Amundi SecondaPensione, il fondo pensione aperto di Amundi SGR
Investimenti

Amundi SecondaPensione: come funziona, comparti e rendimenti

📅 Pubblicato il 29 Luglio 2026
✏️ Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2026
🕐 … min di lettura

Ci sono fondi pensione che si fanno notare per la pubblicità e altri che si fanno notare per i numeri. Amundi SecondaPensione appartiene alla seconda categoria: opera dal 1999, gestisce 3,2 miliardi di euro per 116.408 iscritti e ha una struttura di costi che sta nella parte bassa del mercato dei fondi pensione aperti.

Il dato che mi ha colpito di più leggendo il rendiconto non è però il patrimonio. È il saldo dei trasferimenti: nel 2025 sono entrati 81,3 milioni di euro da altre forme pensionistiche e ne sono usciti 40,9. Chi ci arriva, in maggioranza, ci resta.

In questa analisi trovi come funziona Amundi SecondaPensione, i cinque comparti uno per uno con i rendimenti netti degli ultimi tre anni, l’indicatore sintetico dei costi a 35 anni, il programma LifeCycle, cosa cambia con la riforma del TFR e per chi questo fondo ha davvero senso. Tutti i numeri vengono dalla Nota informativa depositata in COVIP il 16 marzo 2026 e dal Rendiconto al 30 dicembre 2025.

●  In sintesi

Amundi SecondaPensione è un fondo pensione aperto con cinque comparti, costi contenuti e un programma di ribilanciamento automatico incluso.

Cos'è Amundi SecondaPensione e come funziona

Amundi SecondaPensione è un fondo pensione aperto a contribuzione definita, iscritto al numero 65 dell’Albo tenuto dalla COVIP.

Fondo aperto significa che chiunque può aderire, a prescindere dal contratto di lavoro o dal settore: lavoratori dipendenti, autonomi, liberi professionisti e anche soggetti fiscalmente a carico. È la differenza rispetto ai fondi negoziali, riservati a chi appartiene a una certa categoria contrattuale.

Contribuzione definita significa che la pensione complementare non è promessa in partenza: dipende da quanto versi e da come vanno gli investimenti. Non c’è nessun rendimento garantito, tranne che nel comparto Garantita, di cui parliamo tra poco.

Il funzionamento pratico è lineare. Scegli quanto versare, scegli su quale comparto investire (oppure lasci fare al programma LifeCycle), e la posizione cresce nel tempo con i contributi e con i rendimenti della gestione.

Chi gestisce il fondo e chi lo colloca

La storia societaria di Amundi SecondaPensione parte da lontano. Il fondo è stato istituito da Crédit Agricole Indosuez, succursale di Milano, con autorizzazione COVIP del 13 gennaio 1999. Dal 1° dicembre 2007 la gestione è esercitata da Amundi SGR S.p.A., del Gruppo Crédit Agricole.

La struttura dei controlli è quella di un fondo di dimensioni istituzionali: banca depositaria Société Générale Securities Services, gestore amministrativo Previnet, società di revisione Deloitte & Touche.

Il fondo è collocato da una rete ampia di intermediari, e questo spiega perché lo si incontra allo sportello di banche diverse. La documentazione ufficiale è consultabile sul sito di SecondaPensione.

Fondo aperto a contribuzione definita: cosa comporta per te

Tre conseguenze concrete che vale la pena avere chiare prima di aderire.

La prima: puoi versare quanto vuoi e quando vuoi, senza vincoli di importo minimo periodico rigidi come in altre forme. La seconda: puoi portare il TFR, se sei un lavoratore dipendente, in tutto o in parte. La terza: puoi trasferire la posizione a un’altra forma pensionistica dopo due anni di permanenza, senza costi.

Su quest’ultimo punto Amundi SecondaPensione è generoso in modo non scontato: le spese per trasferimento, riscatto, anticipazione e riallocazione sono tutte azzerate.

I numeri di Amundi SecondaPensione: iscritti, patrimonio e storia

I numeri del Rendiconto al 30 dicembre 2025 raccontano un fondo in crescita.

