ETF eolico in Europa: due soli fondi quotati e uno scambia una seduta su quattro
Investimenti

ETF eolico: in Europa sono due, e uno scambia una seduta su quattro

📅 Pubblicato il 1 Ottobre 2026
✏️ Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2026
🕐 … min di lettura

Chi cerca un ETF eolico si aspetta di trovare una lista di prodotti da confrontare, come accade per quasi ogni tema di investimento. La lista non c’è: sul mercato europeo i fondi dedicati esclusivamente all’energia del vento sono due, e insieme gestiscono circa 22 milioni di euro. Per dare una scala, il più grande fondo sulle energie pulite in generale ne gestisce da solo oltre 2.600.

Questa sproporzione è già metà della risposta. L’eolico come tema di investimento esiste, ma vive quasi tutto dentro i fondi sulle rinnovabili ad ampio spettro: i due prodotti puri sono rimasti piccoli, e l’ETF eolico di Global X quotato su Borsa Italiana negli ultimi tre mesi ha scambiato in quindici sedute su sessantacinque.

In questo articolo prendo il più piccolo dei due come caso di studio e lo apro pezzo per pezzo: l’indice, i titoli, la Cina al 41,6%, i rendimenti dal lancio, i costi, e soprattutto le due domande che nessuna scheda prodotto fa. Un fondo da 7,8 milioni di dollari può sopravvivere? E un ETF eolico che resta senza scambi per dieci sedute di fila si può considerare uno strumento utilizzabile?

●  In sintesi

Di ETF eolico puro in Europa ne esistono due soli, e il Global X Wind Energy (WNDY) è il più piccolo e il meno scambiato dei due.

Che cosa compra davvero un ETF eolico

Un ETF eolico non compra “il vento” e nemmeno l’elettricità che produce: compra le azioni delle società che vivono di quella filiera. La metodologia dell’indice Solactive replicato dall’ETF eolico di Global X definisce quattro mestieri ammessi, e vale la pena elencarli perché spiegano tutto quello che viene dopo.

Il primo sono i sistemi eolici: chi progetta, produce e mantiene le turbine e i loro componenti. Il secondo è la produzione di energia: le società che generano e distribuiscono elettricità dal vento, cioè utility a tutti gli effetti. Il terzo è la tecnologia eolica, che comprende infrastrutture e sistemi di accumulo dedicati. Il quarto è integrazione e manutenzione, cioè l’ingegneria e la consulenza per installare e far funzionare gli impianti.

Per entrare nell’indice una società deve ricavare da queste attività almeno il 50% dei ricavi, del reddito operativo o degli attivi. È la soglia che in gergo si chiama pure-play, ed è la stessa logica che abbiamo visto su altri fondi tematici della gamma: seleziona pochi nomi molto esposti al tema e lascia fuori i giganti diversificati, che di eolico fanno tanto in valore assoluto ma poco in percentuale.

La conseguenza pratica è che un ETF eolico puro è per costruzione un fondo piccolo e concentrato: le società che superano quella soglia nel mondo sono poche decine.

Il censimento dell'ETF eolico in Europa: due prodotti in tutto

La risposta è due, ed è la prima cosa che chi cerca un ETF eolico deve sapere, perché la pagina dei risultati di Google la nasconde: quasi tutti i contenuti che compaiono parlano di fondi sulle energie rinnovabili in generale, dove l’eolico convive con solare, reti e idrogeno.

Global X Wind EnergyInvesco Wind Energy
TickerWNDYWNDE
ISINIE000JNHCBM6IE0008RX29L5
Indice replicatoSolactive Wind Energy v2WilderHill Wind Energy
Titoli in portafoglio2371
TER annuo0,50%0,60%
Patrimonio7,8 mln USD15 mln EUR
Lancio8 febbraio 20227 settembre 2022
Politica dei proventiAccumulazioneAccumulazione

I dati di patrimonio fotografano agosto 2026 e meritano una pausa: 22 milioni di euro scarsi in due. Nel segmento contiguo delle rinnovabili ad ampio spettro, il solo iShares Global Clean Energy Transition gestisce circa 2.687 milioni, l’Amundi MSCI New Energy 907 e l’L&G Clean Energy 652. Il mercato ha deciso che un ETF eolico dedicato non gli serve, e i numeri di raccolta lo certificano.

