Schema dei livelli di tutela del risparmio: le tre forme di garanzia prestate da un terzo e la protezione strutturale senza garante
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Investimenti a capitale garantito con Fineco: cosa esiste davvero

📅 Pubblicato il 22 Gennaio 2024
✏️ Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2026
🕐 … min di lettura

In Fineco la garanzia vera, quella prestata da un soggetto terzo e prevista per legge, esiste in due posti soltanto: il conto deposito, coperto dal Fondo Interbancario fino a 100.000 euro, e le polizze di ramo I, garantite dalla compagnia assicurativa. Tutto il resto di quello che viene chiamato “a capitale garantito” è in realtà a capitale protetto, che è una cosa diversa e in diversi casi migliore.

Chi cerca investimenti a capitale garantito, quindi, nella maggior parte dei casi finisce davanti a prodotti che garantiti non sono. Questa distinzione non è un cavillo da addetti ai lavori: è la ragione per cui due prodotti che promettono la stessa cosa possono comportarsi in modo opposto nel momento in cui hai bisogno dei soldi. Qui trovi le cinque strade che Fineco mette a disposizione, ordinate dalla più garantita alla più esposta, con i rendimenti attuali e il momento in cui ciascuna protezione entra davvero in funzione.

In sintesi

Garantito e protetto non sono sinonimi

La parola che usi per cercare non è quella che le regole permettono di scrivere sui documenti, e in mezzo c’è una differenza sostanziale.

Capitale garantito significa che esiste un soggetto obbligato a restituirti il denaro: una banca coperta da un fondo di tutela, una compagnia assicurativa, uno Stato. Se l’investimento va male, quel soggetto paga comunque. La garanzia è un’obbligazione giuridica e ha un garante con un nome.

Capitale protetto significa che il portafoglio è costruito per restituire il capitale, di solito comprando titoli che a scadenza rimborsano il valore nominale. Non c’è nessuno obbligato a coprire la differenza se quei titoli non rimborsano. La protezione è un obiettivo di gestione, non una promessa contrattuale.

Nella pratica quotidiana la protezione regge quasi sempre, perché i portafogli sono costruiti su titoli di Stato e la probabilità che saltino è remota. Ma “quasi sempre” e “sempre” sono cose diverse, e chi ti vende il prodotto ha l’obbligo di dirtelo.

I quattro livelli di tutela, dal più forte al più debole

LivelloChi rispondeDove lo trovi in FinecoCosa succede nel caso peggiore
Garanzia di leggeFondo Interbancario di Tutela dei DepositiConto deposito CashParkRimborso fino a 100.000 euro per intestatario
Garanzia contrattualeLa compagnia assicurativaPolizze di ramo IAttivi segregati, poi concorso con gli altri creditori
Garanzia dell’emittenteLo Stato italianoBTP e titoli di StatoRimborso a scadenza salvo default sovrano
Protezione strutturaleNessuno, la regge il portafoglioFondi Fineco AM, certificates, ETF bufferDipende dalla solvibilità dei titoli sottostanti

C’è un ultimo aspetto che quasi nessuno racconta e che vale la pena tenere a mente: la garanzia non è mai gratis. Si paga sempre in rendimento, e più è forte il garante più costa. È il motivo per cui il conto deposito, che ha la tutela migliore, è anche quello che rende meno.

Schema dei livelli di tutela del risparmio: le tre forme di garanzia prestate da un terzo e la protezione strutturale senza garante
Le tre garanzie hanno un garante con un nome. La protezione no: la regge il portafoglio.

Le cinque strade in Fineco, dalla più garantita alla più esposta

1. Conto deposito CashPark: la garanzia vera

È il prodotto con la tutela più solida della lista. Il conto deposito Fineco CashPark riconosce, con l’iniziativa in corso, l’1,75% lordo annuo su vincoli a 12 mesi. Al netto della ritenuta del 26% e dell’imposta di bollo dello 0,20% restano circa 1,10% effettivi.

