Copertina dell articolo sul Global X Defence Tech, l ETF che investe nella tecnologia della difesa
Investimenti

Global X Defence Tech: cosa c’è dentro l’ETF sulla difesa e come sceglierlo tra i 22 in Europa

📅 Pubblicato il 5 Settembre 2026
✏️ Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2026
🕐 … min di lettura

Nei primi mesi del 2026 la parola difesa è entrata nei portafogli di molti risparmiatori italiani che fino a poco prima non ci avevano mai pensato. Le ricerche su Google lo raccontano con precisione: “etf difesa” ha toccato 4.400 ricerche a gennaio, ne faceva 1.000 a giugno. Il tema è arrivato, ha fatto rumore ed è già uscito dalle prime pagine.

Chi ci arriva adesso trova una situazione diversa da quella che immagina. In Europa esistono 22 ETF quotati su questo settore, e il Global X Defence Tech è uno dei più conosciuti per nome ma soltanto il settimo per patrimonio. Ha anche due parenti stretti che si chiamano quasi allo stesso modo, e la scelta tra loro cambia in modo sostanziale su cosa si stanno mettendo i soldi.

Questo articolo prende i documenti ufficiali del Global X Defence Tech, il factsheet al 31 luglio 2026 e il documento informativo del 29 aprile 2026, e li mette in fila. Cosa contiene il paniere, con quali regole viene costruito, quanto costa davvero, quanto ha reso e come si colloca rispetto agli altri ventuno.

●  In sintesi

Il Global X Defence Tech è un ETF a replica fisica che compra 50 società della tecnologia militare, quotato in Irlanda e negoziabile dall’Italia con l’ISIN IE000JCW3DZ3.

Che cos'è il Global X Defence Tech e come si compra dall'Italia

Il Global X Defence Tech è un fondo indicizzato quotato, cioè un ETF, che si compra e si vende in borsa come un’azione qualsiasi. È un comparto di Global X ETFs ICAV, un veicolo di diritto irlandese vigilato dalla Banca Centrale d’Irlanda, e questo è il primo dato che conta: essendo un prodotto conforme alla disciplina europea degli OICVM, un residente in Italia lo può acquistare senza ostacoli.

Il codice identificativo è IE000JCW3DZ3, il ticker principale è ARMR. La classe di riferimento è ad accumulazione, quindi i dividendi incassati dalle società in portafoglio non arrivano sul conto corrente: vengono reinvestiti nel fondo e si ritrovano nel valore della quota. Chi ha bisogno di una rendita periodica deve cercare altrove, e sul sito trova la differenza spiegata per esteso tra ETF ad accumulazione e a distribuzione.

La valuta di riferimento del fondo è il dollaro. Le quote si scambiano su più mercati europei, e comprarle in euro non elimina il rischio di cambio: elimina solo la seccatura della conversione allo sportello. Se il dollaro si indebolisce contro l’euro, il rendimento in euro peggiora anche a parità di andamento dei titoli.

Il fondo è nato il 10 settembre 2024 e al 31 luglio 2026 gestiva 544,3 milioni di dollari. La scheda ufficiale del fondo indica una replica fisica a campionamento totale, quindi il gestore compra davvero le azioni dell’indice invece di ricostruirne il rendimento con un contratto derivato.

I tre fondi Global X sulla difesa che si chiamano quasi allo stesso modo

Qui sta la confusione più costosa. Global X ha tre prodotti sulla difesa con nomi quasi identici, e chi cerca su Google finisce spessissimo su quello sbagliato.

Il primo è appunto il Global X Defence Tech europeo, sigla ARMR, nato nel 2024. Il secondo è il Global X Defense Tech ETF, sigla SHLD, scritto con la “s” all’americana: è il fondo statunitense quotato al NYSE Arca, nato l’11 settembre 2023, e al 20 agosto 2026 gestiva 7,49 miliardi di dollari. Il terzo è il Global X Europe Focused Defence Tech, sigla EDEF, nato il 20 maggio 2025 con appena 25 titoli in portafoglio.

SHLD è quattordici volte più grande del suo gemello europeo, ha la stessa strategia e gli stessi 50 titoli. Ma dall’Italia non si compra, e non per un capriccio del broker: la normativa europea sui prodotti di investimento al dettaglio impone un documento informativo standardizzato nella lingua del paese, che gli ETF statunitensi non producono. Senza quel documento nessun intermediario europeo può proporli a un risparmiatore privato.