Gli iscritti sono 116.408. Il patrimonio netto destinato alle prestazioni ammonta a 3.198.472.391 euro, in crescita dai 2.760.320.262 euro dell’anno precedente: circa il 16% in più in dodici mesi.

C’è un dato di composizione che raramente si vede commentato e che dice molto su chi sceglie questo fondo. Delle posizioni aperte sui comparti, 99.950 fanno capo a lavoratori autonomi e 55.109 a lavoratori dipendenti. Amundi SecondaPensione è quindi in maggioranza un fondo di autonomi e professionisti, cioè di persone che non hanno un TFR da conferire e che versano per scelta.

IndicatoreValore al 30/12/2025
Iscritti116.408
Patrimonio netto3.198.472.391 euro
Patrimonio 20242.760.320.262 euro
Trasferimenti in entrata81.264.317 euro
Trasferimenti in uscita40.899.332 euro
Riscatti14.329.654 euro
Anticipazioni30.292.816 euro

Va letto insieme al patrimonio anche il dato delle anticipazioni: 30,3 milioni di euro erogati nel 2025, più del doppio dei riscatti. Significa che gli aderenti di Amundi SecondaPensione usano lo strumento per quello che è, cioè attingono in caso di necessità senza chiudere la posizione, che è il comportamento corretto in previdenza.

Il rapporto tra trasferimenti in entrata e in uscita è di due a uno. In un mercato in cui cambiare fondo pensione non costa nulla e i confronti sono a portata di clic, un saldo così è un segnale di soddisfazione degli aderenti più di qualsiasi materiale commerciale.

I cinque comparti di Amundi SecondaPensione: la mappa

Il fondo offre cinque comparti, tutti classificati come prodotti che promuovono caratteristiche ambientali o sociali ai sensi dell’articolo 8 del Regolamento europeo sulla sostenibilità.

CompartoCategoria COVIPQuota azionariaOrizzonte minimoIscritti
Garantita ESGGarantitomax 30%3 anni16.304 (10,5%)
Prudente ESGObbligazionario mistomax 30%fino a 5 anni20.445 (13,2%)
Bilanciata ESGBilanciato20-40%6 anni29.024 (18,7%)
Sviluppo ESGBilanciato35-65%11 anni31.593 (20,4%)
Espansione ESGAzionario65-95%16 anni57.693 (37,2%)

La regola per scegliere è una sola e la detta il tempo: quanti anni mancano alla pensione. Chi ha davanti trent’anni può permettersi la volatilità dell’azionario perché ha il tempo di riassorbire le discese; chi ne ha cinque non può.

È incoraggiante notare che gli iscritti di Amundi SecondaPensione sembrano averlo capito: il comparto più numeroso è Espansione, il più azionario, con il 37% delle posizioni.

È una distribuzione insolita. In molte forme pensionistiche la linea più affollata è quella prudente o garantita, per effetto delle adesioni tacite e di una consulenza che tende a proporre il profilo più cauto. In Amundi SecondaPensione le due linee più conservative messe insieme raccolgono meno di un quarto delle posizioni.

I cinque comparti di Amundi SecondaPensione e il loro orizzonte temporale
Il comparto si sceglie contando gli anni che mancano alla pensione, non la propensione al rischio.

Garantita ESG, la linea del TFR tacito di Amundi SecondaPensione

È il comparto dove finisce il TFR conferito tacitamente, cioè quando il lavoratore non esprime alcuna scelta. Vale la pena conoscerlo anche se non lo si è scelto.

La garanzia è prestata da Amundi SGR e funziona così: al momento del pensionamento la posizione individuale non può essere inferiore al capitale versato nel comparto, al netto di eventuali anticipazioni non reintegrate o di importi riscattati.

La stessa garanzia opera anche prima del pensionamento in quattro casi: decesso, invalidità permanente che riduca la capacità di lavoro a meno di un terzo, inoccupazione per oltre 48 mesi, e anticipazione per spese sanitarie.

