Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo, il PIP iscritto all albo COVIP con il numero 5083 e i suoi tre comparti
Investimenti

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo: quanto rende davvero il PIP da 1,7 miliardi

📅 Pubblicato il 11 Agosto 2026
✏️ Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2026
🕐 … min di lettura

Se cerchi su Google il nome di questo prodotto, al terzo posto ti compare un altro prodotto. Si chiama Il Mio Domani, è della stessa compagnia, e non è la stessa cosa. Già da qui si capisce che la previdenza integrativa di casa Intesa non è semplicissima da leggere dall’esterno.

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è il Piano Individuale Pensionistico del gruppo, iscritto all’albo COVIP con il numero 5083. Con oltre 141.000 posizioni aperte Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è il sesto PIP italiano per patrimonio, e sommando i tre comparti al 31 dicembre 2025 arriva a 1,76 miliardi di euro.

Questa analisi parte solo dai documenti ufficiali: la Nota informativa depositata in COVIP il 31 marzo 2026, le due Schede dei costi (sì, sono due), il Regolamento e le Condizioni generali nell’edizione di luglio 2026. Poi ho preso i rendimenti che la COVIP pubblica linea per linea e li ho messi accanto a quelli degli altri PIP.

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo non è un prodotto irregolare e non è nemmeno il peggiore della sua categoria: su alcuni fronti si difende meglio di quanto mi aspettassi. Ma c’è un numero, dentro la sua stessa Nota informativa, che vale tutto il resto dell’articolo.

Prima di decidere

Hai già questo fondo pensione, oppure lo stai valutando? Il punto non è se sia “un buon fondo” in astratto, ma se il comparto che hai scelto e i versamenti che fai sono coerenti con i tuoi anni alla pensione.

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● IN SINTESI

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è un PIP iscritto all’albo COVIP con il numero 5083, con tre comparti e 1,76 miliardi di patrimonio a fine 2025.

Che cos'è Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo e chi lo emette

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è un PIP, cioè un Piano Individuale Pensionistico di tipo assicurativo: la forma di previdenza complementare che si sottoscrive a titolo personale, senza passare da un contratto collettivo. È iscritto all’albo tenuto dalla COVIP con il numero 5083 e opera in regime di contribuzione definita.

Il soggetto istitutore è Intesa Sanpaolo Assicurazioni S.p.A., del Gruppo Intesa Sanpaolo, con sede legale a Torino in Via San Francesco d’Assisi e sede operativa a Milano. È la compagnia assicurativa del gruppo, non la banca: la distinzione conta quando si cercano i documenti, perché stanno sul sito della compagnia e non su quello di Intesa Sanpaolo.

Le dimensioni sono da prima fascia. A fine 2025 la COVIP censiva 141.132 posizioni in essere e circa 1,47 miliardi di risorse destinate alle prestazioni, che collocano Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo al sesto posto tra i PIP italiani per masse. Sommando invece i patrimoni netti dei tre comparti dichiarati nella Nota informativa si arriva a 1,76 miliardi.

La contribuzione è libera: decidi tu quanto versare e con quale frequenza. Se sei un lavoratore dipendente puoi conferire anche il TFR maturando, e in quel caso il versamento passa dal datore di lavoro.

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo o Il Mio Domani? I due prodotti che Google confonde

Prima di guardare qualsiasi numero conviene chiarire un equivoco, perché è la prima cosa che manda fuori strada chi cerca informazioni.

Intesa Sanpaolo Assicurazioni ha due prodotti previdenziali con nomi quasi identici, e non sono la stessa forma pensionistica:

Il Mio Futuro è un PIP, cioè un contratto assicurativo, albo COVIP 5083. È quello di cui parla questo articolo

Il Mio Domani è un fondo pensione aperto, che è una cosa giuridicamente diversa, con un altro numero di albo, altri comparti e un’altra struttura di costi

Non è una sfumatura da pignoli. Fondo aperto e PIP hanno regole diverse su come si calcolano i rendimenti, su come funziona il comparto garantito e su come si stratificano le commissioni nel lungo periodo. Confrontare i costi dell’uno con i rendimenti dell’altro porta a conclusioni sbagliate.