I due prodotti, peraltro, si somigliano molto meno di quanto suggerisca il nome. Replicano indici diversi, con regole di selezione diverse e un numero di titoli che va da 23 a 71: più avanti li metto uno di fianco all’altro, perché la scelta fra i due cambia parecchio il risultato.

ETF eolico puro in Europa: solo due fondi da 22 milioni contro le rinnovabili da miliardi
Il Global X WNDY detiene 23 titoli, l'Invesco WNDE 71: insieme fanno 22 milioni di euro, meno dell'1% del solo iShares Global Clean Energy.

L'indice dell'ETF eolico di Global X: le regole del gioco

Il Global X Wind Energy UCITS ETF replica fisicamente, a replica completa, l’indice Solactive Wind Energy v2. Le regole di costruzione stanno nel documento di metodologia e definiscono il profilo del fondo più di qualunque commento.

L’indice può contenere fino a 50 titoli, ma il fondo oggi ne detiene meno della metà: 23. Per essere ammessa, oltre alla soglia pure-play del 50% dei ricavi, una società deve capitalizzare almeno 200 milioni di dollari e scambiare in borsa almeno 2 milioni di dollari al giorno in media. Sono ammesse anche società pre-revenue, cioè che operano nell’eolico ma non fatturano ancora: pesano al massimo il 2% ciascuna e il 10% in aggregato.

I pesi seguono la capitalizzazione flottante con un tetto del 12% per titolo e un minimo dello 0,3%. C’è anche un vincolo di concentrazione aggregata: le società sopra il 4,5% non possono superare insieme il 45% dell’indice. Il ribilanciamento è semestrale, l’ultimo giorno di maggio e di novembre, con revisioni intermedie a febbraio e agosto che intervengono solo se qualche titolo sfonda il 16%.

Completano il quadro i filtri ESG: conformità ai principi del Global Compact delle Nazioni Unite ed esclusione di armi controverse e carbone termico. Il fondo è classificato Articolo 8 ai sensi del regolamento SFDR.

Sulla carta è una costruzione ordinata. Nella pratica sei mesi tra un ribilanciamento e l’altro sono lunghi, e si vede dai pesi reali.

Dentro il portafoglio: Vestas oltre il tetto e la Cina al 41,6%

Questa è la fotografia delle prime dieci posizioni al 27 agosto 2026, presa dalla scheda ufficiale del fondo.

#PosizionePaesePeso
1Vestas Wind SystemsDanimarca18,37%
2NordexGermania14,15%
3China Three Gorges RenewablesCina12,23%
4EDP RenewablesSpagna7,09%
5Liquidità in dollari canadesi–5,20%
6Ming Yang Smart EnergyCina4,95%
7CECEP Wind PowerCina4,85%
8CadelerDanimarca4,27%
9Jiangsu New EnergyCina4,17%
10GoldwindCina3,47%

Il primo dato che salta all’occhio è Vestas al 18,37%, oltre sei punti sopra il tetto del 12% previsto dalla metodologia. Non è un errore: il cap vale al momento del ribilanciamento, e tra maggio e novembre i pesi vanno dove li porta il mercato. È un fenomeno che sulla gamma Global X abbiamo già misurato più volte, e su un portafoglio di 23 titoli pesa il doppio: i primi tre nomi valgono insieme il 44,8% del fondo.

Il secondo dato è quanto in fretta cambia una lista così corta. Al 19 agosto la seconda posizione era Orsted, al 12,67%: otto giorni dopo non compare più tra le prime dieci, insieme alla canadese Northland Power, e al quinto posto c’è una posizione di liquidità in dollari canadesi al 5,2%. Su 23 titoli, una singola uscita ridisegna la classifica.

Poi c’è la geografia. Al 31 luglio 2026 la Cina pesava il 41,61% del portafoglio, la Danimarca il 29,29%, il Canada il 10,58% e la Germania il 10,39%. Stati Uniti: assenti. Chi compra questo ETF eolico sta comprando, per circa due quinti, società quotate a Shanghai, Shenzhen e Hong Kong, con tutto quello che ne consegue in termini di rischio normativo, valutario e di governance.