La distinzione pratica è quindi netta. Se in una tabella di confronto compare un rendimento del fondo americano, quel numero non è replicabile con un ordine da casa. Va guardato il Global X Defence Tech europeo, oppure EDEF se si vuole il taglio europeo.

Come il Global X Defence Tech sceglie i cinquanta titoli: la regola del pure-play

Il fondo non decide nulla: replica il Mirae Asset Defence Tech Index, e le regole di quell’indice sono pubbliche. Vale la pena leggerle, perché spiegano meglio di qualsiasi brochure cosa si sta comprando.

Il filtro decisivo è quello che in gergo si chiama pure-play: entra soltanto chi ricava più del 50% del fatturato da uno dei tre ambiti considerati. Non basta avere una divisione militare dentro un gruppo industriale grande, serve che la difesa sia il mestiere principale. È il motivo per cui nel Global X Defence Tech non si trovano i colossi generalisti che pure vendono molto agli eserciti.

I tre ambiti sono definiti con precisione. La cybersecurity applicata alla sicurezza nazionale. La tecnologia della difesa in senso stretto, che comprende intelligenza artificiale, internet delle cose, realtà aumentata, sensori laser, intelligence geospaziale e i sistemi di comando e sorveglianza. E i sistemi militari avanzati, cioè robotica, droni, munizioni, radar, satelliti, navi e aerei militari.

A questi si aggiungono i filtri di liquidità, che servono a evitare titoli impossibili da negoziare: capitalizzazione minima di 200 milioni di dollari per i nuovi ingressi, scambi medi giornalieri di almeno 2 milioni, flottante di almeno il 10% e presenza sul mercato nel 90% delle giornate degli ultimi sei mesi. Restano le prime cinquanta società che superano tutti i controlli.

Cosa resta fuori dal paniere del Global X Defence Tech

Le esclusioni raccontano il prodotto quanto le inclusioni, e sono due categorie che sorprendono chi si aspetta un generico fondo “sulle armi”.

La prima: i produttori di armi da fuoco per uso civile non entrano. Le pistole e i fucili da caccia venduti ai privati non sono considerati tecnologia della difesa, e le aziende che vivono di quel mercato restano fuori dall’indice. La seconda: la componentistica per gli aerei di linea è esclusa, quindi le società che fabbricano interni, sedili o parti per l’aviazione commerciale non contano come fornitori militari.

C’è poi un filtro geografico che pochi notano. L’indice pesca nei mercati sviluppati ed emergenti ma esclude per regolamento Cina, India, Russia, Arabia Saudita, Kuwait e Pakistan. Sono sei paesi con industrie militari rilevanti, e la loro assenza non è un giudizio politico dichiarato: è una scelta di accessibilità e trattabilità dei mercati locali, che però produce lo stesso effetto sul portafoglio.

Il paniere del Global X Defence Tech risulta quindi concentrato sull’Occidente e sui suoi alleati più stretti, con l’aggiunta della Corea del Sud e di Israele.

Nel Global X Defence Tech entrano droni, satelliti, radar, sistemi di comando e cybersecurity militare, restano fuori le armi da fuoco civili e i componenti per aerei di linea
L indice ammette solo le societa che ricavano oltre meta del fatturato da commesse militari.

I primi dieci titoli valgono il 71,71%, e il tetto dell'8% è già saltato

Il Global X Defence Tech contiene cinquanta società, ma dieci di esse pesano quasi tre quarti del patrimonio. Ecco le posizioni principali al 31 luglio 2026.

SocietàPaesePeso
RTX CorporationStati Uniti9,94%
General DynamicsStati Uniti9,15%
Lockheed MartinStati Uniti8,93%
BAE SystemsRegno Unito8,60%
Northrop GrummanStati Uniti7,99%
RheinmetallGermania7,38%
Palantir TechnologiesStati Uniti7,33%
L3Harris TechnologiesStati Uniti6,24%
LeonardoItalia3,08%
ThalesFrancia3,07%
Totale primi dieci71,71%

Qui c’è un dettaglio tecnico che merita attenzione. La metodologia dell’indice fissa un tetto dell’8% per singolo titolo, e il peso in eccesso viene ridistribuito sugli altri. Eppure al 31 luglio quattro società stanno sopra quella soglia, con RTX quasi al 10%.

