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BancoPosta Premium MultiAsset Income: il primo fondo senza commissione d’ingresso

📅 Pubblicato il 1 Ottobre 2026
✏️ Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2026
🕐 … min di lettura

C’è una cosa in BancoPosta Premium MultiAsset Income che non si era mai vista in questa gamma: non ha commissione di ingresso. Non l’1% del Corporate Globale, non il 2% di quasi tutti gli altri. Solo 3,5 euro di diritti fissi, come per il rimborso.

È partito il 26 marzo 2026 e in tre mesi ha raccolto 226,8 milioni di euro. Distribuisce una cedola trimestrale e ha un indicatore di rischio di 2 su 7, il più basso della gamma gestita.

Detto questo, il costo non è sparito: si è spostato. Le commissioni correnti sono al 2,05% all’anno, e sono le più alte fra tutti i fondi BancoPosta a collocamento aperto. Questo articolo mette in fila cosa si guadagna e cosa si perde in quel cambio, come funziona davvero la cedola, e perché su un fondo di tre mesi ci sono cose che nessuno può ancora dire.

Che cos'è BancoPosta Premium MultiAsset Income

Premium MultiAsset Income è un fondo comune di diritto italiano di tipo flessibile, gestito da BancoPosta Fondi SGR. Il collocamento è aperto: si può sottoscrivere in soluzione unica o con un piano di accumulo.

VoceDato
ISINIT0005694226
Avvio dell’operatività26 marzo 2026
Durata del fondo31 dicembre 2050
Categoria AssogestioniFlessibile
Indicatore di rischio2 su 7
Orizzonte raccomandato5 anni
Valore della quota al 30 giugno 20265,187 €
Patrimonio netto al 30 giugno 2026226,76 mln €
Quote in circolazione43.718.187
ProventiDistribuzione trimestrale

L’obiettivo dichiarato nel documento informativo è cogliere, su un orizzonte di medio e lungo periodo, le opportunità offerte dai mercati obbligazionari e azionari globali, mirando alla distribuzione di un provento trimestrale.

Flessibile, nella tassonomia Assogestioni, significa una cosa precisa: non c’è un benchmark dichiarato e il gestore può muovere l’allocazione fra le classi di attivo senza vincoli stretti. È una libertà che ha un rovescio, e lo vedremo più avanti.

Costi totali su cinque anni di BancoPosta Premium MultiAsset Income confrontati con BancoPosta Mix

La commissione di ingresso non c'è, ed è una notizia

Vale la pena fermarsi su questo punto, perché con Premium MultiAsset Income si rompe una prassi che durava da anni in tutta la gamma.

FondoCommissione di ingresso
Premium MultiAsset Incomenessuna, solo 3,5 € di diritti fissi
BancoPosta Obiettivo Sviluppo Inessuna, ma 1,6% in uscita al primo anno
BancoPosta Obbligazionario Corporate Globale1% più 3,5 €
BancoPosta Mix, Bilanciato Multimanager e la gran parte della gamma2% più 3,5 €

Su 10.000 euro versati, il 2% sono 200 euro che non entrano mai nell’investimento e vanno recuperati prima di cominciare a guadagnare. Con Premium MultiAsset Income quei 200 euro restano nel capitale e cominciano a lavorare dal primo giorno.

È un vantaggio reale e va riconosciuto. Ma va anche misurato, perché il costo non evapora: si sposta nel canone annuo.

Quanto costa davvero Premium MultiAsset Income

Il quadro completo dal documento informativo di Premium MultiAsset Income, su un investimento esemplificativo di 10.000 euro.

Voce di costoMisuraSu 10.000 € al primo anno
Costi di ingresso3,5 € di diritti fissi4 €
Costi di uscita3,5 € di diritti fissi4 €
Commissioni di gestione e amministrazione2,05% l’anno205 €
Costi di transazione0,00%0 €
Commissioni di performancenessuna0 €
Costi totali al primo anno212 €
Costi totali a cinque anni1.108 €

L’incidenza annuale dei costi è del 2,1%, uguale al primo anno e su tutti e cinque. È una struttura pulita: nessuna sorpresa all’entrata, nessuna penale all’uscita, un canone piatto.