La confusione non è solo tua. Nella prima pagina di Google per il nome Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo, il terzo risultato è la pagina di Il Mio Domani, e più in basso ne compare una seconda. Se hai bisogno del quadro sull’altro prodotto, l’ho analizzato a parte nella scheda su Il Mio Domani, il fondo pensione aperto di Intesa Sanpaolo.

Il modo sicuro per capire quale hai in mano è uno solo: guardare il numero di albo in testa alla Nota informativa. Su Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo deve esserci scritto 5083.

Due piani pensionistici della stessa compagnia con nomi quasi identici: Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo e Il Mio Domani
Il Mio Futuro e un PIP con albo COVIP 5083, Il Mio Domani e un fondo pensione aperto: forme pensionistiche diverse.

Otto PIP a catalogo, sette chiusi: Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è l'ultimo rimasto

Questo è un elemento di contesto che non ho trovato scritto da nessuna parte, e che secondo me spiega parecchio del prodotto.

Nell’elenco dei rendimenti che la COVIP pubblica a fine 2025, sotto Intesa Sanpaolo Assicurazioni compaiono otto Piani Individuali Pensionistici. Sette portano il marcatore che segnala i fondi chiusi a nuove adesioni.

PIPAlbo COVIPStato
Ouverture 20075002chiuso a nuove adesioni
PIP Progetto Pensione5037chiuso a nuove adesioni
Vita&Previdenza Sanpaolo Più5038chiuso a nuove adesioni
Aviva Vita Pro Futuro5051chiuso a nuove adesioni
Previnext5056chiuso a nuove adesioni
Previnext Platinum5057chiuso a nuove adesioni
Il Mio Futuro5083aperto
BAPCrescendoPrevidente5084chiuso a nuove adesioni

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è l’unico ancora collocabile. Gli altri sette sono il sedimento di anni di acquisizioni: Aviva Vita, Banca Popolare, Cassa di Risparmio, ciascuna arrivata nel gruppo con il proprio piano pensionistico, e ciascuna poi congelata.

Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è che se ti propongono un PIP allo sportello di una banca del gruppo, quello è Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo, punto: non c’è una scelta interna da fare.

La seconda è più interessante e la riprendo più avanti. Il prodotto sopravvissuto ha la gamma di comparti più stretta di quelli chiusi: dentro Vita&Previdenza Sanpaolo Più c’era una linea azionaria che in dieci anni ha reso il 6,57% l’anno. Qui una linea azionaria non c’è.

I tre comparti di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo e cosa c'è dentro

I comparti di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo sono tre e coprono un arco di rischio piuttosto compresso. Questi sono i dati al 31 dicembre 2025 presi dalla Scheda “Presentazione”.

CompartoTipologiaOrizzontePatrimonio nettoPortafoglioGestione
Fondo Interno Lungo Terminebilanciato flessibilemedio-lungo, tra 10 e 15 anni dal pensionamento663.667.225 €48,43% capitale, 51,57% debito1,70%
Fondo Interno Medio Terminebilanciato flessibilemedio, tra 5 e 10 anni262.810.439 €32,34% capitale, 67,67% debito1,40%
Gestione Separata EV PREVIgarantitobreve, da 5 anni829.830.074 €2,93% capitale, 97,07% debito1,30% più variabile

Tre cose di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo vanno notate subito.

Il comparto più popolato è quello garantito. EV PREVI da sola vale 830 milioni, cioè il 47% del patrimonio complessivo, ed è anche l’unica linea con una garanzia: la rivalutazione annua della posizione non può essere negativa. Non è una promessa di rendimento, è un divieto di scendere sotto zero.

Nessuno dei due fondi interni ha garanzia. Lo dicono le rispettive schede con una riga secca: garanzia assente. Sono fondi a valore di quota, quindi possono perdere.

Non esiste una linea azionaria. Il comparto più aggressivo di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è un bilanciato con il 48% di titoli di capitale. Per un trentenne che ha davanti trentasette anni di versamenti, è un tetto piuttosto basso, e la Nota lo classifica per un orizzonte di dieci-quindici anni dal pensionamento, non trentacinque.

Va aggiunto che tutti e tre i comparti dichiarano di non tenere conto di criteri di sostenibilità, il che nel 2026 è una scelta ormai poco comune.

