Ogni volta che la borsa trema, le ricerche di ETF VIX si impennano insieme all’indice di cui portano il nome. L’idea è semplice e apparentemente geniale: se il VIX sale quando i mercati crollano, comprare un ETF VIX significa possedere un’assicurazione che paga proprio nei giorni peggiori.
I numeri raccontano un’altra storia. Il più vecchio ETF VIX quotato a Milano ha perso il 98,6% dal 2013, ed è sceso perfino nel 2022, l’anno in cui l’S&P 500 lasciava sul terreno quasi quindici punti. In questa guida vediamo cosa compra davvero chi compra un ETF VIX, perché il tempo lavora contro questi strumenti, e cosa offre il mercato a chi cerca protezione vera invece di una scommessa a orologeria.
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L’ETF giusto, il portafoglio no
Scegliere un buon ETF è la parte facile. Sovrapposizioni, valuta e pesi mai ribilanciati possono costare più di qualunque commissione, e non si vedono guardando un solo strumento.
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Il gap comportamentale
Gli studi sui flussi dicono la stessa cosa da vent’anni: l’investitore medio rende 1-2 punti l’anno meno degli strumenti che possiede, per come li compra e li vende.
Un esempio concreto, con i numeri, lo trovi nel caso studio del portafoglio che sembrava perfetto: 13 pagine, download diretto.
I fondi rimasti in banca
Se accanto agli ETF tieni ancora i fondi comprati in banca, stai pagando il 2% l’anno su quella parte senza vederlo da nessuna parte.
Quanto pesa sul totale e cosa cambierebbe a sostituirli lo vediamo nel check-up gratuito del portafoglio.
● In sintesi
I punti essenziali su questi strumenti:
- Il VIX non si può comprare: gli ETF VIX replicano i futures sulla volatilità, e il rinnovo mensile dei contratti erode il valore quasi ogni mese.
- A Milano gli strumenti sono due: l'Amundi VIX Futures (55 milioni, TER 0,60%) ha perso il 98,6% dal 2013; il WisdomTree a leva 2,25x segna circa -88% in dodici mesi.
- Il guadagno esiste solo nei giorni del panico: nel 2020 l'Amundi arrivò a +274%, ma chi non ha venduto quel giorno ha chiuso l'anno a +41% e ha perso il 38% l'anno dopo.
- Chi cerca protezione, non speculazione, ha un'alternativa: i fondi a risultato definito che comprano le opzioni put al posto tuo, come il Global X S&P 500 Annual Tail Hedge.
Cosa misura davvero l'indice della paura
Il VIX è un indice calcolato da CBOE, la borsa dei derivati di Chicago. Non conta azioni e non ha un paniere: misura la volatilità che gli operatori si aspettano sull’S&P 500 nei successivi trenta giorni, ricavandola dai prezzi delle opzioni sull’indice americano.
La logica è quella di un premio assicurativo. Quando i gestori temono un ribasso comprano opzioni put per proteggersi, i prezzi di quelle opzioni salgono e il VIX sale con loro. Per questo viene chiamato indice della paura: non prevede i crolli, misura quanto costa assicurarsi contro i crolli in un dato momento.
Qualche numero per orientarsi, dalle serie di chiusura degli ultimi dieci anni. Il VIX oscilla in tempi tranquilli fra 12 e 20, con medie annue fra 15 e 19. Nei giorni di panico esplode: 37,32 il 5 febbraio 2018, 82,69 il 16 marzo 2020 in piena pandemia, 38,57 il 5 agosto 2024, 52,33 l’8 aprile 2025 nei giorni dei dazi. Poi, ogni volta, torna verso la sua media.
Come si legge il livello? Sotto 15 il mercato è tranquillo, e il 28 agosto 2026 il VIX chiudeva a 14,4. Fra 20 e 30 c’è nervosismo, sopra 40 c’è panico conclamato. Ma attenzione all’errore classico: un VIX basso non è un segnale d’acquisto per un ETF VIX, perché basso può restarci per anni, e nel frattempo lo strumento si consuma.
Questa è la prima caratteristica da capire: il VIX non ha una direzione di lungo periodo. Non cresce come un indice azionario, torna sempre alla base. Si dice che è una grandezza a ritorno verso la media, e ogni strumento costruito sopra eredita questa natura.