Attenzione a una parola: la garanzia opera sul capitale versato nel comparto, non sul capitale versato al fondo. Se in Amundi SecondaPensione hai spostato somme da un altro comparto verso Garantita ESG, quello che conta ai fini della garanzia è quanto è confluito in questa linea.

La finalità dichiarata è realizzare con elevata probabilità rendimenti almeno pari a quelli del TFR. L’esposizione azionaria arriva al 30%, l’orizzonte minimo consigliato è di 3 anni, e la commissione di gestione dello 0,70% comprende già gli oneri della garanzia.

Un’avvertenza che la Nota informativa riporta e che è giusto ripetere: le caratteristiche della garanzia possono variare nel tempo, fermo restando il livello minimo richiesto dalla normativa.

Prudente ESG, il comparto obbligazionario di Amundi SecondaPensione

È il comparto obbligazionario misto, pensato per chi ha davanti ancora pochi anni di attività e vuole una crescita moderata senza garanzia formale.

La politica di gestione è flessibile tra strumenti monetari, obbligazionari e azionari, con la componente azionaria che non può superare il 30% del patrimonio. Gli strumenti monetari e obbligazionari possono arrivare al 100%.

Dal 1° agosto 2017 al comparto non è più associato un benchmark di riferimento: la gestione è a ritorno assoluto e il risultato si valuta in termini di rendimento netto e volatilità.

Nel 2025 il comparto ha reso il 3,45% netto con una volatilità del 2,08%. Il patrimonio è di 374,7 milioni di euro e il valore quota al 30 dicembre 2025 è 17,053 euro, partendo da 10 euro nel marzo 2000.

Bilanciata ESG, il bilanciato classico di Amundi SecondaPensione

Il comparto bilanciato classico: obbligazionario fino all’80%, azionario tra il 20% e il 40%, orizzonte minimo consigliato di sei anni.

Il benchmark è composito e dichiarato per intero nella documentazione: 60% JPM GBI Global Traded Index hedged euro, 10% Bloomberg Euro Treasury 0-6 mesi, 20% MSCI World ex EMU euro hedged e 10% MSCI EMU.

Nel 2025 Bilanciata ESG ha reso il 5,80% netto contro il 5,46% del benchmark: è l’unico caso in cui, nei tre anni esaminati, un comparto di Amundi SecondaPensione ha fatto meglio del proprio parametro di riferimento.

Il patrimonio è di 685,5 milioni di euro con 29.024 posizioni, e il valore quota al 30 dicembre 2025 è 20,479 euro.

Sviluppo ESG, il comparto a undici anni di Amundi SecondaPensione

È il bilanciato più dinamico: azionario tra il 35% e il 65%, obbligazionario fino al 65%, orizzonte minimo consigliato undici anni.

Il benchmark pesa 20% MSCI EMU, 40% JPM GBI Global Traded Index hedged euro, 10% Bloomberg Euro Treasury 0-6 mesi e 30% MSCI World ex EMU euro hedged.

Nel 2025 il comparto ha reso l’8,07% netto contro l’8,32% del benchmark: un divario di appena 25 centesimi, il più contenuto della serie. Il patrimonio è di 703,2 milioni di euro con 31.593 posizioni e valore quota a 21,315 euro, il più alto dei cinque comparti.

È la scelta naturale per chi ha davanti dai dieci ai quindici anni di lavoro e vuole esposizione azionaria senza arrivare al profilo pienamente azionario.

Espansione ESG, il comparto azionario di Amundi SecondaPensione

È il comparto azionario del fondo e, con 1.135,6 milioni di euro e 57.693 posizioni, anche il più grande. L’esposizione azionaria va da un minimo del 65% a un massimo del 95%, mentre monetario e obbligazionario non possono superare il 20%.

L’orizzonte minimo consigliato è di sedici anni, e questo dice tutto su chi dovrebbe stare qui: chi ha ancora davanti buona parte della carriera.