Il confronto onesto va fatto sul totale a cinque anni, non sul primo giorno.

Su 10.000 € a cinque anniPremium MultiAsset IncomeBancoPosta Mix
Commissione di ingresso0 €200 €
Costi totali dichiarati nel KID1.108 €1.045 €
Incidenza annua2,1%2,0%

Su cinque anni Premium MultiAsset Income costa più del fondo con il 2% di ingresso, non meno. Il canone annuo più alto recupera e supera la commissione risparmiata all’entrata.

Questo non toglie nulla al vantaggio, va detto con precisione: la struttura senza ingresso è migliore per chi non sa quanto resterà, perché non c’è un costo sommerso da ammortizzare, e non penalizza chi cambia idea dopo un anno. È peggiore per chi resta a lungo. Il punto di pareggio, sui numeri del KID, sta poco sopra i quattro anni.

E poi c’è la riga di sintesi, quella che il documento scrive in nota sotto la tabella dei costi.

Se l’uscita avviene nel periodo di detenzione raccomandato, si prevede che il rendimento medio annuo sarà pari al 5,4% prima dei costi e al 3,3% al netto dei costi.

I costi si prendono il 39% del rendimento atteso. Su quel 3,3% netto va ancora applicata l’imposta sostitutiva.

La cedola trimestrale di Premium MultiAsset Income

È la caratteristica che dà il nome a Premium MultiAsset Income, quell’Income alla fine. La relazione semestrale riporta il primo stacco con precisione.

VoceDato
Cedola unitaria0,03750 €
Importo complessivo distribuito2.050.375,49 €
Valore della quota5,187 €
Rendimento della cedola sul trimestre0,72%
Equivalente annuo lordocirca 2,89%

Poco meno del 3% lordo all’anno, distribuito in quattro rate. Su un conto corrente che rende zero è una cifra che colpisce, ed è esattamente per questo che i prodotti a cedola si vendono bene allo sportello.

Ecco però la cosa che allo sportello non viene quasi mai detta, e che è la più importante di questo articolo.

Una cedola non è un rendimento. È un prelievo dal fondo, e ogni volta che viene staccata il valore della quota scende della stessa misura. Se nel trimestre il portafoglio ha guadagnato più della cedola, la quota sale comunque e la cedola è rendimento vero. Se ha guadagnato meno, o ha perso, quella cedola è capitale che torna indietro travestito da reddito.

Il regolamento dei fondi a distribuzione consente esplicitamente di distribuire anche in assenza di proventi sufficienti, ed è una possibilità concreta: nessun fondo garantisce che la cedola sia coperta dal rendimento del trimestre.

Come si controlla, in due minuti. Si segna il valore della quota a inizio anno, si sommano tutte le cedole incassate nei dodici mesi e si confronta il totale con il valore della quota di fine anno più le cedole. Se la quota è scesa più della somma delle cedole, il fondo sta erodendo il capitale. È un controllo che vale per Premium MultiAsset Income come per qualunque altro prodotto a distribuzione, dai BancoPosta Orizzonte Reddito a BancoPosta Distribuzione Attiva.

C’è infine un aspetto fiscale che gioca contro la distribuzione. Ogni cedola viene tassata al momento dello stacco, mentre in un fondo ad accumulazione l’imposta si paga solo alla vendita. Chi non ha bisogno del flusso e reinveste le cedole sta pagando le tasse in anticipo per niente.

Cosa c'è dentro Premium MultiAsset Income

Premium MultiAsset Income ha tre mesi di vita, quindi la fotografia è quella della prima relazione semestrale, al 30 giugno 2026. Il gestore descrive un portafoglio costruito su due gambe:

  • Una parte obbligazionaria diversificata, con obbligazioni societarie globali investment grade, obbligazioni ad alto rendimento e debito dei paesi emergenti;
  • Una parte azionaria, costruita per contribuire ai flussi periodici oltre che alla crescita.

La liquidità netta è marginale, l’1,23% del patrimonio. Il documento informativo precisa che gli investimenti possono essere effettuati in strumenti denominati in qualsiasi divisa, anche diversa dall’euro, e che il fondo utilizza derivati sia per copertura sia per finalità diverse dalla copertura.