È una composizione legittima, perché il baricentro della filiera eolica mondiale sta davvero lì: la Cina è da anni il primo mercato per nuove installazioni e i suoi produttori di turbine guidano le classifiche per volumi. Ma chi immagina un investimento sulle turbine del Mare del Nord deve sapere che il fondo pesa altrove.

Nel Global X Wind Energy Vestas pesa il 18,37 per cento e i primi tre titoli il 44,8 per cento, oltre il tetto del 12 per cento
Fonte: globalxetfs.eu, dati al 27/08/2026. Il tetto del 12% dell'indice vale solo alle date di ribilanciamento.

Metà fabbriche e metà utility: due mestieri in un fondo solo

La ripartizione settoriale del fondo dice industria 50,91% e servizi di pubblica utilità 49,09%. Sembra un dettaglio da factsheet, ed è invece la chiave per capire come si muove il prezzo.

La metà industriale sono i costruttori: Vestas e Nordex producono turbine, Cadeler le installa in mare con navi specializzate, Ming Yang e Goldwind le fabbricano per il mercato cinese. Sono aziende cicliche, con margini sottili, sensibili al prezzo dell’acciaio, ai colli di bottiglia logistici e alle aste per i nuovi parchi. Quando il ciclo gira, salgono e scendono con violenza.

L’altra metà sono i produttori di elettricità: China Three Gorges Renewables, EDP Renewables, CECEP Wind Power. Qui il mestiere è da utility, con ricavi regolati o contrattualizzati su orizzonti lunghi e una sensibilità fortissima ai tassi di interesse: i parchi eolici si costruiscono a debito, e ogni punto di costo del denaro in più taglia il valore dei progetti futuri.

Un ETF eolico puro tiene insieme questi due mestieri per forza, perché la filiera è fatta così. Il risultato è un profilo ibrido: metà del fondo reagisce al ciclo industriale, l’altra metà ai tassi.

I rendimenti dell'ETF eolico: -23% dal lancio, +16% nell'ultimo anno

L’ETF eolico di Global X è nato l’8 febbraio 2022, un tempismo che si è rivelato pessimo: pochi mesi dopo sarebbe iniziata la stretta monetaria più rapida degli ultimi decenni, e le rinnovabili quotate, che ai tassi sono sensibilissime, hanno passato tre anni a sgonfiarsi.

I numeri del factsheet al 31 luglio 2026, calcolati in dollari sul valore del fondo, raccontano la parabola intera. Dal lancio il fondo perde il 23,37% cumulato, contro il 21,47% perso dall’indice. Gli ultimi dodici mesi però sono positivi: +16,36%, in un contesto in cui il tema ha rialzato la testa. I tre mesi estivi hanno restituito parte del recupero, con un -18,60% tra maggio e luglio.

Su Borsa Italiana, dove il fondo quota in euro, la traiettoria recente è la stessa: la quota è passata da 11,64 euro di fine maggio a 9,82 euro di fine agosto 2026.

Il KID aggiornato ad aprile 2026 traduce questa volatilità in scenari: su un investimento di 10.000 dollari tenuto cinque anni, lo scenario moderato restituisce 12.750 dollari (+4,99% medio annuo), quello sfavorevole 7.740 (-4,99% annuo), quello di stress 2.710. L’indicatore di rischio è 5 su 7, classe medio-alta, con orizzonte raccomandato di cinque anni.

Due letture oneste di questi numeri. La prima: chi è entrato al lancio ha perso quasi un quarto del capitale in quattro anni e mezzo. La seconda: il +16% dell’ultimo anno dice che il tema non è morto, e chi crede nella ripartenza trova oggi sull’ETF eolico valutazioni molto più basse di quelle del 2022.

Quanto costa un ETF eolico: TER 0,50% e la differenza dall'indice

Il TER dichiarato è dello 0,50% annuo, in linea con il resto della gamma tematica Global X e più basso dello 0,60% del concorrente Invesco. Al costo di gestione il KID aggiunge costi di transazione stimati nello 0,10% annuo: su 10.000 dollari investiti fanno 64 dollari di costi complessivi il primo anno, cioè un’incidenza dello 0,6%.