Nel 2025 Espansione ESG ha reso l’11,22% netto. Per dare la misura di quel numero servono due confronti. Il primo con il TFR, che nello stesso anno si è rivalutato dell’1,9% a fronte di un’inflazione dell’1,1%. Il secondo con la media di categoria: secondo i dati COVIP, i comparti azionari dei fondi pensione aperti hanno reso in media il 9,6% nel 2025.

Espansione ha quindi battuto la media della propria categoria di oltre un punto e mezzo, e ha reso quasi sei volte il TFR.

C’è però un aspetto di questo comparto che merita attenzione, ed è la concentrazione: da solo raccoglie oltre un terzo delle posizioni e più di un miliardo di euro, cioè più di un terzo del patrimonio complessivo di Amundi SecondaPensione. Su una linea con esposizione azionaria fino al 95%, questo significa che il risultato aggregato del fondo dipende in larga misura da come va Espansione. Sul confronto con il benchmark torniamo tra due sezioni, perché merita un discorso a parte.

I rendimenti di Amundi SecondaPensione dal 2023 al 2025

Il Rendiconto pubblica rendimento netto e volatilità di ciascun comparto per gli ultimi tre esercizi. Sono rendimenti al netto delle commissioni di gestione e degli oneri fiscali, quindi già depurati dei costi: è il numero che conta per l’aderente.

Comparto202320242025
Garantita ESG3,82%2,43%2,47%
Prudente ESG4,60%3,32%3,45%
Bilanciata ESG5,46%2,97%5,80%
Sviluppo ESG6,28%3,94%8,07%
Espansione ESG7,92%5,25%11,22%

Tre osservazioni.

La prima: nessun comparto ha chiuso in perdita in nessuno dei tre anni, compreso il 2024 che è stato un anno mediocre per l’obbligazionario. La seconda: la scala dei rendimenti rispetta la scala del rischio, che è esattamente quello che un fondo pensione deve fare.

La terza riguarda la volatilità, che il rendiconto pubblica accanto ai rendimenti. Nel 2025 va dall’1,43% della Garantita al 6,99% di Espansione. Sono numeri contenuti: anche il comparto azionario ha oscillato meno di quanto oscilli un indice azionario puro, effetto della diversificazione e della copertura valutaria.

Amundi SecondaPensione e il benchmark: come va letto il confronto

Questa è la parte che nessuno degli altri articoli su Amundi SecondaPensione riporta, e che invece va guardata in faccia.

Tre comparti su cinque hanno un benchmark dichiarato. Ecco il confronto sui tre anni, con i rendimenti composti.

CompartoComparto 2023-2025Benchmark 2023-2025Divario
Bilanciata ESG+14,89%+17,29%-2,40 punti
Sviluppo ESG+19,38%+26,10%-6,72 punti
Espansione ESG+26,33%+40,42%-14,09 punti

Il divario cresce al crescere della componente azionaria, e su Espansione arriva a quattordici punti in tre anni. È un dato che va detto senza attenuarlo.

Va però letto per quello che è, e ci sono tre elementi di contesto che cambiano il quadro.

Il primo: un benchmark è un indice di carta. Non paga commissioni di gestione, non paga oneri di negoziazione, non paga la tassazione sui rendimenti maturati che invece grava sui fondi pensione italiani. Una parte del divario è strutturale e la si ritrova, in misura diversa, in quasi tutti i fondi pensione a benchmark.

Il secondo: i comparti hanno vincoli che l’indice non ha. Un comparto ESG esclude emittenti che l’indice include, e negli ultimi tre anni essere sottopesati su alcuni settori è costato performance. Lo stesso vale per la copertura valutaria e per i limiti di concentrazione previsti dalla normativa sui fondi pensione.

Il terzo, e il più importante per chi sta decidendo: il confronto che conta per te non è con il benchmark, è con le alternative reali. Contro il TFR, contro la media dei fondi aperti della stessa categoria e contro i costi delle alternative, Amundi SecondaPensione esce bene, come mostrano i numeri delle sezioni precedenti.