Su un fondo appena nato questo è tutto quello che si sa, e conviene non inventare il resto. Le prime schede mensili con l’asset allocation dettagliata e le prime posizioni arriveranno nei prossimi trimestri, ed è allora che si potrà dire qualcosa di più preciso.

Rischio 2 su 7 su un fondo con azioni e high yield

L’indicatore sintetico colloca Premium MultiAsset Income al livello 2 su 7, classe di rischio bassa. È lo stesso livello dell’Obbligazionario Corporate Globale, che è però un prodotto quasi interamente obbligazionario in euro.

Qui invece ci sono azioni globali, obbligazioni ad alto rendimento, debito emergente e valute diverse dall’euro. Un 2 su 7 su quel mix merita una riflessione.

La spiegazione tecnica c’è ed è legittima: l’indicatore si calcola su una misura di volatilità storica del prodotto o di un portafoglio di riferimento, e su un fondo con tre mesi di vita quella misura si costruisce sul parametro di riferimento idoneo, non sui dati reali del fondo, che ancora non esistono. È scritto nel documento stesso.

La conseguenza pratica è che quel 2 è una stima, non una misura, e va riletto fra un paio d’anni con i dati veri. Chi valuta oggi Premium MultiAsset Income farebbe bene a guardare la composizione dichiarata più che il numeretto: obbligazioni high yield e debito emergente non sono strumenti a rischio basso, e nei momenti di stress si muovono come le azioni.

Lo scenario sfavorevole del documento, del resto, esiste ed è consultabile prima di firmare: è il modo giusto di farsi un’idea del rischio reale, molto più della classe sintetica.

Che cosa vuol dire flessibile, e perché conta

La categoria Assogestioni di Premium MultiAsset Income è flessibile, ed è un’etichetta che merita di essere tradotta, perché suona come una qualità e in realtà è soprattutto un’assenza.

Un fondo con benchmark dichiara in partenza contro quale indice vuole essere misurato, e ogni mese la scheda pubblica le due righe affiancate. Chiunque, senza sapere nulla di finanza, può contare quante volte la barra del fondo è più corta di quella dell’indice. È il controllo che rende possibile questo tipo di analisi.

Un fondo flessibile non dichiara nessun indice. Si dà un obiettivo generico, qui la ricerca di opportunità sui mercati obbligazionari e azionari globali con distribuzione di un provento trimestrale, e si misura solo contro se stesso.

Non è una scorrettezza: la categoria esiste da sempre, e per un prodotto che deve poter spostare l’allocazione in modo marcato un benchmark fisso sarebbe una gabbia. Ma il risultato pratico è che su Premium MultiAsset Income non esisterà mai un metro esterno. Se fra cinque anni avrà reso il 3% annuo, non ci sarà modo di sapere se il mercato in cui investiva ne aveva offerti quattro o due.

Per l’investitore esiste un modo di aggirare il problema, e costa un pomeriggio: si prende un ETF obbligazionario globale e uno azionario mondiale, li si pesa come la composizione dichiarata del fondo, e si confrontano i rendimenti anno per anno. È un confronto grezzo, ma dice se il prodotto sta seguendo i suoi mercati o sta restando indietro. È esattamente quello che la scheda di un fondo con benchmark fa già per te.

Come il valore della quota scende quando viene staccata una cedola trimestrale

Tre mesi di vita: cosa si può dire e cosa no

Su Premium MultiAsset Income va fatta una premessa di metodo, perché è la ragione per cui questo articolo non contiene una tabella dei rendimenti annui.

Premium MultiAsset Income è operativo dal 26 marzo 2026. Al 30 giugno la quota valeva 5,187 euro contro i 5,00 di partenza, cioè più 3,74% in poco più di tre mesi. Quel numero non dice assolutamente niente sulla bravura del gestore.

Tre mesi sono rumore statistico puro. Un trimestre positivo su un fondo appena partito significa che i mercati sono saliti in quel trimestre, e basta. Servono almeno tre anni, e più realisticamente cinque, perché il segnale della gestione emerga dal rumore dei mercati.