Lo 0,10% di transazione è un valore contenuto per un fondo tematico: nella nostra rilettura dei KID della gamma Global X la mediana sta allo 0,20%, con punte oltre il 5%. Il ribilanciamento semestrale qui aiuta: meno giri di portafoglio, meno costi di negoziazione.

C’è però un terzo costo, che non sta in nessuna tabella: la differenza tra fondo e indice. Dal lancio l’ETF ha reso l’1,90% cumulato meno del suo benchmark, che su quattro anni e mezzo equivale a circa mezzo punto l’anno, coerente con il totale dei costi. Su un fondo che replica 25 titoli liquidi non c’è nulla di anomalo, ma è il promemoria che il TER è il pavimento dei costi, mai il soffitto.

Il problema numero uno: 7,8 milioni di patrimonio

Al 19 agosto 2026 questo ETF eolico gestisce 7,85 milioni di dollari. Nel mondo degli ETF è una dimensione da prefisso telefonico: la soglia sotto la quale un fondo fatica a coprire i propri costi fissi viene indicata per convenzione tra i 30 e i 50 milioni, e questo fondo, dopo quattro anni e mezzo di vita, non si è mai avvicinato.

Un patrimonio così piccolo produce due rischi concreti. Il primo è la chiusura anticipata: un emittente non tiene in vita all’infinito un comparto che genera 39.000 dollari l’anno di commissioni lorde. La liquidazione non fa perdere il patrimonio, che è segregato per legge, ma impone il realizzo forzato in un momento che l’investitore non sceglie, con le eventuali conseguenze fiscali del caso.

Il secondo rischio è indiretto: un fondo piccolo resta piccolo anche negli scambi, e gli scambi sono il prossimo capitolo, quello per cui questo articolo esiste.

Il confronto con il segmento contiguo è impietoso: il solo iShares sulle energie pulite gestisce oltre 340 volte il patrimonio di questo ETF eolico.

La liquidità dell'ETF eolico su Borsa Italiana: 50 sedute su 65 senza scambi

L’ETF eolico di Global X è quotato su Borsa Italiana dal 17 febbraio 2022 con il ticker WNDY. Per misurare quanto scambia davvero non basta guardare una seduta: abbiamo scaricato i volumi giornalieri degli ultimi tre mesi, dal 28 maggio al 26 agosto 2026, 65 sedute di borsa in tutto.

Il risultato: in 50 sedute su 65 il volume è stato zero. Nessun contratto, nessun pezzo passato di mano. Le sedute con almeno uno scambio sono state 15, cioè poco meno di una su quattro, e in tre mesi sono passate di mano 5.773 quote in totale, di cui 5.000 in un’unica seduta di agosto. Tolto quel blocco, restano 773 quote in tre mesi: ai prezzi correnti, l’equivalente di circa 120 euro di controvalore per seduta.

Il paradosso: l’indice replicato pretende dai suoi titoli almeno 2 milioni di dollari di scambi al giorno, ma lo strumento che lo replica a Milano scambia, in un trimestre, meno di quanto l’indice chiede a ogni titolo in un’ora.

Sul mercato degli ETF l’assenza di scambi non impedisce di comprare: i market maker espongono comunque prezzi in acquisto e in vendita. Ma lo spread denaro-lettera su un ETF eolico così sottile è sistematicamente più largo che su un fondo scambiato, e l’ordine a mercato, che su strumenti liquidi è un peccato veniale, qui può costare punti percentuali.

Su Borsa Italiana il fondo WNDY ha chiuso 50 sedute su 65 a volume zero in tre mesi
Fonte: elaborazione su serie storiche Yahoo Finance (WNDY.MI), 65 sedute dal 28/05/2026 al 26/08/2026.

Global X o Invesco: il confronto tra i due

Se la tesi è comprare un ETF eolico puro, la scelta si riduce a due nomi, e i due nomi sono meno gemelli di quanto sembri.