Detto questo, resta una cosa da tenere sotto osservazione negli anni prossimi, ed è la voce che metterei in cima alla lista delle domande da fare: se il divario su Espansione dovesse restare a doppia cifra anche nei prossimi trienni, la questione smetterebbe di essere di contesto e diventerebbe di gestione. Nel 2025 il segnale è incoraggiante, perché il divario si è ridotto da quasi cinque punti a meno di due.

I costi di Amundi SecondaPensione e l'ISC a 35 anni

Qui il fondo gioca la sua partita migliore, e i numeri parlano da soli.

Cosa non si paga. Spese di adesione: non previste. Spese per anticipazione, trasferimento, riscatto, riallocazione della posizione, riallocazione del flusso contributivo e attivazione della RITA: tutte non previste. In un mercato dove molte forme pensionistiche applicano costi fissi su ognuna di queste operazioni, l’azzeramento integrale è una scelta commerciale precisa.

Cosa si paga. Un costo amministrativo annuo di 15,00 euro, prelevato dal contributo versato nel mese di dicembre, e la commissione di gestione del comparto.

CompartoCommissione di gestione annuaISC 10 anniISC 35 anni
Prudente ESG0,60%0,73%0,65%
Bilanciata ESG0,65%0,78%0,71%
Sviluppo ESG0,70%0,84%0,76%
Garantita ESG0,70%0,84%0,76%
Espansione ESG0,80%0,94%0,86%

L’ISC, l’indicatore sintetico dei costi, è il numero da guardare quando si confrontano fondi pensione, perché è calcolato da tutti con la stessa metodologia stabilita dalla COVIP: un aderente tipo che versa 2.500 euro l’anno, ipotizzando un rendimento del 4%.

L’orizzonte da guardare è quello a 35 anni, perché è l’orizzonte previdenziale vero. Su quel numero Amundi SecondaPensione sta tra lo 0,65% e lo 0,86%, che colloca tutti i comparti nella parte bassa della distribuzione dei fondi pensione aperti.

Per capire perché questo conta, la COVIP stessa mette un’avvertenza nella documentazione di ogni fondo: *”un ISC del 2% invece che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione di circa il 18%, ad esempio lo riduce da 100.000 euro a 82.000 euro”*.

Un punto percentuale di costo in più si mangia quasi un quinto della pensione integrativa. È la ragione per cui il costo, in previdenza, pesa più della bravura del gestore. Puoi confrontare l’ISC di Amundi SecondaPensione con quello di qualsiasi altra forma sul comparatore ufficiale COVIP, oppure nella tabella dell’ISC a 35 anni che ho costruito confrontando quattordici fondi.

Due voci di costo che completano il quadro. I comparti possono investire in fondi alternativi fino al 5% del patrimonio, e su quella quota gravano le commissioni dei gestori terzi, con l’impegno della SGR a sottoscrivere classi riservate a investitori professionali e un tetto dell’1,50%. E nella fase di erogazione, la rendita sconta un caricamento dello 0,8% annuo maggiorato di 0,1% per ogni rata dovuta nell’anno.

Il programma LifeCycle di Amundi SecondaPensione e lo Switch Salvadanaio

È la funzione che distingue Amundi SecondaPensione da molti concorrenti, ed è gratuita.

Il programma LifeCycle utilizza quattro dei cinque comparti e realizza un ribilanciamento automatico a scadenze predefinite, riducendo progressivamente la componente dinamica a favore di quella prudente in funzione degli anni che mancano al 65° anno di età.

Tradotto: a trent’anni sei sull’azionario, e man mano che ti avvicini alla pensione il fondo sposta da solo il capitale verso comparti più conservativi, senza che tu debba ricordartene.

Perché conta davvero: l’errore più costoso in previdenza non è scegliere il comparto sbagliato all’inizio, è dimenticarsi di cambiarlo. Chi entra a trent’anni su una linea azionaria e ci resta fino a sessantacinque rischia di trovarsi in un anno di crollo proprio quando deve liquidare.