C’è anche una complicazione tecnica specifica dei fondi appena collocati: nelle prime settimane il portafoglio non è ancora costruito, e il denaro raccolto resta in strumenti monetari mentre viene investito gradualmente. Il rendimento di quel periodo non riflette la strategia del fondo, riflette il fatto che la strategia non era ancora in funzione.

Quindi: chi ti dice oggi che Premium MultiAsset Income sta andando bene o male sta guardando il rumore. Quello che invece si può giudicare adesso, perché è scritto e non cambierà, sono tre cose:

  • La struttura dei costi: 2,05% correnti, nessuna commissione di ingresso, incidenza 2,1% annua.
  • L’assenza di un benchmark: essendo un flessibile, non esiste un indice contro cui misurarlo, oggi né fra dieci anni.
  • Il meccanismo della cedola, che è quello descritto sopra e vale a prescindere da come andranno i mercati.

Il secondo punto è quello che pesa di più nel lungo periodo, ed è il vero limite del prodotto. Su un fondo con benchmark, fra cinque anni si potrà dire se il gestore ha aggiunto o tolto valore, come si fa con il Bilanciato Multimanager, dove il confronto è pubblicato ogni mese. Su un flessibile no: non c’è metro esterno, e l’unico giudizio possibile resta il confronto con altri prodotti simili.

Come leggere da solo i documenti di Premium MultiAsset Income

Su un fondo così giovane la scheda mensile dice ancora poco. I documenti che contano sono altri due, entrambi pubblici e scaricabili dal sito della SGR.

  1. Nel documento informativo, la nota sotto la tabella dei costi. È la riga che dice il rendimento medio annuo atteso prima e dopo i costi: qui 5,4% e 3,3%. Sono le uniche due cifre del documento che parlano del futuro invece che del passato, e insieme dicono quale quota del lavoro del portafoglio arriva a chi ha messo i soldi.
  2. Nella stessa tabella, la riga costi di ingresso e quella costi di uscita. Su Premium MultiAsset Income sono entrambe 3,5 euro di diritti fissi, senza percentuali. È il controllo che va fatto per primo su qualunque prodotto proposto allo sportello, perché è la voce che cambia di più fra un fondo e l’altro.
  3. Nella relazione semestrale, la sezione dei proventi distribuiti. Dice la cedola unitaria e l’importo complessivo. Confrontando la cedola con la variazione del valore della quota nello stesso periodo si capisce se il flusso è coperto dai rendimenti o se è capitale che torna indietro.
  4. Sempre nella semestrale, il commento del gestore. Poche pagine che dicono come è composto il portafoglio e cosa è stato fatto nel periodo. È l’unica fonte disponibile finché le schede mensili non avranno una serie storica.

Un ultimo controllo che vale per qualunque fondo: il patrimonio netto e il numero di quote in circolazione, che stanno uno accanto all’altro nella semestrale. Se il patrimonio scende mentre il valore della quota sale, vuol dire che i sottoscrittori stanno uscendo. Su Premium MultiAsset Income, con tre mesi di vita e 226,8 milioni raccolti, il movimento è ancora tutto in entrata.

Come si esce e quanto si paga di tasse

Il rimborso si può chiedere in qualsiasi momento, senza preavviso e senza penali legate al tempo di permanenza. L’unico costo diretto sono 3,5 euro di diritti fissi. Il valore riconosciuto è quello della quota del giorno in cui la SGR riceve la domanda, calcolata ogni giorno lavorativo.

Su questo punto Premium MultiAsset Income è pulito: nessun costo d’entrata, nessun costo d’uscita, nessuna penale per chi cambia idea. È l’opposto della struttura dell’Obiettivo Sviluppo I, l’altro fondo nato nel 2026, che non fa pagare l’ingresso ma trattiene l’1,6% a chi esce entro il primo anno.

Sul piano fiscale valgono le regole ordinarie dei fondi comuni di diritto italiano. Sui proventi si paga l’imposta sostitutiva del 26%, ridotta in proporzione alla quota di portafoglio investita in titoli di Stato italiani e di paesi in white list, sulla quale l’aliquota effettiva scende al 12,5%. Su un portafoglio orientato a corporate globali e debito emergente, quella quota agevolata sarà probabilmente contenuta.