Perché il VIX non si può comprare
Il VIX è una formula, non un asset. Non esistono quote del VIX da mettere in portafoglio, come non esistono quote dell’inflazione o della temperatura di Milano. L’unico modo di prendere esposizione è passare dai futures sul VIX, contratti a scadenza mensile quotati a Chicago.
Qui nasce il problema strutturale di ogni ETF VIX. I futures con scadenza lontana costano quasi sempre più di quelli in scadenza, perché il mercato prezza la possibilità che la volatilità salga da qui ad allora. Il fondo che vuole mantenere l’esposizione deve vendere ogni mese il contratto in scadenza, più economico, e comprare il successivo, più caro. Questo rinnovo si chiama roll, e la differenza di prezzo è un pedaggio che si paga a ogni giro.
In condizioni normali il pedaggio si mangia qualche punto percentuale al mese. Lo stesso emittente del principale ETF VIX europeo, Amundi, descrive il suo indice come una combinazione di futures a breve e medio termine costruita per gestire il costo del roll: il costo è così rilevante che il prodotto è progettato attorno al tentativo di contenerlo.
Il risultato lo vediamo tra poco nelle tabelle. Prima però mettiamo in fila cosa si trova davvero quotato a Piazza Affari cercando un ETF VIX.
Gli ETF VIX quotati a Milano: quali sono
Il censimento degli ETF VIX è rapido, perché gli strumenti sono due. Un ETF vero e proprio di Amundi e un ETN a leva di WisdomTree. Dati justETF e Borsa Italiana al 28 agosto 2026.
| Strumento | ISIN | Tipo | TER | Patrimonio | Lancio | Volatilità a 1 anno |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Amundi S&P 500 VIX Futures Enhanced Roll (LVO) | LU0832435464 | ETF, swap | 0,60% | 55 mln EUR | 25/09/2012 | 29,01% |
| WisdomTree S&P 500 VIX 2.25x Daily Leveraged (VIXL) | XS2819843736 | ETN, leva 2,25x | 0,99% | 26 mln EUR | 14/03/2016 | 128,82% |
L’Amundi replica in modo sintetico un indice di futures sul VIX con il meccanismo di rinnovo visto sopra, ed è l’unico ETF VIX in formato UCITS: la sua scheda justETF, alla voce degli ETF con lo stesso obiettivo, non elenca nessun concorrente. Il WisdomTree amplifica il movimento giornaliero dei futures per 2,25 volte, ed essendo un ETN è un’obbligazione dell’emittente, non un fondo con un patrimonio separato.
Negli Stati Uniti l’offerta è più ampia, con prodotti come il VXX di Barclays, ma sono strumenti non armonizzati e un investitore retail europeo in genere non può comprarli. Chi cerca un ETF VIX su Borsa Italiana sceglie tra questi due.
Una cosa colpisce subito: per essere strumenti così di nicchia, scambiano moltissimo. Nell’ultimo trimestre l’Amundi ha mosso una mediana di oltre 330.000 quote al giorno a Milano e il WisdomTree oltre 720.000. Sono numeri da grande ETF azionario. Il motivo è che questi prodotti si usano per operazioni di pochi giorni, e i trader li girano in continuazione. Tienilo a mente per il confronto finale.
L’ETF giusto, il portafoglio no
Scegliere un buon ETF è la parte facile. Sovrapposizioni, valuta e pesi mai ribilanciati possono costare più di qualunque commissione, e non si vedono guardando un solo strumento.
Se vuoi un controllo di insieme, richiedi il check-up gratuito: ti mostro sovrapposizioni e pesi sul tuo portafoglio reale.
Il gap comportamentale
Gli studi sui flussi dicono la stessa cosa da vent’anni: l’investitore medio rende 1-2 punti l’anno meno degli strumenti che possiede, per come li compra e li vende.
Un esempio concreto, con i numeri, lo trovi nel caso studio del portafoglio che sembrava perfetto: 13 pagine, download diretto.
I fondi rimasti in banca
Se accanto agli ETF tieni ancora i fondi comprati in banca, stai pagando il 2% l’anno su quella parte senza vederlo da nessuna parte.