Non è un errore. Il tetto si applica il giorno del ribilanciamento, che avviene due volte l’anno, l’ultimo giorno lavorativo di maggio e di novembre. Nei mesi successivi il mercato fa il suo lavoro: i titoli che salgono più degli altri aumentano il proprio peso e scavalcano il limite, e nessuno interviene fino alla revisione seguente. Chi compra a ottobre, quindi, compra un portafoglio più concentrato di quello che la scheda tecnica lascia immaginare.

Vale anche la lettura al contrario: i quaranta titoli fuori dalla top ten si dividono il 28,29% restante, cioè meno dello 0,71% ciascuno in media. Il loro contributo al risultato è marginale.

Un ETF sulla difesa con il 61,72% negli Stati Uniti

È il punto che più spesso viene frainteso, e vale la pena isolarlo. Il Global X Defence Tech è un fondo globale, non europeo.

PaesePeso nel fondo
Stati Uniti61,72%
Regno Unito9,98%
Germania8,32%
Corea del Sud4,36%
Francia3,93%
Italia3,08%
Svezia2,80%
Israele2,72%
Norvegia1,56%
Altri1,55%

Nel Global X Defence Tech sei euro su dieci finiscono in società statunitensi. L’Europa continentale, messa tutta insieme, arriva a poco più del 19%. Chi ha comprato questo strumento nella primavera del 2026 pensando al piano di riarmo europeo da 800 miliardi annunciato dalla Commissione a marzo 2025 ha comprato in realtà, per la maggior parte, il bilancio della difesa americano.

Non è di per sé un difetto, ed è anzi il motivo per cui il fondo ha una diversificazione più ampia dei prodotti concentrati su un solo continente. Ma è un fatto che va conosciuto prima e non dopo, perché determina completamente a quali notizie reagirà il prezzo.

Il Global X Defence Tech investe il 61,72 per cento negli Stati Uniti, la versione Europe Focused l 81,24 per cento in Europa
Due fondi della stessa casa con baricentri geografici opposti. Fonte: factsheet al 31 luglio 2026.

Quanto costa davvero il Global X Defence Tech: 0,50% dichiarato, 0,9% effettivo

Il costo pubblicizzato del Global X Defence Tech è lo 0,50% annuo, e coincide con le spese correnti dichiarate nel factsheet. È la cifra che compare in tutti i comparatori.

Il documento informativo del Global X Defence Tech, però, racconta una storia più larga. Su un investimento di 10.000 dollari, il primo anno l’insieme dei costi ammonta a 86 dollari, così ripartiti: 50 dollari di commissione di gestione e altri oneri, più 36 dollari di costi di negoziazione sostenuti dal fondo per comprare e vendere i titoli sottostanti. L’incidenza complessiva risulta quindi dello 0,9% annuo, quasi il doppio del dato di listino.

Non c’è nulla di irregolare: i costi di transazione non entrano mai nelle spese correnti per convenzione, ma si pagano lo stesso e riducono il rendimento. Su cinque anni, sempre secondo il documento, si arriva a 644 dollari complessivi. Il fondo non applica commissioni di ingresso, di uscita né di performance.

Rispetto agli altri ventuno prodotti europei sulla difesa, lo 0,50% colloca il fondo nella metà più cara: si va dallo 0,20% del più economico allo 0,75% del più costoso. A questo va aggiunto quello che chiede l’intermediario per l’ordine, che su alcune piattaforme è azzerato e su altre no.

Il rischio del Global X Defence Tech è 4 su 7: cosa dice il documento

L’indicatore sintetico di rischio del Global X Defence Tech è 4 su 7, cioè classe media. Per un fondo azionario settoriale è un valore contenuto, e si spiega col fatto che le società della difesa hanno ricavi legati a bilanci pubblici pluriennali, quindi meno sensibili al ciclo economico rispetto a un’azienda che vende ai consumatori.

Il periodo di detenzione raccomandato è di cinque anni. Gli scenari calcolati sulla stessa durata danno un’idea dell’ampiezza dei risultati possibili: nello scenario sfavorevole 10.000 dollari diventano 11.400 in cinque anni, nel moderato 15.870, nel favorevole 50.310. Lo scenario di stress, che rappresenta condizioni di mercato estreme, li porta a 3.140.

Vale la pena leggere anche la riga a un anno, perché è quella che descrive il rischio vero di chi entra e potrebbe dover uscire presto: nello scenario sfavorevole si scende a 7.780 dollari, cioè meno 22,23% in dodici mesi. Il documento avverte inoltre che il rischio di cambio non è compreso nell’indicatore.