Quanto ha reso davvero Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo

Passiamo ai numeri di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo. Questi sono i rendimenti netti medi annui composti che la COVIP pubblica per ogni singola linea di ogni PIP italiano, calcolati con la stessa metodologia per tutti, aggiornati a fine 2025.

Comparto20253 anni5 anni10 anni
Fondo Interno Lungo Termine6,40%5,61%2,02%1,97%
Fondo Interno Medio Termine4,40%4,35%0,97%1,07%
Gestione Separata EV PREVI1,76%1,58%1,41%1,29%

Il 2025 è stato un buon anno, come per quasi tutti. La colonna che conta però è l’ultima, perché il decennio incorpora sia i mercati che salgono sia il 2022.

Il termine di paragone più onesto è il TFR lasciato in azienda, perché è l’alternativa che ogni lavoratore dipendente ha davvero. Nello stesso decennio il TFR si è rivalutato di circa 2,49% l’anno. Significa che nessuno dei tre comparti di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo ha battuto il TFR su dieci anni: il migliore si ferma a 1,97%, mezzo punto sotto.

Messo accanto ai concorrenti il quadro è più sfumato, e va detto. Tra le 32 linee bilanciate di ramo III dei PIP italiani con dieci anni di storia, il Lungo Termine con il suo 1,97% sta al settimo posto, sopra una mediana dell’1,50%. Il Medio Termine, con 1,07%, scivola invece al ventunesimo.

Una nota di trasparenza sui dati. Per la gestione separata la Nota informativa indica un rendimento netto 2025 del 2,86%, mentre nella tabella COVIP la stessa linea per il 2025 risulta all’1,76%. Le due cifre non si riconciliano con i documenti che ho in mano, quindi per i confronti tra prodotti uso la serie COVIP, che è calcolata allo stesso modo per tutti.

Quanto Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo si discosta dal proprio indicatore

Qui arriva il dato più importante su Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo, ed è pubblicato dalla compagnia stessa: dentro la Nota informativa, accanto al rendimento di ogni comparto, c’è quello del rispettivo indicatore di riferimento.

Il confronto che conta non è “il comparto ha reso poco”. È confrontare il divario dall’indice con la commissione applicata. Se il divario è uguale alla commissione, la gestione lorda ha replicato l’indice e quello che manca è solo il prezzo. Se il divario è maggiore, oltre al prezzo c’è anche un problema di gestione.

Comparto, 10 anniCompartoIndicatoreDivarioCommissione
Fondo Interno Lungo Termine1,97%4,28%-2,311,70%
Fondo Interno Medio Termine1,07%2,01%-0,941,40%
Gestione Separata EV PREVI1,27%1,70%-0,431,30%

Guarda la riga in alto. Il Fondo Interno Lungo Termine ha mancato il proprio indicatore di 2,31 punti l’anno in dieci anni, contro una commissione dell’1,70%. Sono sessantun centesimi l’anno che non si spiegano con il prezzo del prodotto. A cinque anni il divario si allarga a 3,06 punti, contro la stessa commissione.

È il comparto più grande dei due fondi interni, con 664 milioni di euro dentro, ed è quello venduto a chi ha l’orizzonte più lungo.

Le altre due righe raccontano il contrario, e vanno riconosciute. Sul Medio Termine il divario a dieci anni è 0,94 punti contro una commissione dell’1,40%: la gestione lorda ha fatto meglio dell’indice e quello che manca è meno del prezzo pagato. Su tre anni il comparto lo batte addirittura, 4,35% contro 3,98%. Anche su EV PREVI il divario di 0,43 punti sta sotto la commissione dell’1,30%.

Il paradosso è servito: il comparto che dovrebbe cogliere le opportunità dei mercati azionari è l’unico dei tre che il proprio indice non lo tiene, mentre i due più prudenti se la cavano.

Sul Fondo Interno Lungo Termine il divario dall indicatore vale 2,31 punti l anno contro una commissione dell 1,70 per cento
Fonte: Nota informativa depositata in COVIP il 31 marzo 2026. Quando il divario supera la commissione, la differenza non si spiega col prezzo.

I costi di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo, voce per voce

Il listino di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo ha una struttura insolita e in buona parte è una buona notizia, quindi va letto per intero.