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Il conto del tempo: meno 98,6% dal 2013
La storia dell’Amundi è la dimostrazione più pulita di cosa fa il pedaggio del roll a chi tiene un ETF VIX su un orizzonte lungo. Prima chiusura disponibile a Milano, 6 febbraio 2013: 43,70 euro. Chiusura del 28 agosto 2026: 0,63 euro. Il conto è presto fatto: meno 98,6% in tredici anni e mezzo. Diecimila euro investiti allora oggi sarebbero 144.
Non è l’effetto di un crollo, ma di un’erosione continua. Ecco gli anni solari a confronto con l’iShares Core S&P 500, entrambi in euro dalle chiusure di Borsa Italiana:
| Anno | Amundi VIX Futures | iShares Core S&P 500 |
|---|---|---|
| 2019 | -36,4% | +34,3% |
| 2020 | +41,0% | +7,6% |
| 2021 | -38,2% | +40,9% |
| 2022 | -8,3% | -14,6% |
| 2023 | -51,9% | +22,0% |
| 2024 | -28,5% | +33,8% |
| 2025 | -24,9% | +4,3% |
| 2026 (al 28/08) | -11,4% | +13,8% |
Due righe meritano una sosta. La prima è il 2022: l’anno del mercato orso, con l’S&P 500 in perdita e l’inflazione a due cifre, era il contesto perfetto per un prodotto legato alla paura. L’ETF VIX ha chiuso comunque in rosso dell’8,3%. La volatilità è rimasta alta per mesi, ma i futures prezzavano già quella volatilità, e il roll ha continuato a presentare il conto.
La seconda è il 2025: il VIX ha toccato 52 in aprile, uno dei picchi del decennio, e lo strumento ha chiuso l’anno a meno 24,9%. Perfino l’anno del picco finisce in perdita, se il picco non lo vendi.
Il giorno giusto esiste, ma non lo becchi
Il difensore degli ETF VIX risponderebbe che questi strumenti non si tengono, si usano. Ed è vero: nei giorni del panico i guadagni di un ETF VIX sono enormi. Il punto è quanto in fretta evaporano. Tre casi concreti, sempre sull’Amundi in euro:
| Episodio | Guadagno al picco | Chiusura d’anno |
|---|---|---|
| Pandemia 2020 | +274% il 19 marzo | +41,0% |
| Correzione agosto 2024 | +10,8% il 5 agosto | -28,5% |
| Dazi aprile 2025 | +33,1% il 9 aprile | -24,9% |
Il caso del 2020 è il più istruttivo. Chi avesse investito a inizio anno e venduto il 19 marzo, il giorno dopo il massimo storico del VIX, avrebbe quasi quadruplicato. Chi ha tenuto fino a dicembre si è ritrovato con un +41%, comunque ottimo. Chi ha tenuto anche il 2021 ha restituito tutto: meno 38,2% e si riparte.
Per guadagnare con un ETF VIX servono quindi due colpi di precisione: entrare prima di un crollo che nessuno sa datare, e uscire nel giro di giorni dal picco del panico, cioè nel momento in cui ogni istinto dice che il peggio deve ancora arrivare. Chi compra l’assicurazione dopo l’incidente, e la vende mentre l’incidente è in corso, non sta assicurando niente: sta facendo trading sull’emotività altrui, con il cronometro in mano.
La leva 2,25x: meno 85,8% in un anno
Se l’ETF VIX senza leva erode, la versione a leva demolisce. Il WisdomTree S&P 500 VIX 2.25x Daily Leveraged moltiplica per 2,25 il movimento giornaliero dei futures: la scheda di Borsa Italiana gli attribuiva, al 2 ottobre 2026, una performance a un anno del meno 85,8%, e la volatilità a dodici mesi calcolata da justETF è del 128,82%, dodici volte quella di un ETF azionario mondiale.
Sulla leva giornaliera applicata alla volatilità pesa anche un precedente storico. Il 5 febbraio 2018 il VIX salì del 116% in una seduta e i prodotti che scommettevano sulla volatilità in discesa vennero azzerati: il più noto, l’ETN XIV di Credit Suisse, perse oltre il 90% in poche ore e venne liquidato nei giorni successivi. Quell’episodio è ricordato come Volmageddon, e resta il promemoria di cosa può fare la volatilità a chi la maneggia con la leva.