Il rendimento del Global X Defence Tech: più 87,26% dal lancio, più 4,52% in dodici mesi

Questo è il paragrafo che cambia la percezione del prodotto, ed è anche quello che nessuna scheda di quotazione mette in evidenza.

PeriodoFondoIndiceDifferenza
Ultimo mese+6,74%+6,76%-0,02%
Tre mesi-5,72%-5,63%-0,09%
Da inizio anno-1,55%-1,28%-0,27%
Dodici mesi+4,52%+5,01%-0,49%
Dal lancio+87,26%+89,15%-1,89%

Il numero grande, più 87,26% dal settembre 2024, è quello che compare in ogni presentazione. Ma il numero rilevante per chi valuta oggi il Global X Defence Tech è l’altro: più 4,52% negli ultimi dodici mesi, con tre mesi a meno 5,72% e l’anno solare in territorio negativo. Quasi tutta la corsa si è concentrata nel primo anno di vita del fondo, tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2026.

È esattamente la stessa curva delle ricerche su Google, ed è una coincidenza che si ripete su ogni tema di moda: l’attenzione arriva quando il rialzo è già avvenuto. Il fenomeno ha un nome e un costo misurabile, che abbiamo raccontato parlando del gap comportamentale.

L’ultima colonna della tabella merita una nota tecnica. Lo scarto dall’indice è di 1,89 punti dal lancio, cioè circa un punto l’anno contro uno 0,50% di commissione dichiarata: la differenza è il costo reale della replica, ed è coerente con lo 0,9% del documento informativo.

Ventidue ETF sulla difesa in Europa, e tre che fanno i tre quarti

Al 20 agosto 2026 in Europa sono quotati 22 ETF sul settore della difesa, per un patrimonio complessivo di circa 19 miliardi di euro. Ecco i principali.

ETFISINCosto annuoPatrimonio
VanEck DefenseIE000YYE6WK50,55%6.845 mln
WisdomTree Europe DefenceIE0002Y8CX980,40%4.732 mln
HANetf Future of DefenceIE000OJ5TQP40,49%2.951 mln
iShares Global Aerospace & DefenceIE000U9ODG190,35%1.713 mln
Amundi Stoxx Europe DefenseLU30385207740,35%639 mln
BNP Paribas Easy Europe DefenseLU30479988960,35%582 mln
Global X Defence TechIE000JCW3DZ30,50%499 mln
iShares Europe DefenceIE000IAXNM410,35%389 mln

I primi tre prodotti da soli valgono il 76% del patrimonio dell’intero segmento, mentre il Global X Defence Tech si ferma al 2,6% ed è settimo. La coda è ancora più impressionante: dodici dei ventidue fondi gestiscono meno di 50 milioni di euro, e quattro stanno sotto i dieci.

La dimensione non misura la bontà di un fondo, ma su un ETF conta comunque per due motivi pratici. Un fondo grande ha di norma scambi più fitti e differenze minori tra prezzo di acquisto e di vendita. E un fondo troppo piccolo rischia la chiusura per antieconomicità, che non fa perdere il capitale ma costringe a rientrare e a pagare le imposte in un momento non scelto.

I primi tre ETF sulla difesa valgono il 76 per cento del segmento europeo, il Global X Defence Tech e settimo con 499 milioni
Ventidue ETF sul settore difesa quotati in Europa. Fonte: justETF, dati al 20 agosto 2026.

ARMR o EDEF: come si sceglie tra i due Global X

Chi ha capito che il Global X Defence Tech è per due terzi americano si trova davanti alla domanda successiva: conviene passare alla versione europea della stessa casa?

Global X Defence Tech (ARMR)Europe Focused Defence Tech (EDEF)
Data di lancio10 settembre 202420 maggio 2025
Numero di titoli5025
Costo annuo0,50%0,40%
ValutaDollaroEuro
Peso Stati Uniti61,72%8,79%
Patrimonio544 mln USD22,6 mln EUR
Dodici mesi+4,52%-1,24%
Dal lancio+87,26%+4,80%

Le differenze sono tutte sostanziali. EDEF costa meno, è denominato in euro e ha davvero il baricentro in Europa, con Francia, Germania, Regno Unito, Svezia e Norvegia in testa e Saab come prima posizione al 14,60%. In compenso ha metà dei titoli, una concentrazione ancora più forte, un patrimonio di 22,6 milioni che lo colloca tra i più piccoli d’Europa, e negli ultimi dodici mesi ha perso l’1,24%.

