
Al terzo anniversario le azioni di classe B vengono convertite automaticamente in classe C. Fino a quel momento non c’è commissione d’ingresso, ma chi esce paga una commissione di uscita che parte dal 2,55% e scende a zero in tre anni. Il KID aggiunge una commissione di collocamento del 2,55% applicata sull’attivo del comparto e recuperata giorno per giorno dal valore quota.
Conclusioni
onemarkets Balanced Eastern Europe è un fondo costruito con un’idea precisa: unire titoli di Stato in euro e azioni delle principali società dell’Europa centrale e orientale, affidando la gestione a chi lavora nella regione. Il portafoglio è leggibile e il patrimonio è cresciuto in fretta.
Il problema è la distanza fra il nome e il contenuto. Un fondo “Eastern Europe” con l’Austria al primo posto, un ETF sull’Europa occidentale fra le prime tre posizioni e metà patrimonio in titoli di Stato è un’altra cosa rispetto a un investimento sull’Est. E i documenti di onemarkets Balanced Eastern Europe, fra limiti del 60% letti in due modi, rischio medio-basso e volatilità elevata, classe C “non sottoscrivibile” con 24 milioni dentro, non aiutano chi deve decidere.
Chi ha questo fondo in portafoglio, o se lo sente proporre, ha interesse a guardare tre cose: quanta Austria e quanta area euro possiede già, quanto pesa il 3,6% l’anno di costi su un rendimento moderato dell’1,1% netto, e se il rischio che si prende è quello che pensava di comprare. Meno nomi, più documenti: è da lì che si capisce se onemarkets Balanced Eastern Europe ha posto nel proprio portafoglio, magari con il confronto di un consulente finanziario a Roma che guardi l’insieme.
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Il costo che non vedi
I costi di un fondo non compaiono in estratto conto: vengono tolti dal valore della quota, ogni giorno, e in dieci anni valgono circa un quinto del capitale.
Quanto stai pagando tu, fondo per fondo, lo vedi nel check-up gratuito del portafoglio: numeri alla mano, poi decidi tu.
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Sotto l’indice
Il confronto che conta non è con il passato del fondo ma con il suo indice: quando lo perde per otto anni su dieci, il problema è il costo, non il mercato.
Cosa succede a un portafoglio intero fatto così lo vedi nel caso studio del portafoglio che sembrava perfetto: 13 pagine, numeri reali.
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Senza penali
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Nota Informativa e Disclaimer
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento
Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.
Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore.