Il capitale è coperto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per intestatario. È la garanzia più forte che esista in Italia sul risparmio, ed è quella che rende irrilevante la solidità della singola banca fino a quella soglia.

Due limiti da conoscere. Il primo è che il tasso base del prodotto, fuori dalle iniziative promozionali, è zero: esistono solo le finestre, e ciascuna vale per un periodo limitato. Il secondo è che l’iniziativa vale solo sulla liquidità che entra da fuori, quindi chi disinveste un fondo già in Fineco per parcheggiare i soldi non vi accede.

Quando è la scelta giusta: liquidità che potrebbe servirti entro l’anno, somme fino a 100.000 euro per intestatario, e la volontà di non prendere nessun rischio di mercato.

2. Polizze di ramo I: la garanzia dell'assicurazione

Le polizze di ramo I investono in una gestione separata, un portafoglio distinto dal patrimonio della compagnia il cui rendimento si calcola con criteri contabili invece che a valori di mercato. È questo che rende il loro andamento molto più regolare di un fondo.

La gamma attuale su Fineco è quella di CNP Vita: Top Valor Duo, Advice Duo e Private Duo, che investono metà in gestione GEFIN e metà in CNP Spinnaker. Lo scenario moderato del documento informativo indica 1,79% annuo netto su cinque anni, con un indicatore di rischio di 1 su 7, il più basso della scala europea.

Qui la garanzia è reale ma condizionata, ed è il punto che va capito prima di firmare: opera in caso di decesso dell’assicurato e in caso di riscatto totale richiesto dentro le finestre quinquennali, cioè nei due mesi a cavallo della quinta ricorrenza annuale e poi ogni cinque anni. Fuori da quelle finestre il contraente si assume il rischio.

In cambio ci sono tre vantaggi che nessun altro strumento della lista offre: l’esenzione dall’imposta di bollo dello 0,20%, l’assenza di imposta di successione, e l’uscita dall’asse ereditario con designazione diretta del beneficiario.

Quando è la scelta giusta: orizzonte di almeno cinque anni, e un obiettivo che riguarda anche il passaggio generazionale e non solo il rendimento.

3. Fondi Fineco AM a capitale protetto

È la famiglia più numerosa e quella che l’intelligenza artificiale di Google, quando risponde a questa domanda, non nomina mai: i fondi Global Defence di Fineco Asset Management, di cui dal 2020 a oggi sono state collocate trentanove emissioni.

Dentro la stessa famiglia c’è anche una linea che non protegge il capitale ma lo accompagna: i fondi Global Defence Target Passive partono da titoli di Stato e in cinque anni si trasformano, un trimestre alla volta, in un portafoglio azionario. Sono la scelta per chi ha liquidità ferma e vuole entrare sui mercati senza scegliere il giorno; dal settembre 2026 esiste anche una versione settoriale, il Global Defence Target Passive Tech Leaders, che arriva al 100% tecnologia, e una geografica, il Global Defence Target Passive Emerging Markets Equity, che arriva al 100% mercati emergenti.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Il fondo compra titoli di Stato con scadenza allineata a quella del prodotto e li tiene fino a maturity, aggiungendo una componente di credito che finanzia la cedola. Se i titoli rimborsano regolarmente, a scadenza il capitale torna indietro e la cedola incassata resta acquisita.

Qui però siamo nel territorio della protezione, non della garanzia: nessun soggetto è obbligato a coprire la differenza se un emittente in portafoglio va in default. La protezione inoltre opera solo a scadenza, perché prima il valore quota si muove con i tassi.

Sono prodotti a finestra: si possono sottoscrivere solo durante il collocamento, che dura poche settimane, e poi restano in vita fino alla scadenza senza essere più acquistabili. Le durate vanno tipicamente da tre a dieci anni, e il rendimento obiettivo è più alto di quello del conto deposito proprio perché il vincolo temporale è più lungo.

Quando è la scelta giusta: una quota di patrimonio che puoi immobilizzare per anni, cercando più rendimento di quello che offre la liquidità garantita.