C’è infine una differenza di natura giuridica che molti ignorano. Il WisdomTree è un ETN, cioè un titolo di debito garantito da collaterale: non è un fondo. La differenza conta anche sul piano fiscale, perché i guadagni di ETC ed ETN sono redditi diversi e si compensano con le minusvalenze pregresse, cosa che con gli ETF non è possibile. Come funziona nel dettaglio lo trovi nella guida alla fiscalità degli investimenti.
A cosa servono davvero questi strumenti
Dopo tanti numeri in rosso, la domanda legittima è perché questi prodotti esistano e scambino così tanto. La risposta è che hanno un uso professionale preciso: coprire un portafoglio per finestre brevissime, quando un gestore vuole attraversare un evento noto, un’elezione, una riunione delle banche centrali, una scadenza sui dazi, senza smontare le posizioni.
Su un orizzonte di pochi giorni il pedaggio del roll pesa poco, e la reattività di un ETF VIX è impareggiabile: nessun altro strumento quotato sale del 30% mentre la borsa perde il 10%. È lo stesso motivo per cui i volumi degli ETF VIX sono così alti a fronte di patrimoni piccoli: le posizioni si aprono e si chiudono in fretta.
Quello per cui gli ETF VIX non funzionano è l’uso che l’investitore di lungo periodo vorrebbe farne: comprarli e tenerli in portafoglio come airbag permanente. L’airbag c’è, ma si sgonfia da solo del 30-50% l’anno. Su questo uso il verdetto delle tabelle qui sopra non ammette appello.
Se cerchi protezione: i fondi che comprano l'assicurazione al posto tuo
Torniamo al punto di partenza. Il VIX misura il prezzo delle opzioni con cui i professionisti si assicurano. Chi compra un ETF VIX compra una scommessa su quel prezzo. Ma esiste una terza strada, più recente: i fondi che le opzioni le comprano davvero, e consegnano il risultato della copertura invece del suo costo.
Si chiamano ETF a risultato definito. Global X ne quota a Milano una famiglia di quattro sull’S&P 500, con due meccanismi e due orizzonti:
| Fondo | Ticker | Periodo | Protezione |
|---|---|---|---|
| S&P 500 Annual Buffer | SPAB | annuale | primo 15% di ribasso |
| S&P 500 Quarterly Buffer | SPQB | trimestrale | primo 5% di ribasso |
| S&P 500 Annual Tail Hedge | SPAH | annuale | dal -5% al -35% |
| S&P 500 Quarterly Tail Hedge | SPQH | trimestrale | dal -3% al -12% |
Prendiamo il Tail Hedge annuale (SPAH, ISIN IE000HGH8PV2), che è il più adatto a raccontare il meccanismo. A inizio anno il fondo compra su un indice CBOE un put spread sull’S&P 500: un’opzione che protegge dai ribassi oltre il 5% e fino al 35%. Per pagare il premio vende un’opzione call, che fissa un tetto al guadagno: per il periodo in corso, dal 2 gennaio al 31 dicembre 2026, il tetto di partenza è il 10,16%.
I numeri di contorno, dal KID e dal factsheet: TER dello 0,50% più uno 0,1% di costi di transazione, replica sintetica tramite swap, indicatore di rischio 3 su 7 nella scala PRIIPs, sotto quello dei grandi ETF azionari puri, orizzonte raccomandato cinque anni. Dal lancio del novembre 2023 al 31 luglio 2026 il fondo ha reso il 33% in dollari, mentre l’S&P 500 con i dividendi reinvestiti faceva il 78%: tre anni di rialzi quasi ininterrotti sono lo scenario in cui il tetto costa di più.
Il patto è chiaro e dura un anno: se l’S&P 500 chiude il periodo fra 0 e -5%, la perdita è tua; da -5% a -35%, è coperta; oltre, torna tua. In cambio rinunci a tutto ciò che supera il tetto. Global X pubblica lo stato della copertura giorno per giorno: alla fotografia del 2 ottobre 2026 restavano un 1,66% di salita prima del tetto, un 12,44% di discesa prima che il buffer scatti e 88 giorni alla scadenza del periodo. Il termine tail hedge, copertura di coda, indica proprio questo: l’assicurazione scatta sugli scenari estremi, quelli della coda della distribuzione dei rendimenti.