Attenzione a un dettaglio che riguarda proprio i prodotti a cedola: l’imposta si paga su ogni stacco, quindi il flusso che arriva sul conto è già al netto. E resta l’asimmetria di tutti i fondi comuni italiani, per cui i guadagni sono redditi di capitale e le perdite sono redditi diversi: una minusvalenza su questo fondo non si potrà compensare con il guadagno di un altro fondo.

Premium MultiAsset Income nel confronto con la gamma

Il modo più utile di collocare questo prodotto è metterne il costo accanto a quello degli altri fondi BancoPosta, usando l’unico numero comparabile fra prodotti diversi: l’incidenza annua dichiarata nel documento informativo.

FondoIngressoCosti correntiLordo attesoNetto atteso
Premium MultiAsset Incomenessuno2,05%5,4%3,3%
BancoPosta Mix2%1,55%6,0%4,0%
Bilanciato Multimanager2%1,84%4,4%2,1%
Obbligazionario Corporate Globale1%1,44%0,7%-1,1%
BancoPosta Universo Startsecondo profilo0,49%secondo profilosecondo profilo

Premium MultiAsset Income ha il canone annuo più alto della riga, e insieme il rendimento netto atteso secondo migliore. Non è una contraddizione: il netto atteso dipende molto più da cosa c’è nel portafoglio che da quanto costa il contenitore, e questo fondo ha dentro azioni globali, high yield e debito emergente, cioè strumenti da cui ci si aspetta di più.

La lettura corretta della tabella è quindi doppia. Da un lato Premium MultiAsset Income promette più degli altri; dall’altro chiede il 39% di quello che promette. Il confronto che conta non è con i fratelli di scaffale, ma con quanto costerebbe assemblare da soli la stessa esposizione, che oggi sta fra lo 0,20% e lo 0,40% l’anno con tre o quattro ETF.

Il quadro completo dei costi di tutti i comparti sta nell’analisi della gamma fondi BancoPosta, dove costo dichiarato e rendimento effettivo sono messi in fila prodotto per prodotto.

Per chi ha senso Premium MultiAsset Income e per chi no

Ha senso per chi ha davvero bisogno di un flusso trimestrale e lo spenderebbe comunque, opera allo sportello, non vuole gestire niente e non sa per quanto tempo terrà l’investimento. Su quel profilo l’assenza di commissione d’ingresso conta parecchio, perché non c’è un costo sommerso da ammortizzare.

Non ha senso in tre casi.

  • Chi reinveste le cedole. Sta pagando le tasse a ogni stacco per poi rimettere dentro i soldi: un fondo ad accumulazione fa la stessa cosa rimandando l’imposta.
  • Chi ha un orizzonte lungo. Oltre i quattro anni il 2,05% annuo supera il vantaggio dell’ingresso gratuito, e su dieci o vent’anni la differenza diventa importante.
  • Chi crede che la cedola sia il rendimento. È l’equivoco più diffuso e il più costoso: un prodotto che distribuisce il 2,89% mentre il portafoglio rende meno sta restituendo capitale.

Le alternative, dentro e fuori la gamma. Per la cedola periodica restano BancoPosta Distribuzione Attiva e BancoPosta Orizzonte Reddito, entrambi con più storia alle spalle. Sul fronte dei costi la linea BancoPosta Universo ha comparti che partono dallo 0,49% corrente. Fuori dalla gamma, un BTP o un paniere di obbligazioni comprate direttamente danno un flusso periodico prevedibile, tassato al 12,5% sulla parte governativa e senza alcun costo corrente.

La documentazione ufficiale, con KID, prospetto, regolamento e relazione semestrale, sta sulla pagina del fondo sul sito di BancoPosta Fondi SGR.

Costo cumulato di BancoPosta Premium MultiAsset Income confrontato con BancoPosta Mix su sei anni

Il verdetto su Premium MultiAsset Income: la struttura è migliorata, il prezzo no

BancoPosta Premium MultiAsset Income è la cosa più interessante che sia uscita da questa gamma negli ultimi anni, e non per i rendimenti, che non esistono ancora, ma per come è costruito il prezzo.