4. BTP e titoli di Stato

Il termine di paragone che va sempre messo sul tavolo, perché è la forma più semplice ed economica di garanzia disponibile. Un BTP tenuto fino a scadenza è garantito dallo Stato italiano e sconta la tassazione agevolata al 12,50% invece del 26%, che su rendimenti bassi fa una differenza notevole.

Il prezzo è la volatilità: prima della scadenza il valore del titolo si muove in senso inverso ai tassi, quindi vendere in anticipo può significare incassare meno di quanto si è investito. La garanzia dello Stato riguarda il rimborso a scadenza, non il prezzo lungo il percorso.

Quando è la scelta giusta: quando la scadenza del titolo coincide con il momento in cui ti serviranno i soldi, e quando il rendimento a quella scadenza batte le alternative a parità di durata.

5. Certificates ed ETF buffer: protezione condizionata

L’ultima categoria è anche la più delicata. I certificates a capitale condizionatamente protetto restituiscono il capitale solo se un evento di mercato non si verifica, tipicamente se un indice non scende sotto una certa barriera. Gli ETF buffer assorbono una fascia predefinita di perdita, per esempio i primi dieci punti percentuali, lasciando scoperto tutto il resto.

Il meccanismo somiglia molto a una garanzia, ed è il motivo per cui questi strumenti finiscono spesso nella stessa conversazione. Garanzia però non è: si tratta di capitale protetto, e per giunta in forma condizionata. Nessun terzo obbligato si impegna a restituirti la somma.

Un esempio concreto è l’Autocallable Certificate Solactive Fineco, che rimborsa il 100% del capitale solo se nessuno dei tre indici sottostanti chiude sotto il 70% del valore iniziale. Se quella soglia salta, il rimborso segue l’indice andato peggio.

Non sono strumenti sbagliati, ma non appartengono davvero alla categoria che stai cercando: qui la protezione è un’opzione finanziaria comprata sul mercato, con un costo e una condizione. Vanno valutati come strumenti di gestione del rischio, non come alternative al conto deposito.

Quanto rendono davvero, a confronto

Messi in fila, gli investimenti a capitale garantito e protetto disponibili in Fineco raccontano una storia abbastanza chiara. I numeri sotto sono al netto della fiscalità, che è l’unico modo onesto di confrontarli, perché le aliquote sono diverse.

StrumentoRendimento indicativo nettoOrizzonteTipo di tutelaBollo 0,20%
Liquidità sul conto0%nessunogaranzia di legge
Conto deposito CashParkcirca 1,10%12 mesigaranzia di legge fino a 100.000 euro
Polizza di ramo Icirca 1,79%5 annigaranzia della compagnia, a finestreno
Fondi Fineco AM protettivariabile per emissioneda 3 a 10 anniprotezione strutturale, a scadenza
BTP a scadenzadipende dal titoloscadenza del titologaranzia dello Stato

Guardando la colonna dei rendimenti si nota subito che le differenze sono di pochi decimi di punto. Guardando quella dell’orizzonte si capisce dove sta la decisione vera. Non stai scegliendo tra rendimenti, stai scegliendo tra durate, e il rendimento è semplicemente il prezzo che il mercato paga per l’attesa.

C’è un dettaglio nella colonna di destra che vale più di quanto sembri: l’imposta di bollo dello 0,20% si applica al capitale e non al rendimento. Con i tassi al 4% era un dettaglio, con i tassi intorno all’1,75% si prende oltre un decimo di quello che guadagni.

Rappresentazione degli orizzonti temporali crescenti delle cinque strade a capitale garantito e protetto disponibili in Fineco
Non stai scegliendo tra rendimenti, stai scegliendo tra durate.

Come investire 50.000 euro senza rischi

È una delle domande più cercate su questo tema, e la risposta onesta comincia con una precisazione: senza rischi non esiste. Esiste senza rischio di mercato, che è un’altra cosa, e comporta comunque due rischi che nessuno chiama per nome.

Il primo è il rischio di inflazione. Un rendimento netto dell’1,10% protegge il potere d’acquisto solo se i prezzi salgono meno di così. Su dieci anni una differenza di un punto tra rendimento e inflazione erode circa un decimo del capitale reale.