Le condizioni sono favorevoli. Il programma è attivabile gratuitamente al momento dell’adesione o in qualsiasi momento successivo. Chi vi aderisce sostiene solo la commissione di gestione del comparto in cui si trova, senza oneri aggiuntivi per gli switch automatici. Ed è possibile passare dal LifeCycle alla scelta dei singoli comparti, e viceversa, dopo un anno di permanenza, sempre gratuitamente.

Va detto che il LifeCycle di Amundi SecondaPensione usa quattro comparti e non cinque: la linea Garantita resta fuori dal percorso automatico. Chi vuole chiudere la carriera sulla linea con garanzia deve quindi uscire dal programma e scegliere il comparto a mano.

A questo si affianca l’opzione Switch Salvadanaio, che è l’idea più originale del pacchetto: trasferisce automaticamente dal comparto Espansione ESG al comparto Prudente ESG l’eccedenza di rendimento del semestre rispetto all’indice FOI dei prezzi al consumo. In pratica, nei semestri di forte rialzo consolida il guadagno mettendolo al riparo.

TFR e adesione automatica in Amundi SecondaPensione: cosa cambia dal 1° luglio 2026

Se sei un lavoratore dipendente, la scelta su dove mandare il TFR è la decisione più pesante della tua vita previdenziale, e la riforma entrata in vigore il 1° luglio 2026 l’ha resa ancora più rilevante. Ne ho scritto in dettaglio nella guida sulla riforma del TFR.

Due cose riguardano direttamente Amundi SecondaPensione.

La prima: il TFR conferito tacitamente confluisce nel comparto Garantita ESG. È scritto nella Nota informativa e vale per chi non esprime una scelta. Non è un male, ma va saputo: se hai trent’anni e il tuo TFR finisce in automatico sulla linea garantita, stai rinunciando a decenni di crescita potenziale per una protezione che a quell’età serve poco.

La seconda: Amundi dichiara sul proprio sito che SecondaPensione è idoneo alla raccolta delle adesioni automatiche dal 1° luglio 2026, cioè rientra tra le forme che possono ricevere i conferimenti nel nuovo meccanismo.

Il consiglio pratico è sempre lo stesso: la scelta tacita è la peggiore delle scelte possibili, non perché il comparto di destinazione sia sbagliato, ma perché non è stata fatta guardando la tua situazione.

Il TFR che confluisce nel fondo pensione Amundi SecondaPensione
Senza una scelta esplicita il TFR confluisce nel comparto Garantita ESG.

La fiscalità di Amundi SecondaPensione: deducibilità fino a 5.300 euro

I vantaggi fiscali sono la ragione tecnica per cui un fondo pensione batte quasi sempre un investimento equivalente fatto per conto proprio, e vale la pena metterli in fila.

In fase di versamento. I contributi sono deducibili dal reddito imponibile. Dal 2026 il tetto è salito a 5.300 euro annui, e qui serve un’avvertenza: moltissime fonti online, comprese le risposte automatiche dei motori di ricerca, riportano ancora il vecchio limite di 5.164,57 euro. La Legge di Bilancio 2026 ha alzato la soglia, e per chi ha avuto la prima occupazione dopo il 2007 è prevista un’extra deduzione fino a 2.650 euro, per un massimo complessivo di 7.950 euro.

Con un’aliquota marginale del 35%, dedurre 5.300 euro significa 1.855 euro di IRPEF risparmiata ogni anno. È un rendimento immediato che nessuno strumento finanziario può offrire.

Facciamo il conto su un caso concreto. Un professionista che versa 5.300 euro l’anno in Amundi SecondaPensione con aliquota marginale al 43% recupera subito 2.279 euro di imposte. Il suo esborso effettivo è quindi di 3.021 euro per una posizione che ne vale 5.300: un vantaggio di partenza del 75% prima ancora che il gestore muova un euro.

È questo il motivo per cui, in previdenza complementare, chi ha un’aliquota marginale alta parte con un margine che nessun rendimento di mercato può replicare.

In fase di accumulo. I rendimenti maturati sono tassati al 20%, con la quota riferibile ai titoli di Stato al 12,5%. È più della tassazione differita di altri strumenti, ma resta sotto il 26% che si applica alla generalità delle rendite finanziarie.