VoceQuanto
Spese di adesionenon previste
Commissione annua, contributi sotto 50 €0 €
Commissione annua, contributi da 50 a 300 €30 €
Commissione annua, contributi da 300 € in su50 €
Gestione Fondo Interno Lungo Termine1,70% annuo
Gestione Fondo Interno Medio Termine1,40% annuo
Gestione Separata EV PREVI1,30% più 20% della parte di rendimento oltre il 3,5%
Commissione di performance sui fondi interni20% dell’overperformance
Trasferimento50 €
Riscatto50 €
RITA20 € più 2 € a rata

L’assenza di prelievi percentuali sui versamenti è il punto migliore del prodotto, e va detto con chiarezza. Dove molti PIP concorrenti trattengono il 2,50% o il 3% di ogni contributo, qui il contributo entra intero e si paga una quota fissa in euro.

Il rovescio è che una quota fissa pesa in percentuale tanto più quanto meno versi. Cinquanta euro su un contributo annuo di 5.000 sono l’1%. Gli stessi cinquanta euro su 300 euro versati sono il 16,7%. La soglia è costruita bene, perché sotto i 50 euro non si paga nulla e tra 50 e 300 si scende a 30 euro, ma resta il fatto che i piccoli versatori pagano l’aliquota peggiore.

Gli ISC dichiarati sono questi: a dieci anni 2,11% sul Lungo Termine, 1,81% sul Medio Termine e 1,80% sulla gestione separata. Per riferimento, nella Relazione per l’anno 2025 la COVIP colloca l’ISC medio dei PIP su dieci anni al 2,17%: tutti e tre i comparti stanno sotto la media della categoria più cara della previdenza complementare.

Sull’orizzonte previdenziale vero, i 35 anni usati dalla COVIP per confrontare i fondi, l’ISC scende a 1,81% sul Lungo Termine, 1,51% sul Medio Termine e 1,50% sulla gestione separata: la quota fissa in euro si diluisce man mano che il montante cresce, ma il livello resta quello tipico dei PIP, lontano dai negoziali.

E vale l’avvertenza che la COVIP obbliga a stampare su ogni Nota informativa: “un ISC del 2% invece che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione di circa il 18% (ad esempio, lo riduce da 100.000 euro a 82.000 euro)”. È il metro con cui leggere tutta questa sezione.

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La scheda dei costi di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo riservata agli under 25

Nella documentazione di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo ci sono due schede dei costi, non una, ed è un dettaglio che i comparatori online non riportano quasi mai.

La seconda si intitola “I costi, aderenti fino a 25 anni” e si applica a chi ha aderito a Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo dal 31 marzo 2016 con un’età compresa tra 0 e 25 anni non compiuti. Per costoro la commissione annua scende a 10 euro al posto dei 30 o 50 della scheda ordinaria, fino all’anno solare in cui si compiono venticinque anni.

L’effetto sull’indicatore sintetico si vede soprattutto nei primi anni.

CompartoISC 2 anni, ordinarioISC 2 anni, under 25Differenza
Fondo Interno Lungo Termine3,74%3,19%-0,55
Fondo Interno Medio Termine3,44%2,89%-0,55
Gestione Separata EV PREVI3,43%2,88%-0,55

Mezzo punto pieno di sconto sui primi due anni, che si riduce a 0,15 punti sui dieci e a 0,04 sui trentacinque, perché la quota fissa si diluisce da sola man mano che il montante cresce.

Non è una rivoluzione, ma è la differenza tra un prodotto che scoraggia i versamenti piccoli e uno che li accompagna. Vale la pena saperlo, soprattutto perché è un’agevolazione che va chiesta: la scheda ordinaria rimanda alla seconda in una nota a piè di pagina, e non è materiale che salti agli occhi.

La commissione di performance che l'ISC non conta

Sui due fondi interni di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo è prevista una commissione di performance, e ha una caratteristica che la rende invisibile nei confronti tra prodotti.

Il meccanismo è questo: il 20% della differenza, se positiva, tra quanto ha fatto il fondo e quanto ha fatto il suo parametro di riferimento, misurata su ogni anno solare rispetto all’High Water Mark dell’anno precedente. L’High Water Mark è la clausola corretta, perché impedisce di farsi pagare due volte per lo stesso recupero dopo un anno negativo.