Il secondo è il rischio di orizzonte, cioè immobilizzare per cinque anni denaro che poi ti serve al terzo. È il rischio che si materializza più spesso, ed è anche l’unico completamente sotto il tuo controllo.

Su un importo del genere, l’errore tipico non è scegliere lo strumento sbagliato: è metterlo tutto nello stesso. Una somma va divisa per quando servirà, non per quanto rende. Ed è esattamente il ragionamento che si fa in un check-up del portafoglio.

Quando la protezione è un errore

Vale la pena dirlo, perché è il rovescio della medaglia di tutto quello che hai letto fin qui.

Gli investimenti a capitale garantito hanno un costo implicito che si paga in rendimento mancato, e su orizzonti lunghi quel costo diventa il problema principale. Su vent’anni la differenza tra un rendimento reale nullo e un rendimento reale del due per cento cambia il risultato finale di circa il cinquanta per cento.

Chi ha un orizzonte lungo e sceglie la protezione per non vedere oscillare il conto sta comprando tranquillità psicologica con soldi veri. È una scelta legittima, ma va fatta sapendo cosa costa, e va limitata alla quota di patrimonio che ne ha davvero bisogno.

Il criterio che uso è semplice: la protezione serve alla parte di patrimonio con una destinazione e una data. Per il resto, la protezione migliore è il tempo.

E se oltre alla protezione vuoi il quadro completo dell’offerta, dalla più garantita alla più esposta, c’è la mia guida completa per investire in Fineco.

Domande frequenti sugli investimenti a capitale garantito

Tra quelli con una garanzia vera, oggi la polizza di ramo I nello scenario moderato indica circa l’1,79% netto annuo su cinque anni, contro l’1,10% netto del conto deposito a dodici mesi. I fondi a capitale protetto possono avere rendimenti obiettivo più alti, ma non hanno una garanzia di legge e richiedono orizzonti più lunghi.

Sul conto deposito interviene il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per intestatario. Sulle polizze la garanzia è della compagnia assicurativa. Sui fondi a capitale protetto non esiste garanzia: c’è un obiettivo di protezione perseguito dal portafoglio.

La garanzia è un obbligo giuridico di un soggetto terzo, che paga anche se l’investimento va male. La protezione è un obiettivo di costruzione del portafoglio, senza nessuno obbligato a coprire la differenza. Nella pratica la protezione regge quasi sempre, ma le due cose non sono equivalenti.

Zero. È il motivo per cui, per chi non prevede di usare quella somma nel breve, non attivare almeno un vincolo è una scelta che costa denaro.

Non oggi. Rendimenti di quel livello appartenevano al 2023 e al 2024, quando i tassi della Banca Centrale Europea erano molto più alti. Quando compaiono offerte molto sopra la media di mercato conviene verificare chi è il garante e leggere le condizioni di accesso, che spesso limitano la promozione a importi o durate ridotte.

Dipende dalla durata e dalla fiscalità. Il BTP sconta il 12,50% invece del 26% e ha la garanzia dello Stato a scadenza, ma il prezzo oscilla se vendi prima. Il conto deposito non oscilla mai e ti restituisce il capitale integro in qualsiasi momento, ma paga più tasse e ha il limite dei 100.000 euro di copertura.

Sì, in due casi: se disinvesti prima della scadenza, perché la protezione opera solo a maturity, e se si verifica un evento di credito sui titoli in portafoglio. È poco probabile, ma è la ragione per cui questi prodotti non possono essere chiamati garantiti.

Nota Informativa e Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento 

Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.

Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo e il KID (Key Information Document) in italiano, generalmente disponibili su finecobank.com e finecoassetmanagement.com, e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilita di questo strumento con il proprio profilo di investitore. Fineco Asset Management D.A.C. fa parte del Gruppo FinecoBank ed e regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda.

Alessandro Sorvillo
CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO
Consulente Finanziario Fineco · Private Banker
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