In fase di erogazione. È qui che sta il vantaggio più grande. La prestazione finale sconta un’imposta sostitutiva del 15%, che scende dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% dopo 35 anni.

Un aderente che resta nel fondo per tutta la carriera paga quindi il 9% su quanto ha dedotto al 35% o al 43%. Il differenziale tra le due aliquote è, in sostanza, il vero rendimento della previdenza complementare.

Per chi è adatto Amundi SecondaPensione e per chi lo è meno

È una scelta sensata se:

  • Sei un lavoratore autonomo o un libero professionista senza TFR da conferire: è il profilo maggioritario tra gli aderenti, e la deducibilità fino a 5.300 euro è il motivo principale
  • Hai un orizzonte lungo e vuoi una linea azionaria a costo contenuto: lo 0,86% di ISC a 35 anni su Espansione è competitivo nel mercato dei fondi aperti
  • Vuoi delegare il ribilanciamento nel tempo senza pagarlo: il programma LifeCycle è incluso
  • Prevedi di poter aver bisogno di anticipazioni o trasferimenti: sono a costo zero, cosa non banale

Ha meno senso se:

  • Hai accesso a un fondo negoziale di categoria con contributo del datore di lavoro. In quel caso il negoziale viene prima, sempre: il contributo aziendale è denaro che perdi se scegli altro. Puoi comunque affiancare i due
  • Cerchi una gestione che replichi fedelmente il proprio indice: i dati degli ultimi tre anni dicono che sui comparti più azionari lo scostamento c’è
  • Ti serve liquidità nel breve: un fondo pensione è vincolato fino alla pensione, salvo i casi di anticipazione e riscatto previsti dalla legge

Se stai confrontando questo fondo con altri della stessa famiglia, ho analizzato con lo stesso metodo il fondo pensione Azimut Previdenza e il Core Pension di Fineco, entrambi fondi aperti.

Domande frequenti su Amundi SecondaPensione

Dipende dal comparto. Nel 2025 i rendimenti netti sono stati del 2,47% per Garantita ESG, 3,45% per Prudente ESG, 5,80% per Bilanciata ESG, 8,07% per Sviluppo ESG e 11,22% per Espansione ESG. Sono rendimenti già al netto delle commissioni di gestione e degli oneri fiscali. Nello stesso anno il TFR si è rivalutato dell’1,9% e i comparti azionari dei fondi pensione aperti hanno reso in media il 9,6% secondo i dati COVIP.

Non ci sono spese di adesione, né costi per anticipazione, trasferimento, riscatto o riallocazione. Si paga un costo amministrativo di 15,00 euro l’anno e la commissione di gestione del comparto, che va dallo 0,60% di Prudente ESG allo 0,80% di Espansione ESG. L’indicatore sintetico dei costi a 35 anni si colloca tra lo 0,65% e lo 0,86% a seconda del comparto, valori nella fascia bassa dei fondi pensione aperti.

La regola è l’orizzonte temporale, non la propensione al rischio dichiarata. Espansione ESG ha un orizzonte minimo consigliato di sedici anni, Sviluppo ESG di undici, Bilanciata ESG di sei, mentre Prudente ESG e Garantita ESG sono pensati per orizzonti brevi. Chi non vuole decidere può attivare gratuitamente il programma LifeCycle, che sposta automaticamente il capitale verso comparti più prudenti man mano che ci si avvicina ai 65 anni.

Il patrimonio del fondo è per legge separato e autonomo rispetto a quello di Amundi SGR, quindi non è aggredibile dai creditori della società. La vigilanza è della COVIP e il fondo è iscritto all’Albo al numero 65 dal 1999. Sicurezza non significa però assenza di oscillazioni: solo il comparto Garantita ESG prevede una garanzia di restituzione del capitale versato, prestata da Amundi SGR. Sugli altri comparti il valore può salire e scendere.