La differenza con gli ETF VIX è di natura, non di grado. Qui non c’è nessun future da rinnovare ogni mese e nessuna scommessa sul panico: c’è un’assicurazione annuale con franchigia, massimale e premio pagato una volta, il cui valore segue l’S&P 500 e non il prezzo della paura. Per questo un ETF VIX si guarda col cronometro e un tail hedge col calendario.
L’ETF giusto, il portafoglio no
Scegliere un buon ETF è la parte facile. Sovrapposizioni, valuta e pesi mai ribilanciati possono costare più di qualunque commissione, e non si vedono guardando un solo strumento.
Se vuoi un controllo di insieme, richiedi il check-up gratuito: ti mostro sovrapposizioni e pesi sul tuo portafoglio reale.
Il gap comportamentale
Gli studi sui flussi dicono la stessa cosa da vent’anni: l’investitore medio rende 1-2 punti l’anno meno degli strumenti che possiede, per come li compra e li vende.
Un esempio concreto, con i numeri, lo trovi nel caso studio del portafoglio che sembrava perfetto: 13 pagine, download diretto.
I fondi rimasti in banca
Se accanto agli ETF tieni ancora i fondi comprati in banca, stai pagando il 2% l’anno su quella parte senza vederlo da nessuna parte.
Quanto pesa sul totale e cosa cambierebbe a sostituirli lo vediamo nel check-up gratuito del portafoglio.
La prova dei crolli: cosa ha fatto il Tail Hedge quando serviva
Il fondo è nato a novembre 2023, quindi ha attraversato due tempeste vere. Le chiusure di Borsa Italiana in euro dicono questo.
Correzione di agosto 2024: l’iShares Core S&P 500 perde l’8,3% dal massimo al minimo, il Tail Hedge lo 0,3%. Il crollo dei dazi di aprile 2025: l’S&P 500 in euro arretra del 23,3% dal picco, il Tail Hedge del 14,6%.
Il secondo numero merita onestà: non è il “massimo 5% di perdita” che la descrizione farebbe sperare. I motivi sono due. Il buffer misura il ribasso dell’indice in dollari dall’inizio del periodo annuale, non dal massimo del tuo ingresso: chi era dentro da gennaio 2025 aveva davanti un paniere già cresciuto, e i primi punti di discesa non erano coperti. E il fondo è in dollari senza copertura del cambio: nel 2025 l’euro si è rafforzato del 13% e si è portato via da solo buona parte del risultato, tanto che l’anno si è chiuso a -1,5% in euro con l’indice coperto in positivo in valuta locale.
Resta il confronto d’insieme dal gennaio 2024: volatilità a un anno del 6,20% contro il 12% abbondante dell’S&P 500, perdita massima del 14,6% contro il 23,3%. La protezione c’è, ed è strutturale. Il pedaggio pure: nello stesso periodo l’S&P 500 ha guadagnato il 58%, il Tail Hedge il 19%. Tre anni di mercati forti hanno fatto scattare il tetto tre volte, ed è esattamente il patto firmato all’ingresso: si rinuncia alla parte alta dei rendimenti per non vedere la parte bassa.
Il lato onesto: un fondo da 800.000 dollari che a Milano non scambia
Prima di considerare il Tail Hedge come soluzione, i suoi difetti, che sono seri. Il patrimonio è di circa 820.000 dollari alla rilevazione Global X del 2 ottobre 2026: un fondo microscopico, che l’emittente potrebbe decidere di chiudere. In quel caso non si perde il capitale, che viene liquidato al valore di mercato, ma un’eventuale minusvalenza da liquidazione resta difficile da compensare, e il reinvestimento è a carico tuo.
La liquidità a Milano poi è il rovescio esatto degli ETF VIX: nell’ultimo trimestre SPAH ha registrato scambi in 4 sedute su 65. Sessantuno giorni di fila a volume zero. Chi compra deve usare ordini con limite di prezzo appoggiandosi al market maker, e sapere che lo spread è il vero costo d’ingresso. La replica infine è sintetica, tramite swap, con il rischio di controparte che ne consegue.
È il paradosso finale di questo mercato: lo strumento che perde per costruzione scambia 330.000 quote al giorno, quello costruito per proteggere non lo compra quasi nessuno. La paura si vende molto meglio della prudenza.