Non esiste una risposta valida per tutti, e dipende da cosa si vuole comprare davvero. Chi crede alla ricostruzione degli eserciti europei ha in ARMR uno strumento poco coerente con la propria tesi. Chi vuole invece esposizione all’intero comparto occidentale, con la parte tecnologica rappresentata da società come Palantir, trova nel Global X Defence Tech un veicolo più ampio e molto più liquido.

Come vengono tassati in Italia

Un ETF di diritto irlandese armonizzato viene tassato in Italia con l’aliquota del 26% sui guadagni, e la banca italiana che fa da sostituto d’imposta se ne occupa direttamente in regime amministrato.

C’è però un’asimmetria che sorprende molti risparmiatori. I guadagni realizzati vendendo quote di ETF sono redditi di capitale, mentre le perdite sono redditi diversi. Le due categorie non si compensano tra loro: chi vende in perdita un ETF e in guadagno un altro paga per intero sul secondo, e si ritrova un credito che potrà usare solo contro plusvalenze di natura diversa, ad esempio su azioni o certificati, entro i quattro anni successivi.

Sui prodotti ad accumulazione come il Global X Defence Tech il tema non si pone durante la detenzione, perché non ci sono dividendi incassati e quindi non c’è nulla da tassare fino al giorno della vendita. È il vantaggio fiscale meno pubblicizzato dell’accumulazione: le imposte restano ferme a lavorare nel fondo invece di uscire ogni trimestre.

Si può investire nella difesa? Cosa dicono le regole

È la domanda che si fa quasi chiunque arrivi su questo tema, e merita una risposta diretta invece che imbarazzata.

Investire in società della difesa è pienamente legittimo: si tratta di aziende quotate, spesso partecipate dagli stessi Stati europei, che operano in un settore regolamentato e che riforniscono eserciti di paesi democratici. Il Global X Defence Tech non fa eccezione e ha tra le sue prime posizioni gruppi come Leonardo, partecipata dal Ministero dell’Economia italiano con una quota che per decreto non può scendere sotto il 30% del capitale.

Il punto vero è un altro, ed è di coerenza personale. Molti fondi con criteri di sostenibilità escludono per statuto le armi controverse, e alcuni escludono l’intero comparto: chi ha costruito il proprio portafoglio su quella logica troverebbe in questo strumento una contraddizione. Chi invece non ha posto quel vincolo non ha ragioni normative per astenersi.

Resta il consiglio che vale per ogni tema settoriale, qualunque sia il giudizio etico: un fondo su un solo comparto va trattato come un satellite, non come il centro del portafoglio, e il modo giusto di ragionarci è quello che abbiamo descritto parlando di come diversificare correttamente gli investimenti.

Domande frequenti sul Global X Defence Tech

Il codice della classe ad accumulazione in dollari è IE000JCW3DZ3 e il ticker principale è ARMR. Le quote si negoziano su diversi mercati europei ed è acquistabile da qualsiasi intermediario italiano che dia accesso alle borse europee.

Attenzione a non confonderlo con il fondo statunitense omonimo, che ha sigla SHLD e non è disponibile per gli investitori privati europei.

No, la classe principale è ad accumulazione. I dividendi pagati dalle società in portafoglio vengono reinvestiti automaticamente nel fondo e si riflettono nel valore della quota.

Chi cerca un flusso di cassa periodico deve orientarsi su prodotti a distribuzione, che su questo settore in Europa sono pochissimi.

Le spese correnti dichiarate sono lo 0,50% annuo. Il documento informativo indica però un’incidenza complessiva dello 0,9% annuo, perché aggiunge circa 0,40 punti di costi di negoziazione sostenuti dal fondo.

Su 10.000 dollari investiti significa 86 dollari il primo anno e 644 dollari in cinque anni. Non ci sono commissioni di ingresso, uscita o performance.

ARMR è il Global X Defence Tech globale, in dollari, con 50 titoli e il 61,72% negli Stati Uniti. EDEF è la versione concentrata sull’Europa, in euro, con 25 titoli e un costo dello 0,40%. SHLD è il fondo americano, quotato al NYSE Arca, molto più grande ma non acquistabile dall’Italia.