Sì, dopo due anni di permanenza, ed è gratuito: le spese di trasferimento non sono previste. Prima dei due anni il trasferimento è possibile solo in caso di perdita dei requisiti di partecipazione. Vale anche il contrario: portare in Amundi SecondaPensione una posizione da un altro fondo non ha costi. Nel 2025 sono entrati per trasferimento 81,3 milioni di euro contro i 40,9 usciti.

Se sei un lavoratore dipendente e non esprimi alcuna scelta, il TFR viene conferito tacitamente e in Amundi SecondaPensione confluisce nel comparto Garantita ESG. È la linea più prudente, quindi la scelta tacita protegge il capitale ma rinuncia alla crescita. Per un lavoratore giovane è quasi sempre una scelta subottimale, che vale la pena correggere attivamente.

Dal 2026 la deducibilità dal reddito imponibile arriva a 5.300 euro annui. Chi ha avuto la prima occupazione dopo il 1° gennaio 2007 può usufruire di un’extra deduzione fino a 2.650 euro nei venti anni successivi al quinto di partecipazione, per un massimo complessivo di 7.950 euro. Attenzione perché molte fonti riportano ancora il vecchio tetto di 5.164,57 euro, superato dalla Legge di Bilancio 2026.

È un servizio gratuito che utilizza quattro dei cinque comparti e ribilancia automaticamente la posizione a scadenze predefinite, riducendo la componente azionaria in funzione degli anni mancanti al 65° anno di età. Non comporta oneri aggiuntivi per gli switch e si può attivare o disattivare, dopo un anno di permanenza, senza costi. Include l’opzione Switch Salvadanaio, che consolida su Prudente ESG l’eccedenza di rendimento semestrale di Espansione ESG rispetto all’indice dei prezzi al consumo.

Conclusioni: cosa penso di Amundi SecondaPensione

Amundi SecondaPensione è un fondo pensione aperto solido, con venticinque anni di storia, una struttura di costi tra le più contenute della sua categoria e un pacchetto di servizi che di solito si paga a parte.

I punti a favore sono concreti e verificabili nei documenti: ISC a 35 anni tra 0,65% e 0,86%, azzeramento integrale delle spese sulle operazioni, programma LifeCycle incluso, comparti che nel 2025 hanno reso dal 2,47% all’11,22% netto, e un saldo di trasferimenti in entrata doppio rispetto a quelli in uscita.

Il punto da tenere sotto osservazione l’ho scritto senza addolcirlo: sui comparti più azionari lo scostamento dal benchmark negli ultimi tre anni c’è ed è stato ampio, anche se nel 2025 si è ridotto in modo netto. Chi sceglie Espansione ESG dovrebbe guardare quel numero ogni anno, come guarderebbe il rendimento.

Ma la domanda che conta, quando si parla di previdenza complementare, non è se il gestore batte il proprio indice. È se, sommando costi bassi, deducibilità fino a 5.300 euro e tassazione finale al 9%, si arriva alla pensione con più di quanto si avrebbe avuto lasciando il TFR in azienda o non facendo nulla. Su quella domanda, per Amundi SecondaPensione, la risposta è sì.

Il consiglio che do sempre resta valido anche qui: prima di scegliere il comparto, conta gli anni che ti separano dalla pensione. È quel numero, non il nome del fondo, a determinare quasi tutto il risultato finale.

Nota Informativa e Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Le informazioni contenute in questa pagina potrebbero contenere imprecisioni o non essere aggiornate alle condizioni attuali dell’investimento 

Le eventuali performance storiche citate non sono indicative di performance future. Ogni investimento comporta rischi e il valore dell’investimento può aumentare o diminuire nel tempo. Al momento del rimborso l’investitore potrebbe ricevere un importo inferiore rispetto a quello originariamente investito.

Prima di qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare il prospetto completo, il KID (Key Information Document) e/o ogni documento d’offerta previsto, in italiano, generalmente disponibili sui siti dei produttori/distributori/collocatori e di confrontarsi con un consulente finanziario abilitato che possa valutare la compatibilità di questo strumento con il proprio profilo di investitore. 

Alessandro Sorvillo
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