Il punto non è la commissione in sé, che è una struttura legittima e diffusa. Il punto è dove finisce, o meglio dove non finisce.

La Scheda dei costi lo scrive a chiare lettere in una riga sotto la tabella dell’indicatore sintetico: nel calcolo dell’ISC dei fondi interni la commissione di overperformance non è stata considerata, perché non è determinabile a priori. Per la gestione separata invece la componente variabile è stata inclusa, dato che si può calcolare in anticipo.

Significa che i due ISC che ho riportato sopra, 2,11% e 1,81%, sono il costo minimo dei due fondi interni, non il costo atteso. Negli anni in cui il gestore batte il parametro, il costo effettivo è più alto di così, e di quanto lo si sa solo a consuntivo.

C’è però una nota quasi ironica in tutto questo. Guardando i dieci anni, il Lungo Termine il proprio parametro non lo ha battuto affatto, anzi lo ha mancato di 2,31 punti l’anno. Su quel comparto, negli anni in cui il divario è stato negativo, la commissione di performance semplicemente non è scattata.

EV PREVI rende diversamente a seconda del contratto che la contiene

Questo è il secondo dato che non ho trovato altrove, e viene fuori solo se si legge l’intero file COVIP invece della scheda del singolo prodotto.

La gestione separata EV PREVI non è esclusiva di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo: lo stesso patrimonio compare come comparto garantito anche dentro PIP Progetto Pensione e dentro Vita&Previdenza Sanpaolo Più, due dei sette piani chiusi. Stessa compagnia, stessa gestione separata, stessi attivi sottostanti.

I rendimenti netti però non coincidono.

EV PREVI dentro20253 anni5 anni10 anni
Il Mio Futuro (albo 5083)1,76%1,58%1,41%1,29%
PIP Progetto Pensione (5037) e Vita&Previdenza Sanpaolo Più (5038)1,59%1,41%1,24%1,10%

Diciannove centesimi l’anno di differenza su dieci anni, a parità di patrimonio investito. La spiegazione sta nel meccanismo delle gestioni separate: la commissione non si preleva dal patrimonio ma dal rendimento, e ogni contratto applica la propria. Quello che arriva all’aderente dipende quindi dal contratto che ha firmato, non da come ha investito il gestore.

In questo caso il dato gioca a favore di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo, che tra i tre è il contratto che trattiene meno. Se hai una posizione su uno degli altri due piani chiusi, è un numero che vale la pena mettere sul tavolo.

Lo stesso schema si ripete su un’altra gestione del gruppo, BAP Gestione Previdenza, che dentro Ouverture 2007 rende 1,53% a dieci anni e dentro BAPCrescendoPrevidente 1,44%. Non è un caso isolato, è come funziona il ramo primo.

Quanto potresti ricevere: le proiezioni ufficiali

La Nota informativa di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo contiene una tabella che quasi nessuno legge e che secondo me è la più utile di tutte: quanto ti ritrovi al pensionamento, calcolato con le ipotesi che detta la COVIP, in termini reali e al lordo della fiscalità.

Prendo il caso del trentenne che versa 2.500 euro l’anno per trentasette anni, cioè fino ai sessantasette.

CompartoPosizione finaleRendita annuaVersato
Fondo Interno Lungo Termine134.014 €5.045 €92.500 €
Programma Life Cycle127.346 €4.794 €92.500 €
Fondo Interno Medio Termine122.453 €4.610 €92.500 €
Gestione Separata EV PREVI112.264 €4.226 €92.500 €

Leggila così. Chi sceglie il comparto garantito versa 92.500 euro in trentasette anni e se ne ritrova 112.264: diciannovemila euro di guadagno reale, in quasi quarant’anni di versamenti. Chi sceglie il Lungo Termine arriva a 134.014, cioè circa 41.500 euro sopra il versato.

Il quadro peggiora per chi parte tardi. Un quarantenne che versa gli stessi 2.500 euro l’anno per ventisette anni ne versa 67.500 e nel comparto garantito arriva a 77.268 euro: 9.768 euro in ventisette anni.