I documenti dicono che il fondo ha guadagnato l’87,26% dal lancio di settembre 2024, ma soltanto il 4,52% negli ultimi dodici mesi, con gli ultimi tre in calo del 5,72%. La fase di forte apprezzamento si è concentrata nel primo anno.

Se il rialzo sia esaurito o soltanto in pausa dipende da come evolveranno i bilanci militari, che sono decisioni politiche pluriennali. Nessun rendimento passato è una previsione, e su un settoriale la domanda giusta non è se conviene in assoluto, ma quanto spazio può occupare in un portafoglio già costruito.

Il documento informativo lo colloca al livello 4 su 7, cioè rischio medio, con un periodo di detenzione raccomandato di cinque anni. A questo si somma il rischio di cambio, che non entra nell’indicatore perché il fondo è denominato in dollari.

Nello scenario sfavorevole a un anno un investimento di 10.000 dollari scende a 7.780.

L’indice seleziona società della tecnologia della difesa che ricavano oltre metà del fatturato da cybersecurity, sistemi militari avanzati e tecnologie per la sicurezza nazionale. Sono escluse per regolamento le aziende di armi da fuoco per uso civile.

Il fondo non applica però filtri di sostenibilità specifici sulle armi controverse: chi ha esigenze di questo tipo deve verificare la documentazione dei prodotti dedicati, che nel segmento esistono e portano di norma la dicitura screened nel nome.

Conclusioni

Il Global X Defence Tech è uno strumento costruito bene e coerente con quello che dichiara: cinquanta società che dalla difesa ricavano davvero il proprio fatturato, selezionate con regole pubbliche e verificabili, dentro un veicolo europeo liquido e negoziabile senza complicazioni.

Le due cose da sapere prima di comprarlo sono che non è un fondo europeo, perché sei euro su dieci finiscono negli Stati Uniti, e che la parte più vistosa del rialzo appartiene al passato. Nessuna delle due è un difetto del prodotto, ma entrambe cambiano il tipo di scommessa che si sta facendo.

Su un tema settoriale la domanda decisiva non riguarda mai il prodotto in sé, riguarda il peso che gli si assegna e quanto quel peso convive con il resto. È il lavoro che facciamo insieme quando si costruisce un portafoglio, e trovi come funziona nella pagina dei servizi di investimento e gestione del risparmio.

Nota Informativa e Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento 

Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.

Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore. 

Alessandro Sorvillo
CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO
Consulente Finanziario Fineco · Private Banker
Analizzo prodotti finanziari da anni con l’obiettivo di dare ai lettori informazioni chiare, senza interessi di vendita legati a un singolo articolo.
IL PROSSIMO PASSO

Parliamo del tuo portafoglio, senza impegno.

45 minuti in videocall per capire la tua situazione e se posso davvero esserti utile.

Prenota una consulenza gratuita

Scegli tu giorno e ora dal calendario. Videocall di 45 minuti, nessun vincolo.

Non sei ancora pronto a parlarne?

Scarica la Guida agli Investimenti: i concetti chiave spiegati in modo semplice.

Potrebbero interessarti anche

Ultimi articoli dal blog

ALESSANDRO
SORVILLO
FINECO  ·  PRIVATE BANKER

Copyright © 2026 · Vietata la riproduzione.

Alessandro Sorvillo - Consulente Finanziario · Viale Gioacchino Rossini, 11 - 00198 Roma (RM) · +39 329 069 2265 · info@sfadvisor.it

Consulente Finanziario - Alessandro Sorvillo · Via Appia Nuova, 292, c/o Fineco Center - 00183 Roma (RM) · +39 329 069 2265

Alessandro Sorvillo è un Consulente Finanziario abilitato all’offerta fuori sede iscritto all'Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF) con delibera Consob n°604 del 18/09/2014

Le informazioni contenute nel presente sito internet sono curate dal consulente di riferimento, come Consulente Finanziario abilitato all’offerta fuori sede per FinecoBank S.p.A., e soggetto autorizzato e vigilato da Consob. Queste informazioni non costituiscono in alcun modo raccomandazioni personalizzate rispetto alle caratteristiche del singolo lettore e potrebbero non essere adeguate rispetto alle sue conoscenze, alle sue esperienze, alla sua situazione finanziaria ed ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni contenute nel presente sito internet sono da intendersi a scopo puramente informativo. FinecoBank S.p.A. non si assume alcuna responsabilità in merito alla correttezza, alla completezza e alla veridicità delle informazioni fornite.