L’Invesco Wind Energy (WNDE) replica l’indice WilderHill Wind Energy (scheda su justETF), ha 71 titoli in portafoglio, il triplo, e un patrimonio di circa 15 milioni di euro, il doppio del rivale. Costa 0,60% l’anno, un decimo di punto in più. È nato sette mesi dopo, a settembre 2022, il che gli ha risparmiato la prima gamba del ribasso: il suo drawdown massimo dal lancio si è fermato al 32%.

Il Global X Wind Energy (WNDY) costa meno, 0,50%, ma concentra tutto: 23 titoli, i primi tre al 44,8%, la Cina oltre il 40%. La diversificazione tripla dell’Invesco si paga con un decimo di TER, uno scambio che, almeno su Milano, resta raro per entrambi, e la stessa domanda di fondo sulla sostenibilità di un patrimonio a una cifra o poco più.

La differenza vera, però, sta negli indici. Il WilderHill pesca più largo, include società più piccole e più esposizione occidentale; il Solactive concentra sui pure-play maggiori, con l’inclinazione cinese che abbiamo visto. Due modi diversi di declinare lo stesso tema: prima di scegliere un ETF eolico conviene aprire i due elenchi di partecipazioni e decidere quale delle due geografie si vuole davvero possedere.

ETF eolico o fondo sulle rinnovabili: l'alternativa

Per la maggior parte dei portafogli la domanda giusta non è quale ETF eolico comprare, ma se serva un ETF eolico puro. L’alternativa esiste ed è il segmento delle rinnovabili ad ampio spettro: fondi che tengono insieme eolico, solare, reti e accumulo, con patrimoni da centinaia di milioni o miliardi e scambi quotidiani reali.

Dentro quei fondi i grandi nomi dell’eolico ci sono già, semplicemente diluiti con il resto della transizione. Chi compra il tema largo rinuncia alla scommessa secca sul vento, ma si porta a casa strumenti più grandi, più liquidi e meno appesi al destino di un singolo sotto-settore.

La scommessa secca ha senso solo per chi ha una convinzione specifica sull’eolico contro il resto delle rinnovabili. È una convinzione da esprimere con una porzione piccola del portafoglio, sapendo che i due soli veicoli disponibili portano con sé i limiti strutturali che questo articolo ha misurato.

Come si compra e come si tassa

Questo ETF eolico si compra da qualunque conto titoli italiano come una normale azione: è quotato sull’ETFPlus di Borsa Italiana in euro, lotto minimo un pezzo. La valuta di denominazione però è il dollaro: il rischio di cambio resta anche comprando in euro.

La classe quotata è ad accumulazione: i dividendi incassati dalle società in portafoglio vengono reinvestiti nel fondo, non distribuiti. Chi cerca una rendita periodica deve guardare altrove: la differenza tra le due impostazioni è nella guida su ETF ad accumulazione o a distribuzione.

Sul piano fiscale è un ETF armonizzato UCITS, domiciliato in Irlanda: le plusvalenze sono redditi di capitale tassati al 26% e non sono compensabili con eventuali minusvalenze pregresse. È l’asimmetria tipica degli ETF, spiegata nella guida alla fiscalità degli investimenti.

Per chi ha senso e per chi no

Da consulente finanziario, il ragionamento che faccio davanti a un prodotto così parte sempre dal ruolo, non dallo strumento. Un ETF eolico puro è una posizione satellite per definizione: settoriale, concentrato, volatile, con un indicatore di rischio 5 su 7. Qualunque peso oltre qualche punto percentuale del portafoglio smette di essere un’inclinazione tematica e diventa il motore del risultato complessivo.

Ma qui c’è un livello in più rispetto al solito discorso sui tematici: ai rischi del tema si sommano i rischi dello strumento. Patrimonio a una cifra, scambi rari, concentrazione geografica su un mercato, quello cinese, che molti investitori italiani non metterebbero mai al 40% di nessuna posizione. Sono tre fragilità che non dipendono dall’andamento dell’eolico e che restano anche se il tema riparte.

Chi ci vede comunque un’opportunità dovrebbe almeno pretendere da sé stesso tre regole: dimensionare la posizione perché una chiusura del fondo non faccia danni, usare sempre ordini con limite di prezzo, e verificare che il resto del portafoglio non possieda già le stesse società attraverso altri fondi. Il punto di partenza resta un portafoglio costruito per intero, come quello che analizzo nel percorso dei servizi di consulenza, dentro il quale una posizione del genere ha un posto preciso oppure non ha posto affatto.