Vanno dette due cose per correttezza. La prima è che questi importi non contano il vantaggio fiscale, che è la vera leva della previdenza complementare: con un’aliquota marginale del 35%, dedurre 2.500 euro vale 875 euro di IRPEF risparmiata ogni anno, ed è un rendimento immediato che nessun comparto promette. La seconda è che sono proiezioni su ipotesi COVIP uguali per tutti i fondi, non previsioni, e la stessa Nota lo scrive.

Ma il messaggio resta, e vale per l’intera categoria prima ancora che per questo prodotto: su un montante previdenziale il grosso del risultato lo fanno il fisco e i costi, non la bravura del gestore.

Un trentenne che versa 2.500 euro l anno per trentasette anni ne versa 92.500 e arriva tra 112.264 e 134.014 euro secondo i comparti
Fonte: Nota informativa, tavola delle proiezioni su ipotesi COVIP. Importi in termini reali, senza il vantaggio fiscale della deducibilita.

Life Cycle, TFR e uscita da Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo

Sul piano delle prerogative individuali Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo segue le regole di legge e non aggiunge sorprese.

Il Programma Life Cycle è l’alternativa alla scelta manuale del comparto: la ripartizione del capitale cambia da sola nel tempo, spostandosi verso il rischio più basso man mano che ci si avvicina al pensionamento. Nelle proiezioni ufficiali il Life Cycle si colloca tra il Lungo Termine e il Medio Termine, il che è coerente con un percorso che parte aggressivo e si smorza.

Il TFR si può conferire, e per i dipendenti passa dal datore di lavoro. Ricordo il confronto della sezione sui rendimenti: il TFR in azienda si è rivalutato del 2,49% annuo negli ultimi dieci anni, più di tutti e tre i comparti.

Le anticipazioni seguono lo schema di legge: fino al 75% in qualsiasi momento per spese sanitarie di particolare gravità, fino al 75% dopo otto anni per la prima casa, fino al 30% dopo otto anni per altre esigenze. Il riscatto è previsto per perdita dei requisiti, invalidità, inoccupazione, mobilità, cassa integrazione e decesso, e costa 50 euro.

Il trasferimento ad altra forma pensionistica costa anch’esso 50 euro. La RITA invece è a pagamento, con 20 euro di attivazione più 2 euro su ogni rata erogata: è una voce che diversi concorrenti hanno azzerato, e su un’erogazione mensile per cinque anni fa 120 euro di rate più l’attivazione.

Un dettaglio sulla fase finale che merita attenzione. Al pensionamento il capitale non resta dov’è: viene trasferito nella Gestione Separata VIVAPIÙ, che è un’altra gestione rispetto a EV PREVI, con una commissione propria fatta di una parte fissa dell’1,20% e di una variabile pari al 20% del rendimento oltre il 3%. Sul coefficiente di conversione grava poi un caricamento dell’1,25%.

Dall’edizione di luglio 2026 delle Condizioni generali il PIP recepisce anche le nuove prestazioni della Legge 112/2026: in alternativa alla rendita vitalizia si possono chiedere una rendita a durata definita, erogata per un numero di anni pari alla vita attesa residua, oppure prelievi liberamente determinabili per importo e frequenza.

Il dettaglio da conoscere è dove resta il capitale: con queste due opzioni il montante rimane investito nei comparti del PIP (in EV PREVI, se non scegli), continuando a pagarne le commissioni; solo con la rendita vitalizia classica passa alla gestione VIVAPIÙ. Flessibilità vera, ma non gratuita.

Domande frequenti su Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo

Non ci sono spese di adesione né prelievi percentuali sui versamenti. Si paga una commissione annua fissa che dipende da quanto versi nell’anno solare: zero sotto i 50 euro, 30 euro fino a 300, 50 euro oltre. Le commissioni di gestione sono 1,70% sul Fondo Interno Lungo Termine, 1,40% sul Medio Termine e 1,30% più una componente variabile sulla Gestione Separata EV PREVI. Trasferimento e riscatto costano 50 euro ciascuno, la RITA 20 euro più 2 euro a rata. L’ISC a dieci anni va dall’1,80% al 2,11%.

A fine 2025, su dieci anni, il Fondo Interno Lungo Termine ha reso 1,97% medio annuo, il Medio Termine 1,07% e la Gestione Separata EV PREVI 1,29%. Nel solo 2025 hanno fatto rispettivamente 6,40%, 4,40% e 1,76%. Per confronto il TFR lasciato in azienda si è rivalutato di circa 2,49% l’anno nello stesso decennio, quindi nessuno dei tre comparti lo ha battuto.