Come decidere: tre domande prima di comprare
La prima domanda è cosa stai davvero cercando. Se vuoi guadagnare dal prossimo crollo, un ETF VIX è lo strumento giusto solo se sei disposto a fare trading con orizzonte di giorni e ad accettare che il tempo giochi contro di te dal primo minuto.
Se invece vuoi proteggere un portafoglio, la scommessa sulla volatilità è lo strumento sbagliato: servono i prodotti che l’assicurazione la comprano, come i buffer e i tail hedge, di cui abbiamo spiegato il funzionamento in dettaglio, o soluzioni a gestione attiva come il Fineco AM Dynamically Hedged US Equities.
La seconda è se la protezione ti serva davvero. Un portafoglio costruito bene si difende prima di tutto con la diversificazione fra azioni, obbligazioni e liquidità, che non ha tetti ai guadagni e non costa premi assicurativi: ne parliamo nella guida al portafoglio efficiente. Le coperture in opzioni hanno senso su esigenze specifiche: un capitale che servirà a una data certa, una concentrazione azionaria che non si può vendere, un profilo che non reggerebbe emotivamente un meno trenta.
La terza è se hai stimato il costo pieno. Negli ETF VIX il costo vero non è il TER dello 0,60%, è il roll che erode il 30% l’anno. Nei fondi a risultato definito non è lo 0,50%, è il tetto che ti lascia a +10% quando il mercato fa +25%. In entrambi i casi il prezzo dell’assicurazione è molto più alto di quello scritto sul cartellino, e va confrontato con il rischio che stai davvero correndo. È il tipo di conto che conviene fare con una consulenza fatta sul tuo portafoglio, prima che con un motore di ricerca.
Domande frequenti sugli ETF VIX
portafoglio
L’ETF giusto, il portafoglio no
Scegliere un buon ETF è la parte facile. Sovrapposizioni, valuta e pesi mai ribilanciati possono costare più di qualunque commissione, e non si vedono guardando un solo strumento.
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Il gap comportamentale
Gli studi sui flussi dicono la stessa cosa da vent’anni: l’investitore medio rende 1-2 punti l’anno meno degli strumenti che possiede, per come li compra e li vende.
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I fondi rimasti in banca
Se accanto agli ETF tieni ancora i fondi comprati in banca, stai pagando il 2% l’anno su quella parte senza vederlo da nessuna parte.
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Nota Informativa e Disclaimer
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento
Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.
Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore.
Esiste un ETF che replica esattamente il VIX?
No. Il VIX è una formula sulle opzioni dell’S&P 500 e non è investibile. Tutti gli ETF VIX replicano indici di futures sul VIX, che seguono l’indice in modo imperfetto e pagano il costo del rinnovo mensile dei contratti.
Perché gli ETF VIX perdono valore nel tempo?
Perché i futures sulla volatilità con scadenza lontana costano quasi sempre più di quelli vicini. A ogni rinnovo mensile il fondo vende il contratto economico e compra quello caro, e la differenza erode il valore. L’Amundi VIX Futures ha perso il 98,6% dal 2013 pur avendo attraversato quattro grandi picchi di volatilità.
Gli ETF VIX proteggono dai crolli di borsa?
Solo se comprati prima del crollo e venduti entro pochi giorni dal picco del panico. Nel 2020 l’Amundi guadagnava il 274% il 19 marzo, ma ha chiuso l’anno a +41% e ha perso il 38% nel 2021. Come protezione permanente non funzionano: l’erosione strutturale consuma la copertura.
Come si tassano gli strumenti sulla volatilità?
L’Amundi è un ETF: i guadagni sono redditi di capitale al 26% e non compensano minusvalenze. Il WisdomTree a leva è un ETN: i suoi guadagni sono redditi diversi e possono assorbire minusvalenze pregresse. Le perdite di entrambi generano minusvalenze utilizzabili in compensazione entro il quarto anno successivo.
Qual è l'alternativa per chi cerca protezione?
I fondi che comprano le opzioni put invece di scommettere sul loro prezzo: gli ETF a risultato definito come i buffer e i tail hedge di Global X, che fissano in anticipo franchigia, copertura e tetto per un periodo dato, oppure le strategie a copertura dinamica a gestione attiva. Il costo è la rinuncia a parte dei rialzi.