L’abolizione della commissione di ingresso è un cambiamento vero. Toglie il costo sommerso che per anni ha reso i fondi BancoPosta poco confrontabili con qualunque alternativa, e mette il cliente in condizione di uscire quando vuole senza aver bruciato duecento euro il primo giorno. Va detto e va riconosciuto.

Il problema è che il 2,05% di costi correnti è il più alto della gamma a collocamento aperto, e su cinque anni riporta il totale sopra quello dei fondi con il 2% di ingresso. Il costo non è stato ridotto, è stato ridisegnato. Il KID lo mette in numeri: 5,4% prima dei costi, 3,3% al netto.

Restano due cose da tenere a mente. La prima è che, non avendo benchmark, questo prodotto non sarà giudicabile neanche fra dieci anni se non per confronto con altri. La seconda è che la cedola trimestrale del 2,89% annuo non è un rendimento garantito, e va verificata ogni anno confrontando il valore della quota con le cedole incassate.

Chi lo sta valutando oggi ha davanti un prodotto onesto nella struttura e caro nel canone, di cui non si può ancora dire se sia gestito bene. Non è poco, per un fondo di tre mesi, ma non basta a decidere.

Domande frequenti su Premium MultiAsset Income

Premium MultiAsset Income ha davvero zero commissioni di ingresso?

Sì. Il documento informativo indica solo 3,5 euro di diritti fissi all’ingresso e altri 3,5 all’uscita, senza alcuna percentuale. È il primo fondo della gamma con questa struttura, insieme all’Obiettivo Sviluppo I, che però trattiene l’1,6% a chi esce entro il primo anno.

Quanto rende la cedola?

La prima cedola trimestrale è stata di 0,03750 euro per quota, cioè lo 0,72% sul valore della quota di 5,187 euro, equivalente a circa il 2,89% annuo lordo. Non è un rendimento garantito e non è necessariamente coperto dai proventi del trimestre: quando non lo è, si tratta di restituzione di capitale.

È rischioso?

L’indicatore sintetico lo colloca a 2 su 7, cioè rischio basso, ma su un fondo di tre mesi quel valore è calcolato su un parametro di riferimento e non sui dati reali del prodotto. Il portafoglio contiene azioni globali, obbligazioni ad alto rendimento e debito emergente, che non sono strumenti a rischio basso.

Quanto ha reso finora?

La quota è passata da 5,00 a 5,187 euro fra il 26 marzo e il 30 giugno 2026, più 3,74% in poco più di tre mesi. È un dato che non dice nulla sulla qualità della gestione: tre mesi sono rumore statistico, e nelle prime settimane il portafoglio era ancora in costruzione.

Conviene rispetto agli altri fondi BancoPosta?

Sul primo anno sì, perché non c’è il 2% di ingresso. Oltre i quattro anni no, perché il 2,05% di costi correnti supera il vantaggio: sui numeri del KID, i costi totali a cinque anni sono 1.108 euro contro i 1.045 di BancoPosta Mix, che l’ingresso lo fa pagare.

Meglio la versione a distribuzione o una ad accumulazione?

Premium MultiAsset Income esiste solo a distribuzione. Se non hai bisogno del flusso, la distribuzione ti fa pagare l’imposta a ogni stacco invece che alla vendita, il che è uno svantaggio: in quel caso conviene guardare un prodotto ad accumulazione.

Conclusioni

Duecentoventisei milioni raccolti in tre mesi, nessuna commissione di ingresso, una cedola trimestrale da 0,0375 euro e un canone annuo del 2,05% che è il più alto della gamma aperta.

Le due righe da ricordare sono quelle del documento informativo: 5,4% prima dei costi, 3,3% al netto. E il fatto che, non essendoci un benchmark, quel 3,3% non si potrà mai confrontare con nulla se non con altri prodotti.

Se stai valutando questo fondo per la cedola, o se ce l’hai già e vuoi capire se quella cedola è rendimento vero o capitale che torna indietro, è il genere di verifica che si fa meglio guardando tutto il portafoglio insieme e non il singolo prodotto.

Nota Informativa e Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento 

Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.

Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore. 

Alessandro Sorvillo
CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO
Consulente Finanziario Fineco · Private Banker
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