No. Il Mio Futuro è un PIP, cioè un piano individuale pensionistico di tipo assicurativo iscritto all’albo COVIP con il numero 5083. Il Mio Domani è un fondo pensione aperto, che è una forma pensionistica giuridicamente diversa, con un altro numero di albo, altri comparti e un’altra struttura di costi. Sono entrambi di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, e Google li restituisce spesso insieme.

Il trasferimento verso un’altra forma pensionistica complementare è un diritto dopo due anni di partecipazione e costa 50 euro, trattenuti dall’importo trasferito. L’operazione è esente da oneri fiscali e non fa perdere l’anzianità previdenziale maturata, che conta sia per le anticipazioni sia per l’aliquota agevolata sulla prestazione finale.

Sì. I lavoratori dipendenti possono conferire il TFR maturando, in aggiunta o in alternativa ai contributi personali, e il versamento avviene tramite il datore di lavoro. Prima di farlo vale la pena confrontare i rendimenti dei comparti con la rivalutazione di legge del TFR, che negli ultimi dieci anni è stata superiore a tutti e tre.

La Scheda “I costi” fa parte della Parte I della Nota informativa e si scarica dal sito di Intesa Sanpaolo Assicurazioni. La versione in vigore decorre dal 31 marzo 2026, stessa data del deposito in COVIP. Attenzione: le schede sono due, perché ne esiste una separata per gli aderenti fino a 25 anni. Per confrontare i costi con le altre forme pensionistiche c’è il comparatore ufficiale della COVIP.

Sì, è la Gestione Separata EV PREVI, che al 31 dicembre 2025 raccoglieva 830 milioni di euro, cioè quasi metà del patrimonio del piano. La garanzia consiste nel fatto che la rivalutazione annua della posizione individuale non può essere negativa: non è un rendimento minimo promesso, è un divieto di scendere sotto zero. I due fondi interni invece dichiarano espressamente garanzia assente.

Conclusioni

Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo ha una parte di listino migliore della media dei PIP, e sarebbe scorretto non riconoscerlo. Niente spese di adesione, nessun prelievo percentuale sui versamenti, una commissione fissa che azzera sotto i 50 euro, tre ISC tutti sotto la media di categoria e uno sconto dedicato a chi aderisce prima dei venticinque anni. Sono cose che nel mondo dei piani individuali non sono affatto scontate.

Il problema sta a valle, dove finisce il denaro. Il comparto pensato per chi ha l’orizzonte più lungo ha mancato il proprio indicatore di 2,31 punti l’anno in dieci anni, cioè più di quanto costa, e sopra quel comparto grava una commissione di performance che l’indicatore sintetico dichiaratamente non conta. Nessuno dei tre comparti ha battuto il TFR lasciato in azienda. E una linea azionaria vera, per chi ha trent’anni, semplicemente non c’è: quella buona stava dentro un prodotto che il gruppo ha chiuso.

La leva fiscale di Il Mio Futuro Intesa Sanpaolo resta intatta e giustifica da sola l’adesione a una forma di previdenza complementare quando l’aliquota marginale è alta. Ma quale forma, e quale comparto dentro quella forma, sono due domande diverse, e si rispondono con i documenti in mano invece che allo sportello. Se hai un fondo negoziale di categoria disponibile, il confronto parte da lì, e l’ho messo in fila nel confronto tra i fondi pensione su costi e rendimenti.

Meno prodotti scelti per inerzia, più indicatori guardati prima di firmare.

Se vuoi capire dove si colloca la tua posizione e cosa conviene farne, è esattamente il lavoro che faccio quando mi occupo di pianificazione della pensione integrativa. Chi cerca un metro di paragone tra PIP di reti diverse può guardare anche PostaPrevidenza Valore di Poste Vita, che è il primo PIP italiano per masse.

I documenti ufficiali sono nell’area pubblica del sito di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, mentre i rendimenti linea per linea e il comparatore dei costi stanno sul sito della COVIP.

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Nota Informativa e Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento 

Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.

Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore. 

Alessandro Sorvillo
CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO
Consulente Finanziario Fineco · Private Banker
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