Domande frequenti sull'ETF eolico

In Europa la scelta è tra due soli prodotti: il Global X Wind Energy (WNDY), più economico ma con 23 titoli, la Cina oltre il 40% e meno di 8 milioni di patrimonio, e l’Invesco Wind Energy (WNDE), che costa un decimo in più ma diversifica su 71 titoli con un patrimonio doppio. Nessuno dei due supera le soglie dimensionali che rendono un ETF tranquillo per costruzione: a parità di tesi, i criteri di scelta sono l’indice replicato e la geografia che ne deriva.

L’ETF eolico investe solo nella filiera del vento: turbine, produttori di elettricità eolica, installatori. Un ETF sulle energie rinnovabili tiene insieme eolico, solare, reti, accumulo e idrogeno, su portafogli più larghi e patrimoni molto più grandi. Il fondo eolico è la scommessa stretta, quello sulle rinnovabili la versione diversificata dello stesso tema.

Sì, ed è il rischio più concreto di questo ETF eolico. Un ETF non fallisce, perché il patrimonio è segregato da quello dell’emittente, ma può essere liquidato o fuso quando resta troppo piccolo per coprire i costi. In quel caso le quote vengono rimborsate al valore di mercato: non si perde il capitale, ma si subisce un realizzo forzato in un momento non scelto, con le relative conseguenze fiscali.

No. La classe quotata su Borsa Italiana è ad accumulazione: i proventi incassati dalle società in portafoglio vengono reinvestiti nel fondo e si riflettono nel valore della quota. Anche il concorrente Invesco WNDE è ad accumulazione, quindi chi cerca una cedola periodica dal tema eolico non la trova in nessuno dei due prodotti puri disponibili.

Perché il prezzo delle azioni non segue i megawatt installati ma gli utili e i tassi. Dal 2022 il rialzo dei tassi ha tagliato il valore dei progetti delle utility rinnovabili, mentre i costruttori di turbine hanno lottato con costi e margini. Il risultato è un -23,37% dal lancio a luglio 2026, a fronte di una capacità eolica mondiale che nel frattempo ha continuato ad aumentare. Sono due curve diverse, e confonderle è l’errore più frequente su tutto l’investimento tematico.

Gli ultimi dodici mesi sono stati positivi (+16,36% per il fondo Global X) e le valutazioni restano lontane dai massimi del 2021-2022. Ma la risposta onesta dipende dal veicolo oltre che dal tema: ogni ETF eolico puro disponibile in Europa è piccolo e poco scambiato, quindi anche una visione corretta sul settore può essere penalizzata dallo strumento scelto per esprimerla. Per la maggior parte dei portafogli l’esposizione passa meglio dai fondi diversificati sulle rinnovabili.

Conclusioni

Il censimento resta il dato più importante: chi cerca un ETF eolico in Europa trova due soli prodotti, per 22 milioni di euro complessivi, e il mercato che li ignora è già un giudizio.

L’ETF eolico di Global X fa il suo mestiere dichiarato: replica fedelmente, a costi ragionevoli, un indice pure-play costruito con regole trasparenti. I problemi non stanno nella replica ma nelle premesse: un universo investibile così stretto da produrre un portafoglio con tre titoli a quasi metà del totale, una geografia che pende per due quinti sulla Cina, e una raccolta che dopo quattro anni e mezzo non ha mai raggiunto la soglia di sicurezza.

La liquidità di Borsa Italiana è il dettaglio che riassume tutto: cinquanta sedute su sessantacinque senza un solo scambio non descrivono un prodotto sbagliato, descrivono un prodotto che quasi nessuno usa. E uno strumento che quasi nessuno usa impone costi impliciti, di spread e di uscita, che nessun TER racconta.

Chi vuole il vento in portafoglio ha strade più solide per portarcelo. Chi vuole proprio la scommessa pura ora sa esattamente che cosa sta comprando, e in che quantità maneggiarla.

Nota Informativa e Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento 

Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.

Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore. 

Alessandro Sorvillo
CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO
Consulente Finanziario Fineco · Private Banker
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